Il consueto rito finale, davanti al Duomo di Messina, al termine della processione, con un appello a "fedeli e cittadini" da parte dell'arcivescovo
Servizio di Silvia De Domenico
MESSINA – “Solo una cosa voglio dire a fedeli e cittadini. A tutti quanti. L’amore non va sequestrato perché altrimenti rischia di diventare un’esperienza peccaminosa. Se viene sequestrato e privatizzato, non viene condiviso, è come se si vanificasse l’amore di Dio per noi. Allora, alla fine di questa processione, quando si sono contemplati i misteri della passione di nostro Signore, possiamo dire: grazie Gesù, che hai voluto donare la vita per noi. Riempici il cuore perché possiamo donare la nostra vita con uno sguardo di amore, attenzione e servizio verso i fratelli che sono nella sofferenza”. L’arcivescovo di Messina, monsignor Giovanni Accolla, ha benedetto così ieri sera i fedeli dopo la processione delle Barette.


Un invito, quello dell’arcivescovo, davanti al Duomo, che “deve diventare un palpito di cuore. Il Vangelo che si esprime con i gesti. Non con gesti simbolo ma con gesti che diventano azione continua di amore incarnato”.
Ieri pomeriggio il rito delle Barette. L’uscita degli 11 corpi statuari, in legno e cartapesta, dalla chiesa Nuovo Oratorio della Pace in via 24 maggio. Il corteo, accompagnato dalla marcia funebre, ha riportato la Passione di Cristo per le vie del centro. Un percorso ridotto quest’anno a causa del maltempo. Dopo la benedizione di monsignor Accolla, le Barette hanno fatto ritorno nella chiesa in cui vengono custodite attraverso la tradizionale “nchianata”.
