Il presidente della Regione rassicura sui fondi. "Il sistema funziona", per continuare ad eliminare le baraccopoli
servizio di Silvia De Domenico
MESSINA – “C’è l’impegno del governo regionale e anche nazionale a proseguire nel percorso di risanamento di Messina”. Lo ha ribadito il presidente della Regione siciliana, Renato Schifani. Dopo aver inaugurato il nuovo giardino urbano di via Macello Vecchio, Schifani ha scoperto una targa che porta anche il suo nome. “Questo è l’esempio di come il percorso avviato con il mio sub commissario funzioni. Grazie per aver citato anche me”, dice con una battuta.
E a margine dell’inaugurazione ha annunciato l’arrivo di 40 milioni da parte della Regione, oltre alle somme che dovrebbe stanziare il governo nazionale, che auspichiamo dalle Fsc nazionale, per continuare l’operazione di risanamento e smantellare a Messina le baraccopoli.
“Insieme alla sottosegretaria Matilde Siracusano lavoreremo affinché il risanamento continui, è un sistema che funziona e sarebbe assurdo fermarlo”, ha concluso il presidente.
Servirà un decennio per cancellare le baraccopoli a Messina
Mantenendo l’andamento degli ultimi anni servirà ancora un decennio per cancellare definitivamente le baraccopoli da Messina. Tempi che possono sembrare lunghi ma che comunque fotografano una realtà diversa rispetto al passato: se si considera che dal 1994 al 2018 sono state consegnate appena 650 case, cioè una media di 27 all’anno, con quei ritmi sarebbero serviti altri ottanta o novant’anni.
I numeri del cambio di passo nel segno del risanamento
Dal 2018 ad oggi il ritmo è salito a circa 130-140 case all’anno, grazie soprattutto all’acquisto diretto di immobili sul mercato privato e all’accelerazione impressa dalla gestione commissariale.
Oggi il quadro complessivo vede 1.479 famiglie che ancora abitano in baracca. Un conteggio che, proiettato sull’operatività reale dei cantieri e dei programmi in corso, si ridimensiona: considerando il centinaio di alloggi in costruzione nei comparti di Fondo Basile/De Pasquale e Fondo Saccà, insieme all’ottantina di case già acquistate o in fase di ristrutturazione pronte per l’assegnazione, il fabbisogno effettivo scende a circa 1.300 unità.
Con la media attuale di 130-140 consegne annuali, la stima dei dieci anni per raggiungere il traguardo appare congrua. Un’ulteriore accelerazione dei tempi resterebbe legata a un incremento del flusso di risorse e delle assegnazioni; di contro, un rallentamento burocratico o finanziario allungherebbe l’attesa.
Il nodo dei fondi e la proroga dei poteri
La variabile fondamentale resta la copertura economica. Il fabbisogno complessivo stimato per reperire le case rimanenti e completare le demolizioni, le bonifiche e la riqualificazione urbana ammonta a 346 milioni di euro. La dotazione residua della Struttura commissariale è ridotta a poco più di 3 milioni di euro, quota insufficiente per avviare nuovi interventi senza un rifinanziamento statale e regionale.
Oggi le rassicurazioni da parte del presidente e commissario Schifani.

