"In questa campagna elettorale si è parlato poco di antimafia. Dal 2017 c'è un regolamento mai attuato"
MESSINA – Flashmob di Libera contro le mafie. Il presidio Nino e Ida Agostino ha scritto una lettera rivolta ai candidati. La manifestazione che doveva svolgersi in piazza Unione Europea si è spostata all’interno di Palazzo Zanca causa pioggia. Erano presenti i candidati a sindaco Antonella Russo e Federico Basile, il segretario della Cgil Messina, Pietro Patti e alcuni candidati al Consiglio comunale. L’appello dell’associazione era rivolto a tutti i candidati, non soltanto alla poltrona di sindaco di Messina.

“Chiediamo a chi vincerà le elezioni di attuare il regolamento”
“Abbiamo sentito parlare molto poco di criminalità organizzata in questa campagna elettorale, mentre le inchieste, le cronache e chi abita e vive i territori raccontano un’altra storia. 9 anni fa siamo riusciti con molta fatica a fare approvare un regolamento che contiene numerose politiche antimafia. Eppure dal 2017 il regolamento giace in un cassetto e non è mai stato attuato. Chiediamo a chi vincerà, a chi amministrerà di portarlo avanti”, dichiara la referente di Libera Messina, Tiziana Tracuzzi.

La lettera del presidio Nino e Ida Agostino
In questa campagna elettorale sono stati presentati diversi programmi dei candidati e delle candidate, a sindaco/a, alle presidenze delle circoscrizioni, al consiglio comunale e ai consigli circoscrizionali.
Sono state e sono pronunciate, ancora in questi giorni, moltissime dichiarazioni. Eppure non è capitato, se non in rarissime eccezioni, di ascoltare una particolare parola o un particolare riferimento. È una mancanza che colpisce, giacché si tratta di una questione fortemente attuale in questa città, dove si sta verificando la chiamata alle armi (in senso letterale) di una nuova generazione, anche nell’ottica di un ricambio nei clan, come risulta da numerose inchieste della magistratura e della polizia giudiziaria.
Avremmo voluto sentir parlare di più della presenza delle mafie in questa città, durante questa campagna elettorale, seppur breve e seppur nata in quattro e quattrotto, di più almeno in rapporto a quanto siano allarmanti i dati che le cronache ci consegnano. Perché non lo dimentichiamo: le mafie continuano ad arricchirsi con i traffici illeciti, in primis con la droga e con la capacità di corruzione e di occupazione di settori importanti dell’economia.
Avremmo voluto sentire quanto l’etica e i principi, non l’opportunità o quello che è lecito, contino e conteranno negli interventi, nelle scelte e nelle politiche che verranno attuate.
Le sentenze, le inchieste, i processi, ci consegnano una realtà ben precisa, e se non bastassero le cronache, sono le persone e le realtà sociali che rappresentiamo e che lavorarono e vivono da nord a sud, a essere i primi e le prime testimoni di quanto sia necessario un cambio di passo.
Affermare esplicitamente e con forza la propria opposizione alla presenza mafiosa o alle logiche criminali non è retorica bensì impegno distintivo, perché non può esserci programma di effettiva amministrazione cittadina, in qualunque comparto, senza vivere e attuare questo impegno, cioè senza dimostrare che ci si intende battere concretamente e con risolutezza contro le mafie.
Ecco perché chi governa può e deve dotarsi di tutti gli strumenti possibili utili a garantire una gestione trasparente della cosa pubblica.
Non possiamo fare a meno di ricordare come, sul finire della penultima consiliatura, il 21 novembre 2017 fu approvata da quella Assemblea la delibera n. 60/C a seguito di un’iniziativa del Comitato Addiopizzo Messina, delle Agende Rosse, della Fondazione Antiusura Padre Pino Puglisi e del Presidio di Libera, che per quattro anni condussero un’intensa battaglia per superare fortissime resistenze. Quel provvedimento si chiamava – anzi si chiama, perché vigente ma inattuato – Regolamento per l’attuazione di politiche antimafa. Misure di contrasto alla corruzione, al gioco d’azzardo, al racket e sostegno alle imprese che denunciano.
Parlo di qualcosa che conosco, che conosciamo molto bene. E’ una proposta che non si limita a una dimensione specifica, ma comprende, al suo interno, una pluralità di temi: dall’antiracket alle infiltrazioni negli appalti, dal gioco d’azzardo al whistleblowing, dal sostegno alle vittime di estorsione agli incentivi per chi denuncia, in virtù diappositi stanziamenti nel bilancio di previsione di ciascun esercizio senza attingere a nuove fonti finanziarie e senza aggravi per le casse comunali; fino alla costituzione del Comune quale parte civile nei processi che riguardano i reati di associazione di tipo mafioso, di scambio elettorale politico-mafioso e di estorsione.
La nostra scelta fu chiara allora e lo è tutt’ora. Noi abbiamo fatto la nostra parte, quella di chi vuole partecipare al cambiamento e vuole farlo, ove possibile, attraverso un rapporto costruttivo con le Istituzioni, la parte di chi, con umiltà e determinazione, aveva il solo intento di dotare la città di Messina di un Regolamento che ne qualificasse l’azione amministrativa. Tutto questo per dire che ci pare particolarmente grave, rispetto al contesto messinese, tanto permeabile ancora da parte delle organizzazioni criminali – e le inchieste giudiziarie di oggi disegnano un “sistema” di corruttele e di contiguità poco o per nulla cambiato – che l’Istituzione Comune, nelle sue diverse articolazioni, non abbia sentito l’urgenza di attuare uno strumento che prevede una serie di misure, anche pratiche, di contrasto alla criminalità. Uno strumento che ha in sé un alto valore simbolico oltreché amministrativo, e che per le sue caratteristiche si candidava a diventare una buona pratica amministrativa di rilievo nel panorama nazionale: una su tutte, l’Osservatorio Comunale, l’organo che attraverso la partecipazione attiva dell’Amministrazione, del Consiglio Comunale e delle associazioni antiracket e antiusura iscritte nell’apposito registro prefettizio nonché in quello della Camera di Commercio di Messina, offrirebbe la possibilità di immaginare misure e interventi, dopo un’attenta lettura del fenomeno.
Di fronte alle azioni e alle rappresentazioni attuali di mafie e criminalità, bisognerebbe, senza infingimenti o timidezze, contrapporre interventi di prevenzione chiari e iniziative che affrontino le diseguaglianze sociali in una grande alleanza tra amministrazioni locali e organizzazioni sociali.
Riteniamo sia grave, e non è la prima volta che lo affermiamo, che in nove anni non si sia data attuazione alla volontà espressa in quella delibera consiliare, nonostante, appunto, le ripetute sollecitazioni delle citateassociazioni, che pure chiesero ai candidati sindaci delle due successive tornate elettorali di assumere un impegno in tal senso, ricevendo da quasi tutti e con qualche eccezione, assicurazioni rimaste prive di seguito. Questa mancata attuazione, questi anni passati invano pesano e ci danno molto da pensare, anche su quanto noi tutti avremmo potuto fare di più. Affinché il regolamento divenga operativo non occorre il sostegno di istituzioni nazionali e regionali né lo stanziamento di risorse da attingere a nuove fonti ma occorre un atto di Giunta, cioè occorre la forte, sincera e determinata volontà dell’Amministrazione cittadina.
Intendiamo quindi oggi invitare i candidati e le candidate del 2026 a esprimere l’impegno pubblico e inderogabile a dare finalmente attuazione al regolamento in caso di elezione, e a battersi con vigore per questa.
È questo un ampio e qualificante settore d’intervento, che riguarda anche il regolamento, risalente addirittura al 2011, per l’uso e l’affidamento in concessione dei beni confiscati che non solo è obsoleto, ma anche fragile e negletto. Chiediamo un impegno per la trasparenza e per il pieno riutilizzo sociale dei beni confiscati: un Regolamento per l’acquisizione, la gestione e l’assegnazione dei beni confiscati rispettoso della normativa vigente; la pubblicazione e l’aggiornamento puntuale – nella sezione Amministrazione Trasparente del sito internetistituzionale, dell’elenco dei beni confiscati trasferiti al patrimonio dell’Ente; la valorizzazione di pratiche di co-programmazione e di progettazione partecipata con il Terzo Settore in grado di garantire percorsi di riutilizzo concreti e capaci di rispondere alle reali esigenze del territorio.
Come Libera abbiamo più volte denunciato che c’è in atto nel paese un tentativo di smantellare leggi preziose per individuare quei “reati spia” della presenza mafiosa e, a fronte dell’aggravarsi della corruzione, assistiamo a un progressivo allentamento dei freni inibitori sul piano legislativo e dei controlli. Siamo davanti a una giustizia che da un lato mette in campo leggi rigorose nei confronti degli ultimi, e dall’altro si presenta con le armi spuntate nei confronti della criminalità mafiosa e dei colletti bianchi.
I dati del 2024 relativi ad alcuni reati cosiddetti spia (usura, di estorsione e riciclaggio denaro, delitti informatici,truffe e frodi informatiche), quei reati cioè che possono indicare una possibile infiltrazione delle mafie nel tessutoeconomico, ci dicono che in Sicilia, seconda regione del Sud, il dato complessivo è pari a
27.110. La provincia di Messina è terza, con 2798 reati spia. Secondo l’ultima fotografia delle principali inchieste sulla corruzione nel nostro Paese emerse da notizie di stampa nel 2025, la Sicilia è tra le regioni più esposte alla vasta gamma di reati di corruzione. Dall’analisi delle inchieste ancora in corso, e dunque senza un accertamento definitivo di responsabilità individuali, emerge una corruzione “solidamente” regolata, spesso ancora sistemica e organizzata.
Ogni notizia su nuove inchieste, da quelle per corruzione a quelle per reati di mafia, sono per noi motivo di grande preoccupazione e dovrebbero interrogare profondamente la coscienza civile della nostra comunità, perchéin discussione non c’è soltanto la responsabilità dei singoli, che sarà accertata nelle sedi competenti, ma è in gioco la fiducia dei cittadini nelle istituzioni, un bene fragile che va custodito con trasparenza, rigore e senso dello Stato.
La Sicilia ha già pagato un prezzo altissimo alle logiche di potere opache, ai sistemi di favoritismi e alla gestione privatistica della cosa pubblica. Per questo oggi più che mai è necessario rafforzare controlli efficaci, trasparenza amministrativa, responsabilità politica e partecipazione civica. Come Libera riteniamo indispensabile che le istituzioni reagiscano con chiarezza e determinazione, adottando tutte le misure necessarie per garantire integrità e buon governo e il massimo della trasparenza e pubblicità in ogni decisione riguardo ad affidamenti e incarichi pubblici. La lotta alla corruzione non può essere solo giudiziaria: deve essere anche culturale, politica e sociale. Abbiamo bisogno di istituzioni credibili, capaci di amministrare le risorse pubbliche nell’interesse collettivo e di restituire fiducia ai cittadini, soprattutto alle nuove generazioni.
La storia del contrasto alle mafie, per cui rivendichiamo un approccio intersezionale, è anche una storia di leggi e misure pensate per colpire in modo sempre più efficace non soltanto i crimini violenti, ma anche i “reati spia”. La battaglia per la trasparenza e contro la corruzione però si gioca soprattutto il giorno dopo le elezioni. Per questoproponiamo una delibera contro monopoli o esclusività di pochi professionisti nell’assegnazione di incarichi esterni, favorendo meccanismi di pluralità, indipendenza e trasversalità; l’adesione alla rete di Avviso Pubblico; di facilitare l’accesso agli atti e alle delibere da parte della comunità per favorire il monitoraggio civico sugli atti amministrativi; di effettuare le nomine presso enti, consorzi e società, con procedure di evidenza pubblica; di rendere trasparenti le procedure di assegnazione degli appalti e lo stato di avanzamento dei lavori.
Qualcuno ricorderà infine che nel 2022, un incontro con i candidati a Sindaco lo organizzammo in una scuola. Il nostro desiderio era quello di sottolineare quanto siano centrali l’educazione e la scuola nell’architettura di una città e di una città come la nostra, in cui, in alcuni contesti la scuola rimane l’unico punto di riferimento. Crediamo che l’educazione e l’istruzione siano l’investimento più redditizio per lo sviluppo della città ma crediamo anche che l’impegno per contrastare le povertà educative e culturali non possa essere assunto soltanto dalle scuole presenti sul territorio.
Siamo ancora convinti di questo e pensiamo che chi amministrerà Messina, tanto quanto chi vedrà eletta una propria rappresentanza, dovrà, a nostro parere, confrontarsi continuamente con questa consapevolezza nell’esercizio del proprio compito.
Non ci piace parlare di legalità, perché è una parola troppo spesso abusata e strumentalizzata, utilizzata a caso oda chiunque, per indicare un fine più che, eventualmente, un mezzo, ma vogliamo porre l’attenzione sulle persone e sui loro problemi, sui contesti e sui “pezzi” di città che più di altri patiscono la disgregazione sociale. Il Welfare è il primo strumento di contrasto alle mafie perché dove i servizi e le politiche di occupazione sono deboli il consenso alla mafia trova terreno fertile.
Per queste ragioni chiediamo di costruire un cammino di co-programmazione e co-progettazione per lo sviluppo delle politiche di prossimità e comunità coinvolgendo i soggetti il terzo settore, le istituzioni e le famiglie in primis, a tutela di minori, anziani, migranti, persone diversamente abili, persone detenute e con alle spalle storie di detenzioni, di lotta alla povertà e alla disuguaglianza di genere.
Siamo qui perché vogliamo ribadire qual è nostra idea idea di giustizia sociale, di lotta alle povertà e alle disuguaglianze. Chi rappresentiamo qui oggi sono scuole, parrocchie, oratori, organizzazioni studentesche e giovanili, parti sociali, uffici diocesani, cooperative sociali, associazioni di volontariato e di promozione sociale, enti di promozione e associazioni sportive.
La questione per noi non riguarda riconoscere quanto è stato fatto o quanto poteva farsi e non si è fatto, o quanto ancora è necessario fare. La questione urgente è che tutte e tutti in questa città dovremmo prenderci carico di tutte e tutti i suoi cittadini, anche di quelle persone che non conosciamo, soprattutto le più fragili, di quei quartieriin cui non abitiamo, in cui non siamo mai stati, da cui non siamo mai passati o in cui non ci siamo mai fermati neppure per prendere un caffè al bar sulla strada.
La questione è che il destino e il futuro di questa città, così come l’idea di sviluppo che si vuole portare avanti devono passare, secondo noi, per la condivisione con le comunità e che la giustizia ambientale, generazionale e sociale, i diritti delle persone e dell’ambiente, il patrimonio ambientale, così come quello animale, vadano protetti e difesi dalle speculazioni e dagli affari illeciti. Siamo realtà che ogni giorno si impegnano nel proprio piccolo o grande che sia, a prendersi cura di un pezzo o più pezzi di questa città e siamo preoccupati per il problema dell’accessibilità ai diritti di tutti e tutte, per la presenza delle mafie nel nostro territorio e per il condizionamentoche sono ancora in grado di esercitare, per la povertà economica, culturale ed educativa che da questo condizionamento derivano.
Noi pensiamo che la politica che amministra abbia una grande responsabilità e che debba assumersela, esercitando il potere in modo condiviso e con spirito di servizio.
Presidio Nino e Ida Agostino – Libera Messina
