Messina. L'ultimo saluto a Rebecca, "la sua morte profondamente ingiusta"

Messina. L’ultimo saluto a Rebecca, “la sua morte profondamente ingiusta”

Marco Olivieri

Messina. L’ultimo saluto a Rebecca, “la sua morte profondamente ingiusta”

mercoledì 30 Settembre 2026 - 16:17

Al Duomo i funerali della 17enne vittima di un incidente stradale

Foto di Silvia De Domenico

MESSINA – Una bara bianca, un viso giovane e vivace, un’assenza che pesa. Una cattedrale strapiena questo pomeriggio ha dato l’ultimo saluto a Rebecca Galli, la 17enne vittima di un incidente stradale. A salutarla e a stringersi attorno ai familiari tanti adolescenti. Le magliette con l’immagine di Rebecca, studentessa dell’Archimede, i palloncini e il viso della ragazza fuori dalla Cattedrale, con la scritta “la nostra regina per sempre”, sono destinate a rimanere impresse.

Così il celebrante, padre Francesco Narcisi, parroco della chiesa di San Domenico: “Qualunque parola sembra troppo piccola. 17 anni sono troppo pochi. Non voglio spiegare ciò che non si può spiegare. Due settimane fa c’era una famiglia in festa per matrimonio e battesimo. Poi giovedì squilla il mio cellulare ed era la sorella Giusy. Basta un tempo breve che la vita mostri la sua fragilità. Perché a 17 anni? Io non ho risposte. E la fede cristiana non ci chiama a chiamare giusta una morte profondamente ingiusta”.

Ha continuato padre Francesco: “Rebecca amava le lingue, soprattutto l’inglese, ed era stata in America. Amava i viaggi. Ma oggi siamo davanti a una lingua dell’assenza. Una lingua che non avremmo voluto imparare. Era solare e portava il sorriso e l’allegria. In classe invitava a credere sempre in sé stessi. E le lascio a voi queste parole, amici e compagni. Non abbiate paura di lacrime e rabbia, ma amate di più. Dite prima le cose importanti. Abbracciatevi e perdonate di più. Cercate la vostra strada e difendete le vostre idee, come diceva Rebecca. A mamma e papà dico solo: promettiamo che non vi lasceremo soli”.

“Ciao Rebecca”, le lettere della madre, delle sorelle e delle amiche

“Rebecca voleva conoscere il mondo. Oggi la affidiamo a Dio, che di fronte alla morte piange con noi. Oggi la consegniamo nelle mani del Padre. E Rebecca lascia il seme d’amore in familiari e amici. Chi ama non passerà mai, dice il Vangelo. Ciao Rebecca”, ha concluso il sacerdote. Ed è partito un lungo applauso.

Poi alcune lettere alla fine della celebrazione. Una “a mia figlia”, scritta dalla madre, e letta dalla sorella maggiore: “Eri mia figlia, la mia parte di cuore, e mi chiamavi mammina anche quando mi facevi arrabbiare. Mi mancherà tutto di te, le cose più piccole mi mancheranno, tutto di te mi mancherà. Quando prenderò il telefono non potrai rispondermi. Ma resterai sempre mia figlia fino a quando vivrò. E penso al piccolo Kevin, di 5 mesi. E gli racconterò di sua zia. Vivrai nei suoi ricordi. Da oggi ti cercherò nei ricordi, nei sorrisi e nelle foto. Una mamma non smette di parlare con sua figlia. Ti amo, figlia mia, e ci rivedremo “.

E poi “a mia sorella”: un’altra lettera struggente scritta proprio dalla sorella maggiore. “Avrei voluto essere al tuo posto. Mi hai lasciato un vuoto immenso. Eri una ragazza introversa ma chi ti conosceva sa quanto amore avevi dentro”. Un pensiero pure per il nipotino Kevin. “Ti parlerò di lei e saprà quanto lo hai amato. Ti porteremo con te”.

“Dammi la forza, Rebi mia”

Subito dopo il saluto dell’altra sorella: “Vivrai per sempre dentro di noi. E ci darai tanta forza”. Una lettera seguita da quella di un’amica. La chiamavano “Rebi” e ha “lasciato un vuoto incolmabile. Ma lo so che ci sei e ci sarai sempre. Non trovo le parole per esprimere tutto l’amore che provo per te. Eravamo una famiglia: amiche e sorelle. Ma ci ritroveremo. Dammi la forza, Rebi mia”.

Dopo i pianti e i ricordi la bara bianca a piazza Duomo

E poi un’altra ancora, letta da una amica in lacrime. Tanti gli applausi e tanta la commozione. Un pensiero anche a quel “diciottesimo” che non sarà mai festeggiato. Lettere e pensieri struggenti di amiche e compagne di classe, “ricordandola com’era”, come cantava Guccini di una giovane vita morta troppo presto.

“Rebi, come faccio tutta la vita senza di te?”, si è domandata una ragazza. In tante hanno letto parole di dolore e rimpianto. E con un pensiero a quel banco vuoto e ai suoi progetti, le partite di calcio, i pranzi e i giochi con le carte in garage. Amicizie e legami che “vivranno ancora. Porteremo avanti i tuoi sogni”, hanno scritto.

Dopo le parole delle sorelle e delle amiche, la bara bianca si è allontanata dalla chiesa, tra fiori e palloncini. Con l’ultimo saluto a Rebecca a piazza Duomo.

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