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Coronavirus. Sit-in delle famiglie: “Salvate il liceo Don Bosco, non chiudetelo”

Rosaria Brancato

Coronavirus. Sit-in delle famiglie: “Salvate il liceo Don Bosco, non chiudetelo”

domenica 07 Giugno 2020 - 08:10

La protesta dei genitori: "E' un pezzo di storia per la città"

Li abbiamo lasciati il 19 febbraio allarmati per la ventilata chiusura dello storico liceo. Poi c’è stato il lockdown. Adesso, iniziata la fase 3, per le famiglie degli studenti del Don Bosco la chiusura del liceo rischia di essere un fatto concreto.

Il sit in di protesta

Se la situazione era precaria prima, adesso, dopo 3 mesi di pandemia e con i protocolli per le scuole molto rigidi e con una serie di prescrizioni, il liceo Don Bosco rischia di chiudere battenti dopo mezzo secolo. A rischio ci sono tutte le classi, anche per medie ed elementari, come per tutti gli istituti paritari del Paese alle prese con le disposizioni della ministra Azzolina. I genitori hanno quindi realizzato un piccolo sit-in davanti l’istituto ed hanno incontrato l’assessore comunale alla pubblica istruzione Enzo Trimarchi. Per quasi un secolo il Don Bosco è stata una certezza per le famiglie messinesi.

Quasi un secolo di storia

Dal 1930 è’ stato un punto di riferimento educativo dal banchetto dell’asilo fino alle aule del liceo, mettendo lo studente al centro del sistema educativo e formativo, puntando ad una crescita culturale, relazionale, religiosa. Migliaia di famiglie hanno affidato i loro figli alle Figlie di Maria Ausiliatrice consapevoli del clima di serenità ed amore che si respira tra quelle mura in via Brescia. Il rischio è vedere cancellato un pezzo di storia e di “bella Messina”.

L’impegno dell’assessore

L’assessore Trimarchi ha assicurato il suo impegno per valutare il da farsi, puntando anche sulle risorse che il ministero mette a disposizione, anche per le scuole paritarie, per la sanificazione. Altra soluzione da valutare potrebbe essere quella della locazione delle aule anche per risolvere carenze altrove, in modo da far entrare “ossigeno” nelle casse dell’istituto. Certezze comunque non ce ne sono ed i timori delle famiglie sono veder chiudersi ogni spiraglio.

Il campanello d’allarme

Le prime avvisaglie risalgono a settembre 2019, a lezioni già iniziate e soprattutto con le iscrizioni alla prima classe del liceo scientifico con indirizzo bio medico già effettuate. In realtà il calo d’iscrizioni a giugno dello scorso era stato un campanello d’allarme evidentemente non colto in modo adeguato dall’istituto e non comunicato alle famiglie. In autunno quindi le prime avvisaglie che qualcosa non andava sul fronte economico. Erano ancora indiscrezioni non ufficiali ma l’idea delle suore per sopperire alla situazione economica del liceo (che pure vanta un programma d’eccellenza e professori preparati) era quello di suggerire alle famiglie l’individuazione di fonti di finanziamento, donazioni, sponsor.Se non cambia la situazione si chiude”, era il rischio ormai prossimo. Del resto una fase di crisi si era già attraversata nel 2016/2017 quando non si erano potute formare le prime classi del liceo classico e scientifico. Finite le medie infatti molti studenti decidono di proseguire il percorso formativo nella scuola pubblica. Ad aggravare la situazione in quegli anni è stata anche la cancellazione del contributo statale per gli istituti paritari.

L’annuncio a gennaio

 A gennaio 2020 però la situazione è precipitata: gli iscritti per l’anno 2020/2021 sono scesi ad appena 10, un numero troppo esiguo per continuare ad andare avanti. Dalla sede centrale di Catania sono state inviate a Messina suor Enza, economia dell’ispettoria e suor Lucia.  Quindi l’ufficializzazione: da giugno il liceo non ci sarà più. Subito dopo la notizia è scattato il lockdown. Adesso giugno è arrivato e le paure si sono fatte non solo realtà, ma finiscono con il porre interrogativi su tutto l’istituto.

Da quando, nel 1930 monsignor Paino affidò alle suore l’istituto la mission di formare “i futuri professionisti di Messina” in un clima familiare è stata raggiunta. Oltre allo studio c’è l’oratorio, il Grest estivo, i laboratori di teatro, arte, corsi di lingua inglese (l’istituto è centro esami Trinity e Cambridge e test center accreditato Aica), attività sportive e ricreative. Sin dall’infanzia, con il Baby care, attraverso tutte le fasi di crescita, si crea tra educatori e studenti una vera e propria famiglia. Una realtà costruita in negli anni ma che adesso rischia di appartenere al passato.

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4 commenti

  1. Chissà quanti voti per pd e 5 stelle tra quei cartelli…. come chi manda il figlio a milano a fare lo staggista ma non vuole il ponte…. chi vuole il mal suo pianga se stesso

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  2. La scuola deve essere solo pubblica.
    Si chiudano tutte le scuole non pubbliche!!!!!!!!!!!!

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  3. Il tema è piuttosto semplice: da quanto si legge, è un’attività privata che non si regge economicamente in termini di equilibrio ricavi/costi.
    Nel terzo millennio, le attività che non reggono economicamente chiudono.
    Le proteste dei genitori in che modo vogliono orientare l’equilibrio ricavi/costi di una struttura privata ? Equilibrando con sussidi pubblici i costi non sostenibili ?

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  4. Sono certo che le suore non chiudano per cattiva volontà, ma per serie difficoltà economiche.
    Suggerisco ai genitori che protestano di chiedere un aumento della retta ad una somma adeguata a supportare le necessità della scuola.
    Di certo non mi sembra il caso di sottrarre somme pubbliche per i desideri di pochi.

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