Grande partecipazione per l’edizione della Notte Mediterranea 2026
di Rossana Giannetto (Progetto YoungMe)
MESSINA- Porte aperte alla città, laboratori interattivi, esperimenti a misura di bambino e una straordinaria risposta di famiglie e cittadini. Il Rettorato dell’Università di Messina ha vissuto una notte speciale in occasione di “Mednight 2026” – la Notte Mediterranea delle Ricercatrici, l’evento che ha collegato contemporaneamente lo Stretto con altre sei capitali e città d’Europa e del Mediterraneo (Valencia, Montpellier, Tolosa, Sarajevo, Xanthi e Istanbul). Dalle 18 fino a mezzanotte il cuore pulsante dell’Ateneo ha abbattuto le tradizionali distanze tra accademia e territorio, richiamando centinaia di cittadini, famiglie, studenti e bambini curiosi di scoprire i segreti della scienza.







Un vero e proprio festival della conoscenza, animato dalla passione di docenti, assegnisti e ricercatrici e ricercatori che hanno scelto di mettersi in gioco per raccontare il proprio lavoro quotidiano.
Tra i punti più frequentati, al piano terra, vi era lo stand dei giovani ricercatori e specializzandi di Dermatologia: dotati di un macchinario all’avanguardia per l’analisi e la mappatura dei nei, hanno fatto prevenzione sul campo, offrendo controlli gratuiti e spiegando a chiunque si avvicinasse l’importanza fondamentale della diagnosi precoce per la salute della pelle.
Pochi passi più avanti, l’attenzione si è spostata sulla fisica e sulle energie pulite allo stand dedicato all’ottica e ai materiali avanzati, dove è stato mostrato al pubblico come “guidare” e domare la luce. Tra esperimenti visivi e prototipi innovativi, chi fa ricerca ha esposto l’applicazione pratica delle sue ricerche:
«Presentiamo diversi modi per guidare la luce. Abbiamo ricreato una “cascata di luce” che riesce a deviare il raggio laser all’interno di una vaschetta, piegando una traiettoria che normalmente andrebbe dritta: è lo stesso principio alla base della fibra ottica. Mostriamo poi come utilizziamo questo fenomeno per realizzare speciali vetri chiamati concentratori solari. Hanno la capacità di intrappolare e convogliare la luce lungo i bordi e nascono per essere integrati nelle finestre dei nostri edifici come pannelli fotovoltaici invisibili, così da sfruttare la luce solare e produrre energia pulita», è stato evidenziato.
Pochi metri dopo, a catalizzare la curiosità dei più giovani e degli appassionati di motori sono stati i ragazzi del dipartimento di Ingegneria del team Stretto in Carena, che hanno sviluppato un mini-gioco virtuale “Sic Time Attack”.

Sullo schermo di un portatile, i visitatori hanno potuto mettersi alla prova su un circuito digitale, sfidandosi a colpi di decimi di secondo sul giro record per conquistare la vetta della classifica. Un modo divertente e intuitivo per simulare la dinamica del
veicolo e raccontare l’enorme lavoro di progettazione ingegneristica che sta dietro alla realizzazione di un prototipo da corsa
Proseguendo nell’itinerario tra le scoperte dell’Ateneo, la luce è tornata protagonista, ma questa volta applicata alla medicina e alla cura della persona, con la spiegazione della terapia fotodinamica antibatterica per la guarigione delle lesioni cutanee.

A illustrarne il funzionamento ai visitatori è stato uno dei ricercatori: «Come fa la luce a diventare terapia? Utilizziamo degli idrogel nei quali intrappoliamo una molecola specifica, in questo caso il blu di metilene. Questa sostanza assorbe la luce e genera
specie chimiche nocive esclusivamente per i batteri. Quando applichiamo il gel sulla ferita e lo irradiamo con una specifica luce rossa, la molecola si attiva, distrugge la carica batterica e consente alla ferita infetta di guarire rapidamente».
Dalle infezioni cutanee alle emergenze mediche quotidiane, la salute pubblica è stata un altro tassello centrale della serata. Spazio infatti anche alla gestione delle crisi ipoglicemiche nei pazienti con diabete di tipo 1, con una dimostrazione pratica sull’uso tempestivo dei farmaci di primo soccorso.
Porte aperte al territorio con “Mednighit” tra esperimenti e ricerche scientifiche
A spiegare l’obiettivo della postazione è stato Bruno Bombaci, dottorando di ricerca dell’Ateneo peloritano: «Siamo qui a Mednight per fare informazione su un problema comune ma purtroppo ancora poco conosciuto: l’ipoglicemia severa nei pazienti diabetici, un’emergenza improvvisa che può mettere a repentaglio la vita. Di fronte a una crisi, chiunque – un amico, un familiare o un semplice passante – dovrebbe essere in grado di prestare assistenza somministrando il glucagone, oggi disponibile sia in formato spray intranasale sia intramuscolo. È un autentico presidio salvavita, ed è fondamentale che la cittadinanza sappia come riconoscerlo e utilizzarlo senza timori».
Salendo al piano superiore, l’atmosfera si è fatta ancora più vivace con l’allestimento dell’Area Kids, presa d’assalto da tantissimi piccoli esploratori accompagnati dalle famiglie. Tra le attività più apprezzate, il laboratorio dedicato alla nascita e alle prime fasi dello sviluppo neonatale, raccontato con delicatezza e linguaggio a misura di bambino: «Mostriamo ai più piccoli come si nasce: dal viaggio nella vita intrauterina al passaggio al mondo esterno, con l’acquisizione spontanea delle prime competenze respiratorie e alimentari», ha spiegato una ricercatrice tra disegni e simulazioni pratiche.
«Attraverso l’uso di un bambolotto facciamo vedere anche piccoli gesti di cura quotidiana, come la medicazione del cordone
ombelicale. È un modo tenero e scientifico al tempo stesso per spiegare come si cresce dentro la pancia della mamma e come ci si affaccia, passo dopo passo, alla vita».
Pochi passi più in là, l’indagine scientifica si è spostata sulla mente e sul benessere emotivo grazie allo spazio allestito dai ragazzi di Psicologia. Il loro percorso si è concentrato sull’educazione alla consapevolezza alimentare attraverso quiz e giochi interattivi, ideati per aiutare i visitatori a riconoscere la differenza tra fame biologica e “fame emotiva” – quella dettata da noia, stress o
abitudine – oltre a test rapidi per comprendere quali comportamenti quotidiani rientrino sotto il nostro diretto controllo e quali no. A completare la postazione, l’”Albero della Vita”: una sagoma interattiva su cui appendere un post-it colorato con un pensiero di gratitudine, così da creare un angolo di riflessioni positive collettive.
A fare da naturale prosecuzione all’educazione alimentare, sono stati poi i giovani ricercatori dell’area nutrizionale, che hanno insegnato ai più piccoli i segreti della dieta sana. Attraverso schede illustrate e sagome colorate, i bambini hanno imparato a scalare i gradini della piramide alimentare e a “comporre il piatto perfetto”, dosando carboidrati, proteine, frutta e verdura per capire fin da piccoli l’importanza di un pasto bilanciato.
Dalla salute alla fisica quantistica, dalla psicologia alla cura dell’ambiente, la serata ha dimostrato quanto l’Ateneo peloritano sia un corpo vivo e profondamente radicato nel tessuto cittadino. La sfida imposta dal meteo non ha intaccato l’energia dell’iniziativa, trasformando i corridoi del Rettorato in un punto d’incontro autentico tra ricercatori e società civile.
Mednight si chiude così con un bilancio ampiamente positivo: una notte che ha celebrato il talento delle ricercatrici, ha fatto
toccare con mano le risposte della scienza alle sfide quotidiane e, soprattutto, ha acceso la scintilla della curiosità nei tanti bambini presenti, i veri scienziati e cittadini del futuro di Messina.
Rossana Giannetto

