Dopo essere uscito allo scoperto chiedendo un campo e aver letto al replica del primo cittadino il presidente di Acr Messina espone la sua verità
MESSINA – Giornate calde in casa Acr Messina non tanto sul campo, dove comunque la squadra è attesa dal triplo impegno aggiungendosi il ritorno di Coppa Eccellenza domani a Gioiosa Marea, ma fuori dove il presidente Justin Davis ha deciso di andarci giù pesante prima chiedendo un campo ad uso quasi esclusivo per allenamenti e partite e dopo la risposta del sindaco Basile che affermava di aver accolto tutte le richieste della società arriva una nuova puntata di questa querelle con Davis che risponde al primo cittadino.
Il presidente Justin Davis torna su quanto chiesto a maggio circa il Celeste che dovesse diventare, nella sua idea, la casa del Messina. La scelta del Franco Scoglio, spiega, è dovuta al fatto che il Celeste quando sono iniziati gli impegni non era pronto. Successivamente si dichiara pronto a risolvere i problemi e sedersi ad un tavolo col primo cittadino, “carte alla mano”.
La replica integrale del presidente Justin Davis
“Signor Sindaco,
la ricostruzione che ha fornito alla città non è corretta. La invito a rileggere con attenzione le note che le abbiamo inviato, perché il loro contenuto è diverso da come è stato raccontato.
Le richieste che ha presentato come continui cambi di idea erano richieste di nulla osta rimaste senza risposta, adempimenti imposti dalla Lega Nazionale Dilettanti, la formalizzazione di accordi presi nel suo ufficio e programmazioni che ci sono state negate. Nessuna di queste note chiedeva l’esclusiva: la nostra proposta di convenzione per il Celeste prevedeva espressamente l’apertura dell’impianto a tutte le altre società cittadine.
Giocare al Franco Scoglio non è mai stata una rinuncia al Celeste. È stata una scelta obbligata, perché il Celeste non era ancora disponibile e non ci consentiva di programmare la stagione con le necessarie garanzie. La nostra volontà di tornarci era nota all’Amministrazione sin da fine maggio.
Del resto, il Celeste non è un impianto qualunque. È la casa storica del Messina, un pezzo della storia calcistica di questa città e della memoria di generazioni di tifosi giallorossi. Riportarci la squadra e la sua gente non è un capriccio: è restituire al Celeste la sua funzione sportiva, sociale e identitaria.
Detto questo, non voglio alimentare una contrapposizione che non serve a nessuno. Resto aperto a risolvere i problemi, subito. Di parole, in questi mesi, ne sono state dette tante: ora servono soluzioni concrete e risposte scritte.
Il futuro del calcio a Messina passa dall’A.C.R. Messina. Se il Messina tornerà nella categoria che la sua storia e la sua gente meritano, tutte le altre società della città potranno solo beneficiarne: in visibilità, in attenzione, in opportunità per i ragazzi. Ma perché questo accada, tutte le componenti devono funzionare: la società, le istituzioni, gli impianti. Noi la nostra parte la stiamo facendo. Siamo pronti a sederci al tavolo quando vorrà, carte alla mano”.

