L'assassino di Sara Campanella è morto per asfissia in carcere, a Gazzi. Continuano le indagini. Giovedì i funerali
MESSINA – Stefano Argentino si è suicidato. L’assassino della studentessa Sara Campanella ha preso delle lenzuola, in carcere a Gazzi, e si è impiccato nel bagno della cella. La sua è una morte per asfissia, avvenuta lo scorso 6 agosto, e ieri è arrivata la conferma dall’autopsia. Il medico legale, Daniela Sapienza, consegnerà dopo 90 giorni una relazione alla sostituta procuratrice Annamaria Arena.
I funerali sono in programma domani, alle 11, nella chiesa del Pantheon a Noto.
Nel frattempo, continuano le indagini del procuratore capo di Messina Antonio D’Amato e della magistrata Arena. Sono iscritte sette persone nel registro degli indagati per la morte di Argentino. La direttrice del carcere Angela Sciavicco, la vicedirettrice Roberta Bulone, la responsabile dell’area trattamentale Letizia Vezzosi, Giuseppina Cammaroto, la psicoterapeuta Irene Pagano Dritto, la psichiatra Maria Rosa Magistro Contenta e Guglielmo Cotroneo devono essere sentiti come atto di garanzia.
L’esposto dell’avvocato Cultrera
L’ipotesi di reato, contestata allo stato dalla Procura, è una fattispecie di reato omissivo doloso che ha provocato la morte del giovane. Ma c’è anche un’eventuale responsabilità civile dello stesso ministero della Giustizia.
Da parte sua, Giuseppe Cultrera, avvocato della famiglia Argentino, ha presentato un esposto al Garante dei detenuti, Giovanni Stimolo, e alla Garante dei detenuto di Messina, Lucia Risicato. A essere criticato è il “declassamento” di sorveglianza per il detenuto reo confesso dell’omicidio di Sara Campanella. Sostiene il legale: “Stefano, almeno per quanto da lui riferitomi fino all’utimo colloquio tenutosi lo scorso lunedì, era seguito da quattro psicologi e da uno psichiatra. Ci si chiede come sia possibile che 5 professionisti – non uno ma ben cinque! – non si siano resi conto della evidente e conclamata fragilità mentale del detenuto. Di un detenuto che aveva già preannunciato il suicidio ed era stato trasportato in infermeria per non aver bevuto un solo sorso d’acqua per un periodo superiore a 17 giorni”.
La prima udienza avrebbe dovuto essere il 10 settembre
Nel mese di luglio era stato deciso il giudizio immediato per il femminicidio della 22enne Sara Campanella, uccisa lo scorso 31 marzo. La prima udienza del processo si sarebbe tenuta il 10 settembre alla Corte d’assise di Messina. La studentessa era stata colpita da cinque coltellate, nei pressi del Policlinico, da Argentino, un collega di Università che manifestava attenzioni morbose nei suoi confronti.
Secondo i magistrati, il 27enne di Noto aveva premeditato il delitto. Il progetto di morte, secondo la Procura di Messina, risale almeno all’ottobre precedente, cinque mesi prima dell’omicidio. Tra le prove, secondo il pool di magistrati, anche delle ricerche online di coltelli. L’arma non è mai stata trovata ma quella lama cercata e trovata su Internet dall’imputato è compatibile con i cinque colpi inferti alla giovane di Misilmeri. Le indagini, in questi mesi, sono state affidate ai carabinieri del Comando provinciale di Messina, guidati da Lucio Arcidiacono.
“Pietà per il gesto di Argentino, la lotta contro i femminicidi continua in memoria di Sara”
Di recente, gli avvocati Cettina La Torre, Filippo Barbera e Riccardo Meandro, legali della famiglia di Sara Campanella, hanno affidato il loro pensiero a una nota: “Con la sua morte, Stefano Argentino ha interrotto bruscamente il percorso giudiziario che avrebbe accertato le sue responsabilità per il femminicidio di Sara Campanella: il gesto, oggi, lascia spazio solo alla pietà ma non ferma tuttavia la nostra battaglia. Continueremo a lottare, nella memoria di Sara, per far sì che la sua storia non venga dimenticata. Il suo sacrificio deve restare un monito per la società, un’occasione per riflettere sulla piaga della violenza sulle donne”.
E ancora “È in nome di Sara e di tutte le vittime di femminicidio che chiediamo un impegno sempre maggiore e concreto per prevenire e contrastare questa barbarie”.
