La storia dell'edificio e le opere d'arte all'interno. I timori per la Sala Borsa
E’ uno dei palazzi più belli della città quello che è andato a fuoco il 5 novembre pomeriggio. Uno sfregio per il tesoro architettonico ed artistico di Messina, nuovamente impoverito, dopo il clamoroso furto degli Antonello.
Un patrimonio di opere d’arte in pericolo
Il palazzo della Camera di Commercio di Messina, in piazza Cavallotti, risale al 1929 ed è opera dell’architetto Camillo Puglisi Allegra. In stile neo rinascimentale, fu completato nel 1933. Marmi, stucchi, bronzi, mosaici e vetrati artistici trovano spazio nelle sale e i corridoi interni. Nell’atrio spiccano i bronzi di celebri personaggi locali, realtizzati Antonio Bonfiglio: il giurista Mario Giurba, il poeta Guido delle Colonne, il pittore Antonello da Messina, l’architetto Filippo Juvarra, l’umanista Francesco Maurolico e lo scienziato Giuseppe Seguenza. Poi i dipinti di Gregorio Panebianco: “La Morte di un cavallegero” e “La resa della cittadella”. All’interno anche le sculture di Giovanni Scarfì e Gaetano Russo, le tele dei fratelli Zona.
Il salone della Borsa
Il cuore è il grande Salone della Borsa, centrale nell’edificio, con gli alti soffitti a cassettoni e i lampadari. Bellissimi e impreziositi da opere anche la Sala Consiglio e la Sala Giunta. All’interno anche opere d’arte moderna, una collezione che ha trovato impulso anche grazie all’opera del presidente Ivo Blandina, appassionato e conoscitore d’arte.
La storia del palazzo
La prima Camera di Commercio a Messina venne edificata nel 1880 sull’area del convento dei padri Crociferi. Progettato da Giacomo Fiore, Giuseppe Munagò e Giuseppe Lo Bruto, venne gravemente danneggiato durante il terremoto del 1908 e successivamente nell’area sorse, al suo posto, l’attuale palazzo Zanca. Per la nuova sede, l’attuale, venne bandito il concorso nel 1910, vinto dall’architetto messinese Puglisi Allegra. Ma la prima guerra mondiale rallentò la costruzione e i lavori partirono soltanto nel 1926. Terminato tra il 1933 e il 1934, fu danneggiato dalle bombe della seconda guerra mondiale, riparato negli anni ’40 e sopraelevato di un piano nel decennio successivo.

