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Messina Nebrodi. Frode a Inps e Agea, arrestato imprenditore agricolo

Marco Ipsale

Messina Nebrodi. Frode a Inps e Agea, arrestato imprenditore agricolo

lunedì 15 Febbraio 2021 - 08:50

Decisive le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia

Indebita percezione di finanziamenti pubblici e prestazioni assistenziali e previdenziali riconducibili al cosiddetto “falso bracciantato agricolo”, oltre a molte ipotesi di falso.

Sono le accuse, in concorso con altri, nei confronti del 57enne imprenditore agricolo L. D., risultato contiguo a esponenti della criminalità organizzata dei Nebrodi. E’ stato arrestato e posto ai domiciliari dai finanzieri del Comando provinciale di Messina, su richiesta della Procura di Messina e misura emessa dal giudice del Tribunale di Messina.

Operazione “Ladybug”

Il provvedimento è l’evoluzione dell’operazione “Ladybug”, dal nome della principale società coinvolta, che nello scorso dicembre aveva portato al sequestro preventivo di beni per un valore di circa 1 milione e mezzo.

I finanzieri di Patti avevano bloccato un rodato meccanismo illecito, grazie al quale diverse centinaia di lavoratori avevano indebitamente conseguito le indennità assistenziali e previdenziali destinate al settore agricolo, con la fuoriuscita dalla casse dell’Inps di oltre 550mila euro. Dall’Agea (Agenzia per le erogazioni in agricoltura), invece, erano stati ottenuti 500mila euro in modo illecito per migliorare le strutture aziendali agricole nebroidee.

Implicate ben 15 società che, sistematicamente, usavano fatture “gonfiate” per dimostrare ai due enti pagatori, Agea e Ispettorato dell’Agricoltura di Messina, spese riferibili alla realizzazione di lavori agricoli, in realtà mai sostenute.

I reati contestati agli indagati, in concorso tra loro, vanno dal falso commesso in atto pubblico fino alla truffa aggravata finalizzata al conseguimento di erogazioni pubbliche e la truffa ai danni dell’Inps.

Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia

A far scattare l’odierna misura cautelare personale, invece, sono state le determinanti dichiarazioni rese da due recenti collaboratori di giustizia, il 49enne M.G.G. e il 38enne C.Z.S., entrambi della famiglia mafiosa dei batanesi e arrestati nell’ambito della maxi Operazione Nebrodi che, nello scorso gennaio 2020, ha portato la Direzione Distrettuale Antimafia di Messina a disporre l’esecuzione di 94 arresti per associazione a delinquere di stampo mafioso, con il contestuale sequestro di oltre 150 aziende, in virtù dell’interesse dei due gruppi mafiosi all’epoca investigati – il clan dei tortoriciani ed il clan dei batanesi – proprio per il controllo e l’illecita percezione di ingenti contributi comunitari concessi dall’Agea.

I due collaboratori hanno rilasciato dichiarazioni, anche autoaccusatorie, che hanno supportato le ipotesi di reato acclarate dalle indagini e hanno fatto luce sulle dinamiche criminali dei Nebrodi.

M. G. G., lui stesso e i suoi familiari falsi braccianti agricoli, ha confermato la vicinanza agli ambienti mafiosi locali dell’imprenditore oggi arrestato, che si sarebbe rivolto al noto pregiudicato mafioso B. S., detto “il biondino”, per recuperare manovalanza da impiegare quali fittizi braccianti agricoli su terreni di sua proprietà.

E infatti poi veniva assunta in modo fittizio anche C. Z. L., moglie del “biondino”, solo per farle percepire illecitamente le indennità spettanti ai braccianti agricoli.

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