Chi vuol essere presidente in Sicilia? Gli aspiranti candidati e le divisioni nelle coalizioni

Chi vuol essere presidente in Sicilia? Gli aspiranti candidati e le divisioni nelle coalizioni

Marco Olivieri

Chi vuol essere presidente in Sicilia? Gli aspiranti candidati e le divisioni nelle coalizioni

lunedì 15 Giugno 2026 - 07:03

De Luca, La Vardera, Mulè e agli altri nomi in corsa per la guida della Regione. Ma Schifani rimane in pista

SICILIA – Grande è la confusione sotto il cielo ma la situazione non è eccellente. Se nel campo largo rimane sul tavolo l’autocandidatura alla presidenza da parte di Ismaele La Vardera, e nel frattempo Cateno De Luca lancia il suo governo di Liberazione e manda messaggi alle coalizioni, il centrodestra in Sicilia annaspa. E le amministrative hanno mostrato più di una crepa. Le tempeste giudiziarie confermano la crisi della coalizione. Un centrodestra quasi a pezzi ma che, senza un’alternativa credibile, è destinato a vincere ancora nell’isola. La prorità, per la coalizione, è evitare le elezioni anticipate. E se Renato Schifani non ha intenzione di rinunciare alla ricandidatura alla presidenza, in Forza Italia Giorgio Mulè (vicepresidente della Camera), con il supporto dell’eurodeputato Marco Falcone, rappresenta un’altra opzione per il centrodestra.

“La ricandidatura di Schifani? Deve riproporla Forza Italia”, ha dichiarato intanto a “La Sicilia” il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno. E sulla stessa testata il commissario di FI nell’isola, Nino Minardo, ha risposto che “sarà il presidente, a fine legislatura, a fare le proprie valutazioni politiche e a confrontarsi con il partito e con la coalizione, a livello regionale e nazionale, per poi decidere. Con il massimo rispetto per il presidente Galvagno, credo che oggi il tema principale non sia il toto-candidati. I siciliani si aspettano soprattutto risultati”.

Nei dem c’è chi invoca le dimissioni di Barbagallo, La Vardera: “La mia candidatura resta in campo”

In un clima di tensioni post amministrative, prova ad alzare la testa un centrosinistra che ancora stenta ad avere una fisionomia netta in vista della sfida delle regionali. Così il segretario regionale del Pd in Sicilia, Anthony Barbagallo: “Lo sforzo delle prossime settimane e dei prossimi mesi deve essere quello di alimentare e intensificare il tavolo di confronto con gli alleati del campo progressista. Un tavolo che il Partito democratico ha voluto e animato per queste elezioni amministrative con incontri settimanali e proficui e che ha visto in campo una coalizione larga ed inclusiva. Questo è il nostro modello per vincere le prossime elezioni regionali. Una coalizione che deve avere una precondizione: una piattaforma programmatica coerente tra i vari partiti e i movimenti e che metta al centro sia le priorità della Sicilia che un modello di governo basato su sostenibilità, giustizia sociale, equità, lotta alle diseguaglianze”.

Ma a contestare Barbagallo, come riporta LiveSicilia, sono i dirigenti siciliani dem di Energia popolare e Left Wing, che ne invocano le dimissioni: “Le fantasiose narrazioni trionfalistiche del segretario regionale sui risultati delle amministrative siciliane non possono nascondere la realtà di una gestione disastrosa e con risultati modesti e in alcuni contesti irrilevanti”. “Tutte falsità” è la risposta  del segretario del Pd catanese Giuseppe Pappalardo.

Sul piano degli aspiranti presidenti, invece, il leader di Controcorrente La Vardera più volte ha ribadito l’intenzione di puntare alla presidenza della Regione: “La mia candidatura resta in campo e non ho intenzione di fare passi indietro a meno che, nel centrosinistra, non venga proposto un nome irrinunciabile. Nome irrinunciabile che non vedo onestamente in questo momento. Noi siamo persone di buon senso. Tuttavia, ritengo che quest’onda, quella di Controcorrente, stia invadendo tutta la Sicilia. La mia candidatura resta in campo”.

Rimane il rebus primarie sì, con il parere favorevole del segretario Barbagallo, o primarie no nel fronte progressista. E c’è chi fa il nome, come possibile candidato alla presidenza, dell’eurodeputato Cinquestelle Giuseppe Antoci. Ha più volte messo in rilievo La Vardera: “Io le primarie le ho proposte a dicembre ma non mi ha ascoltato nessuno. La migliore soluzione è andare nei mercatini e vedere chi riscuote più consensi. Ci sono tutte le condizioni per fare un ottimo risultato e per vincere le elezioni regionali in Sicilia. Io ho messo a disposizione la mia candidatura per il campo largo e la confermo. Sia chiaro, è faticoso e complicato per me candidarmi alla presidenza della Regione ma ritengo che quest’onda non si possa fermare. Quell’effetto che prima era provocato dal Movimento Cinquestelle, nel 2017, e nel 2022 da Cateno De Luca, ora si è spostato su di me”.

De Luca lancia la campagna per candidarsi alle regionali in Sud chiama Nord

In questo quadro in evoluzione, De Luca invece dichiara di non rinunciare al sogno di diventare “sindaco di Sicilia”: “Dovranno essere le coalizioni a doversi spostare sulla nostra progettualità. Lo dicono i fatti: il governo di Liberazione ha un solo interlocutore, cioè Cateno De Luca, mentre nel centrodestra, così come nel centrosinistra, ci sono troppi capitribù. E non c’è nessuno oggi legittimato a parlare per conto dell’una o dell’altra coalizione rispetto a qualsiasi tipo di progettualità. Prima i vari partiti che fanno parte delle due coalizioni devono risolvere i loro problemi interni, individuare un interlocutore unico legittimato a discutere di programmi, di un nuovo modello di Sicilia e poi anche della presidenza della Regione. Solo a quel punto potranno confrontarsi con noi”.

Il leader di ScN ha anche inviato un messaggio ai potenziali candidati alle regionali nelle liste che sosterranno il progetto “De Luca sindaco di Sicilia”: “Se non vi è ancora chiaro, è arrivato il momento di indossare la maglietta di Sud chiama Nord. Adesso avete la possibilità di candidarvi nelle nostre liste, ma voglio essere molto chiaro: non ci sarà spazio per candidature dell’ultimo secondo. Non ci interessano e non ci servono. Chi crede nel progetto deve dimostrarlo fin da subito con impegno, presenza e condivisione di un percorso politico che parte oggi e guarda alle prossime elezioni regionali. Stiamo costruendo una squadra e non una sommatoria di candidati. Per questo motivo apriamo una fase di selezione trasparente e partecipata, rivolta a chi vuole contribuire concretamente al cambiamento della Sicilia. Non siamo interessati ai professionisti del salto sul carro del vincitore o a chi si presenta soltanto quando vede avvicinarsi le elezioni”,

“Stiamo già lavorando a un programma di governo autonomista (una Sicilia libera dalla schiavitù romana), civico (una Sicilia al di sopra dei partiti) e progressista (una Sicilia che rompa con la conservazione stagnante e abbia le carte in regola per essere protagonista). Vogliamo costruire una proposta credibile, fondata sull’esperienza amministrativa e sulla capacità di governare i territori, coinvolgendo donne e uomini pronti a mettersi in gioco per la Sicilia. Il percorso entrerà nel vivo il prossimo 18 luglio a Palermo, quando Sud chiama Nord presenterà il ‘governo di Liberazione’ nel corso di una manifestazione in programma alle ore 10 al Teatro Politeama. Noi stiamo lavorando con metodo, programmando ogni passaggio e costruendo una classe dirigente all’altezza delle responsabilità che ci attendono”, conclude il capo politico di Sud chiama Nord.

7 commenti

  1. Ma veramente il PD crede che i siciliani siano così imbecilli da votare un partito che osteggia il ponte di Messina?

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  2. Qualche elettore di centro destra sa spiegarmi quale differenza ci sarebbe se Mule sostituisse Schifani e perché il partito abbia proposto il secondo che si è dimostrato dannoso?

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  3. Cittadino sconvolto 15 Giugno 2026 12:44

    … Sicuramente la grande novità sarà l’ onorevole La Vardera…e dopo gli esiti delle elezioni amministrative di Catania e Palermo….non si sentirà più parlare di qualche altro soggetto…. certo Monza avrebbe dovuto insegnare qualcosa… ma comunque… quattro risate ce le possiamo sempre fare….

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  4. Ma veramente il sig. Cateno De Luca crede che gli elettori del centrosinistra lo voteranno come presidente della regione Sicilia.?
    Se lo può togliere dalla testa.
    Sarebbe una grave offesa alla propria intelligenza.

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  5. Messina è 99esima su 107 province nell’indice 2026 della qualità della vita dei giovani. Messina arretra dove dovrebbe costruire futuro. È il fallimento silenzioso di una città che perde popolazione, energie e credibilità mentre continua a produrre narrazioni autocelebrative. Nella graduatoria sulla soddisfazione per il proprio lavoro tra gli occupati 20-34 anni, Messina è 106esima con un valore di 7,21, peggio fa solo Taranto. È un dato che va letto oltre la cifra: dove anche chi lavora è insoddisfatto, il problema non è soltanto trovare un’occupazione, ma la qualità di quella occupazione. Salari, stabilità, crescita professionale, ambiente produttivo. Tutto pesa. Una rigenerazione urbana fittizia, una innovazione che non c’è, con insussistente attrazione dei giovani, senza grandi opere né rilancio. Le classifiche restituiscono un’altra immagine: un territorio che fatica a trasformare gli annunci in condizioni reali di vita. E tanta rassegnazione

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  6. Mi chiamo Ettore, ho 29 anni. A 25 anni mi laureo in Ingegneria Meccanica. Centodieci e lode, bacio accademico, pacche sulle spalle dei parenti alla festa di laurea. Ero convinto di spaccare il mondo. Inizio a mandare curriculum. Dopo tre settimane mi chiama una solida media impresa della zona. Colloquio con il titolare. Mi fa tutto il discorso sulle “eccellenze italiane”, sul fatto che loro sono una famiglia, che si lavora duro ma si cresce. Mi propongono uno stage extracurriculare di sei mesi. 600 euro al mese di “rimborso spese”. Accetto. Penso: vabbè, stringo i denti sei mesi, imparo il mestiere e poi mi assumono. Quei sei mesi sono stati un inferno. Entravo alle otto del mattino, uscivo alle sette di sera. Disegnavo pezzi al CAD, gestivo i contatti con i fornitori, risolvevo problemi in produzione. Facevo, in tutto e per tutto, il lavoro di un progettista junior. Ma guai a chiederlo: io ero lì “per imparare”. Un giorno, dovendo andare dal dentista, sono uscito alle 18:00 spaccate (l’orario ufficiale del mio contratto). Il caporeparto mi vede passare col giubbotto, guarda l’orologio e mi fa la battutina davanti a tutti: “Oggi mezza giornata, eh, ingegnere?” Arriva la fine del sesto mese. Mi convocano in ufficio. Il titolare si siede dietro la sua scrivania di mogano, fa un sospiro teatrale e mi guarda con aria paterna. “ETTORE, sei un bravo ragazzo, ti impegni. Però lo sai, il mercato è difficile, i costi dell’energia sono alle stelle, non abbiamo il budget per inserirti a tempo indeterminato. Però crediamo in te. Ti facciamo altri sei mesi di stage a 800 euro, così continui la tua formazione, e poi vediamo per un apprendistato”. Sono tornato a casa con un nodo alla gola che non vi dico. A 26 anni, con una laurea magistrale in ingegneria, dovevo ancora chiedere a mio padre i soldi per cambiare le gomme della macchina. Mi stavano letteralmente rubando il tempo e la dignità.
    Quella sera mi chiudo in camera. Apro LinkedIn. Mando tre CV ad aziende in Germania. A caso, per pura disperazione, usando un inglese scolastico.
    Esattamente una settimana dopo mi arriva un’email da una multinazionale di Stoccarda. Mi fissano un colloquio su Teams. Mi presento davanti alla webcam sudando freddo. Dall’altra parte c’è un manager tedesco. Non mi chiede quale sia il mio “animale guida”, né mi fa discorsi motivazionali sulla famiglia aziendale. Mi fa un colloquio tecnico. Mi chiede come risolverei un problema di tolleranze su un albero motore. Rispondo. Lui annuisce. Tre giorni dopo, mi arriva l’offerta formale via email. L’ho dovuta rileggere quattro volte perché pensavo ci fosse un errore di battitura. Niente stage. Niente apprendistato finto. Contratto a tempo indeterminato. 48.000 euro lordi all’anno come stipendio di partenza. Più 2.500 euro di “relocation bonus” a fondo perduto per aiutarmi a pagare l’affitto dei primi mesi e le spese di trasloco. E la responsabile HR che, in fondo alla mail, si scusava chiedendomi se un mese di preavviso per trasferirmi fosse sufficiente o se avevo bisogno di più tempo. Oggi vivo a Stoccarda da tre anni. Lavoro in un ufficio moderno. Quando alle 17:00 spengo il computer, il mio capo mi passa dietro, mi saluta e mi augura buona serata. Se faccio un’ora di straordinario, il mese successivo me la trovo pagata in busta paga, spaccata al centesimo.
    Non sono scappato dalle difficoltà. Sono scappato dalle prese in giro CHE GRAZIE A QUESTI POLITICI V5ENGONO PROPINATE GIORNALMENTE AI GIOVANI

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  7. Marcella Millimaggi 17 Giugno 2026 08:35

    La dignità del giovane Ettore è l suo biglietto da visita, la competenza è la misura della sua capacità e dignità lavorativa ed è stata accertata prioritariamente nella sua patria che però non ha dato alcun seguito al suo talento e valore. Non ci si deve stupire se i giovani vanno via, perchè mai dovrebbero restare a farsi depredare?

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