La Rassegna Mille Volti ha chiuso i battenti a Messina
MESSINA – La Rassegna Mille Volti ha chiuso i battenti più che gloriosamente con le pièce in scena presso la Sala Sinopoli rispettivamente dal 18 al 21 giugno e dal 25 al 28 giugno, con drammatizzazioni e direzioni di Davide Colnaghi, a suggellare un percorso virtuoso volto alla valorizzazione della Nostra Messina a mezzo illustri riferimenti identitari e precisamente le tracce letterarie di Alexandre Dumas e Giovanni Pascoli.
Il ciclo, come detto, è parso assai apprezzabile e ha messo in luce una volta ancora l’estro artistico multiforme del giovane Colnaghi in ambito performativo, in ispecie soprattutto teatrale.
Così, ogni rappresentazione del quartetto di opere, pur perfettamente inserita in un tutto, è stata allocabile nel solco della compiuta messa a punto di autonomi momenti di rimembranze celebrative di eccellenze comunque in connessione con la Città alle quali si deve l’averla temporaneamente abitata ed essere riusciti a restituirne preziosi frammenti in opere letterarie, poetiche, saggistiche o di arte visiva pittorica. E non può che lodarsi la ratio sottostante del progetto bello e significante, che non è rimasto sterile esercizio di stile con il quale sovente alcuni pseudo intellettuali sono avvezzi a parlarsi addosso a prescindere da qualsivoglia interazione con i fruitori, e anzi fieri di essere portatori di un messaggio, di segno culturale o meno, volutamente criptico.
Al contrario, gli astanti hanno interagito con slancio, esprimendo volta per volta apprezzamento per un prodotto riconosciuto come non preconfezionato a tavolino ma sincero e intriso di autentica passione.
Il cast attoriale si è avvalso delle stupefacenti rese di Marina Cacciola e di Moreno Mondi’ anche per questi due spettacoli finali sempre in parte, anzi spesso impiegati in più ruoli eterogenei, a impersonare cioè più soggetti coinvolti nelle mise en espace, comunque ben presentate, con consono supporto di costumi e scene semplici ma d’effetto.
Colnaghi, dal canto suo, non ha lesinato di concedersi al pubblico – che nonostante la calura di giugno ha sempre affollato ognuna delle due performance – altresì in veste di interprete, con apporto anche in tali casi lodevole.
I Maestri anche nei due momenti in trattazione, con magistrali esecuzioni musicali in ambito classico, (nella specie rispettivamente Alessandro Spanò al pianoforte e Giorgio Midiri al pianoforte e Alessandra Muffoletto al violino) hanno conferito un perfetto contributo sonoro, non a completamento “tout court”, ma sempre teso a far godere ancora più gli omaggi alla nostra terra e, in uno, a chi la ha pregevolmente fissata a futura imperitura memoria attraverso creazioni artistico/letterarie di gran signoficanza.
Per Dumas giunto a Messina il 12 Maggio 1835, non era in dubbio il trovarsi a contatto con una Città Nobile, capace, come già reca l’intitolazione del testo, di stimolare suggestioni, nutrendo l’immaginario creativo del Genio francese con preziose gemme dalle quali prenderanno vita anche futuri suoi capolavori indiscussi .E così, “la regina dello Stretto” nel testo “de quo” rivive in un compendio d’autore in grado di restituirci la sua immagine identitaria, e perché no le piccole manie degli abitanti dell’epoca, per sorriderne insieme, in uno alle sentite tradizioni popolari e religiose che piu e meglio dei tempi odierni la connotavano.
Quanto al prezioso lustro trascorso da Giovanni Pascoli nel corso della Sua docenza di letteratura latina presso l’Ateneo messinese, abitando in una casa in via Risorgimento, ove solo da poco e’ stata apposta una targa a ricordo dell’illustre inquilino, la visione dello stretto ha di certo offerto sollecitudini di effetto nella stesura, in quei primi anni del secolo breve di componimenti poetici celeberrimi, come” L’Aquilone” ed altre magnifiche liriche racchiuse nella raccolta “I Canti di Castelvecchio”.Sono anche ripercorsi, attraverso rievocazioni precise e di segno fortemente emozionale, gli accadimenti piu’ importanti di quei cinque anni operosi e “sonanti di armonie” ,così come sono risuonati assai pregevoli i riferimenti alla sua poetica di apprezzamento del nido familiare, sulla fragilità della esistenza umana, la soave bellezza dell ‘infanzia, etc.

