Strategia, progetti e prime azioni per Messina 2026-2031: mobilità sostenibile. sviluppo economico, Blue Economy, decentramento
MESSINA – Una città più verde, capace di produrre la propria energia, più vicina ai quartieri e ai villaggi, che torna a vivere del suo mare e smette di veder partire i propri figli. Chiusa la stagione del risanamento, si apre quella dello sviluppo. Sono questi i cardini della relazione di inizio mandato con cui il sindaco Federico Basile, riconfermato alla guida di Palazzo Zanca, definisce strategia, progetti e indirizzi operativi per il quinquennio 2026-2031. Per forze di cose, nella relazione è forte il riferimento al programma elettorale sulla base del quale il primo cittadino ha ricevuto la conferma da parte degli elettori.
Il documento, previsto dall’articolo 4-bis del decreto legislativo 149/2011, fotografa lo stato dell’Ente all’avvio del mandato e fissa le direttrici lungo le quali Basile intende muoversi. La premessa è finanziaria: chiuso il Piano di riequilibrio con il via libera della Corte dei conti e grazie alle misure del “Salva Messina”, i conti in ordine diventano la «condizione abilitante» per una stagione di investimenti, sostenuta da PNRR e fondi europei 2021-2027.
Messina sostenibile: verde, rifiuti e Agenda 2030
La sostenibilità ambientale è indicata come una delle principali direttrici del mandato. Il capitolo “Messina Sostenibile” colloca la strategia comunale nel quadro del Green Deal europeo e dell’Agenda 2030, con un modello di sviluppo che tiene insieme tutela ambientale, innovazione, inclusione e crescita.
I fronti sono quattro. Il primo è la mobilità sostenibile: completamento del rinnovo del trasporto pubblico locale, potenziamento della mobilità elettrica, intermodalità e mobilità dolce. Il secondo è la transizione energetica, con rinnovabili, comunità energetiche ed efficientamento degli edifici pubblici. Il terzo riguarda rifiuti ed economia circolare: consolidamento della raccolta differenziata, chiusura del ciclo, potenziamento degli impianti e sistemi innovativi per ridurre i costi e responsabilizzare i cittadini. Il quarto è la rigenerazione urbana, con più verde, tutela delle aree naturali e valorizzazione della costa e dei Peloritani come patrimonio ambientale, turistico e produttivo.
Per misurare i risultati sarà rafforzata la Cabina di Regia per l’Agenda 2030, con indicatori sull’efficacia delle politiche e degli investimenti. Le prime azioni puntano a rendere il cambiamento «immediatamente visibile»: programmi di incremento del verde urbano, strumenti pubblici di monitoraggio degli obiettivi ambientali e sperimentazioni per una gestione più efficiente del ciclo dei rifiuti.
La dimensione ambientale attraversa anche altri capitoli. Il nuovo Piano Urbanistico Generale dovrà fondarsi sulla rigenerazione e non sul consumo di nuovo suolo. Attraverso il Laboratorio Urbano di Progettazione Partecipata saranno coinvolti cittadini, Università, ordini professionali e istituzioni nella definizione delle principali scelte urbanistiche, affinché ogni intervento risponda
realmente ai bisogni della comunità.
La piattaforma MeSM@RT e il futuro Digital Twin urbano. oltre ad agevolare la programmazione degli interventi, serviranno anche a prevenire il rischio idrogeologico e a individuare le dispersioni della rete idrica. Con Reggio Calabria nasce lo “Stretto Circolare”, modello condiviso per recupero e riuso dei materiali.
Energia rinnovabile: il progetto Messina Energia Comune
Sul piano energetico, la relazione affida al progetto Messina Energia Comune (MEC) l’obiettivo di ridurre i costi dell’energia per famiglie e imprese, favorendo lo sviluppo del fotovoltaico e sostenendo la nascita delle Comunità Energetiche Rinnovabili.
Tra le azioni prioritarie di avvio c’è il censimento “Messina Energia Comune”: una ricognizione degli immobili pubblici disponibili a ospitare impianti di produzione da fonti rinnovabili, primo passo per avviare le Comunità Energetiche nei 48 villaggi.
Decentramento: Circoscrizioni e villaggi luoghi di prossimità
Il capitolo “Messina Capitale del Buon Governo” mette al centro il rafforzamento del decentramento amministrativo e della partecipazione territoriale. Le Circoscrizioni e i villaggi vengono definiti luoghi di prossimità dell’azione comunale: l’obiettivo è avvicinare i servizi ai cittadini, coinvolgere le comunità locali e tenere conto delle specificità dei diversi territori.
La stessa logica ricorre in tutta la relazione: gli Sportelli Giovani estesi alle circoscrizioni, i Presidi Culturali Permanenti nelle municipalità, il Vigile di Quartiere, la connettività ultraveloce anche nelle frazioni.
Per i 48 villaggi la relazione riconosce che per troppo tempo queste comunità hanno sofferto la carenza di servizi, infrastrutture e collegamenti. La visione è quella di una città policentrica: viabilità, reti idriche e fognarie da completare, trasporti efficienti, centri storici valorizzati e sostegno ad agricoltura, artigianato e turismo.
Blue economy: il mare come motore di sviluppo
«Il mare dovrà tornare ad essere il principale elemento identitario della città», si legge nella relazione. La blue economy è indicata tra le nuove opportunità economiche su cui costruire la visione di Messina Hub del Mediterraneo.
Sul fronte della formazione si pensa alla Messina Academy del Mare e a percorsi specialistici dedicati a blue economy, cantieristica, logistica portuale, turismo e tecnologie innovative. Sul fronte infrastrutturale, il completamento del porto di Tremestieri e della piattaforma logistica sposterà il traffico pesante fuori dal centro, liberando la Rada San Francesco per turismo, diporto nautico e servizi. Il waterfront, da nord fino a Maregrosso, dovrà essere riqualificato per eliminare le barriere tra città e costa. L’obiettivo è quello di “recuperare le aree ferroviarie dismesse, creare nuovi spazi pubblici, percorsi pedonali e
ciclabili, aree verdi e servizi, restituendo ai cittadini e ai visitatori un affaccio sul mare coerente con la posizione
straordinaria di Messina.”
Fermare la fuga dei giovani
È forse il passaggio più esplicito della relazione. Per troppo tempo, ammette il documento, la città ha visto partire migliaia di ragazze e ragazzi in cerca di lavoro, formazione e prospettive, impoverendo il proprio patrimonio umano e professionale. Il capitolo sul lavoro indica la perdita di giovani e la fragilità del sistema produttivo come la sfida da affrontare, precisando che il Comune non può essere l’unico motore occupazionale.
L’obiettivo è fare di Messina una città in cui sia possibile scegliere di restare, tornare o trasferirsi, contrastando dispersione scolastica e fenomeno dei NEET (giovani che non lavorano e non studiano) e favorendo il rientro dei talenti. Tre le azioni prioritarie: l’estensione della rete degli Sportelli Giovani sul modello Young Point Me in tutte le circoscrizioni; la Green Jobs Academy, con percorsi professionalizzanti sui lavori della transizione ecologica e digitale; le Officine della Creatività e il Fondo Futuro Messina Under 40, per recuperare immobili inutilizzati e trasformarli in spazi per startup e attività culturali, artigianali e produttive.
Sullo stesso versante lavorerà l’Agenzia Digitale del Lavoro, per far incontrare domanda e offerta, analizzare i fabbisogni delle
imprese e facilitare l’incontro tra competenze e opportunità occupazionali.
Priorità sarò data anche al Patto per lo Sviluppo, tavolo operativo tra Comune, Università, imprese e istituzioni finanziarie per attrarre investimenti e intercettare risorse europee.
Il Ponte
Sul Ponte sullo Stretto la linea è netta: lo sviluppo di Messina non può dipendere solo dall’opera. Se sarà realizzata, prima di qualsiasi cantiere andranno garantite la rete idrica e le soluzioni abitative per gli espropriati. In caso contrario, la città dovrà ottenere la rimozione dei vincoli urbanistici che da decenni bloccano ampie aree del territorio.
Tram, bus elettrici e un’unica app
Messina, si legge nella relazione, sta evolvendo da città di attraversamento a città della mobilità integrata, sostenibile e a misura di persona. Il nuovo modello si regge sul tram come dorsale principale del trasporto pubblico, integrato con autobus elettrici, parcheggi di interscambio e sistemi digitali di mobilità. L’Amministrazione punta a completare il rinnovo del parco mezzi del trasporto pubblico locale, a potenziare la mobilità elettrica e a sviluppare l’intermodalità. Tram, bus, biciclette, micromobilità e altri servizi confluiranno in un’unica piattaforma digitale. Nella strategia Smart City rientrano anche i sistemi di mobilità intelligente basati sull’analisi dei dati.
Più spazio a pedoni e biciclette
Il secondo pilastro della strategia di mobilità è la restituzione dello spazio pubblico alle persone: più aree pedonali, piazze riqualificate e piste ciclabili, per una città più vivibile per residenti, famiglie e attività commerciali. La riqualificazione del waterfront prevede nuovi percorsi pedonali e ciclabili lungo la costa, mentre a Torre Faro si immagina una mobilità dedicata per un turismo sostenibile sul litorale.
Villaggi collegati con il trasporto a chiamata
Per superare l’isolamento delle zone collinari e periferiche, la relazione prospetta l’introduzione del trasporto a chiamata (DRT, Demand Responsive Transport), un servizio flessibile che si adatta alle esigenze dei residenti invece di seguire linee e orari rigidi.
Nodi di scambio, porto e Stretto
La mobilità urbana si salda con quella metropolitana e dello Stretto. Tra gli interventi indicati: la nuova stazione intermodale di Gazzi, il riassetto del nodo ferroviario, l’integrazione tra porto, ferrovia e trasporto pubblico e il completamento del porto di Tremestieri, che porterà definitivamente fuori dal centro il traffico commerciale e pesante.
Con Reggio Calabria l’obiettivo è un sistema integrato della mobilità dello Stretto: una Metropolitana del Mare con frequenze adeguate alle esigenze dei pendolari, un sistema tariffario integrato tra i servizi delle due sponde e collegamenti marittimi dedicati con l’aeroporto dello Stretto. Si pensa, poi, al Politecnico dello Stretto. con l’apertura del percorso istituzionale con le due Università per creare un polo universitario e di ricerca mediterraneo.
La visione finale è quella della “città dei 15 minuti”, dove i servizi essenziali si raggiungono facilmente e dove la mobilità, sottolinea il documento, non è più solo spostamento di veicoli ma connessione tra persone, territori e opportunità.
Gli indirizzi strategici e le principali direttrici di sviluppo prospettati nella Relazione di Inizio Mandato troveranno successiva definizione operativa attraverso il Documento Unico di Programmazione (DUP), il Bilancio di previsione, il Piano Esecutivo di Gestione, il Piano Integrato di Attività e Organizzazione (PIAO) e gli ulteriori strumenti di pianificazione dell’Ente.

