Assunzioni e concorsi, con al centro il “fiore all’occhiello” Azienda speciale Magazzini generali e Servizi alle imprese. La lettera-sfogo di alcuni dipendenti datata dicembre 2008
Nel gennaio scorso, con un pezzo dal titolo eloquente, «Lo Zoom. Il “percorso” di Musmeci. Da presidente a segretario generale della Camera di Commercio di Messina» (vedi articolo correlato), zoomavamo, appunto, sulle grandi manovre interne all’ente camerale di piazza Cavallotti. E qualche settimana fa proprio il percorso di Vincenzo Musmeci, insieme a una lunga teoria di assunzioni e concorsi, ha destato l’attenzione della Procura, con i carabinieri della Polizia giudiziaria che hanno tirato fuori dai cassetti della Camera un bel po’ di documentazioni. La vicenda di Musmeci, uscito dalla porta come presidente (sostituito da Nino Messina) e rientrato dalla finestra come segretario generale al posto di Pietro Ilacqua, nominato qualche giorno dopo esperto dell’ente, è solo una di quelle su cui la Procura vuol vederci chiaro. E’ emersa, infatti, una vera e propria “parentopoli”, con “figli di” assunti e piazzati, anche, nell’azienda leader dell’ente, l’Azienda speciale Magazzini generali e Servizi alle imprese. Ad esempio Cristina Corona, figlia del deputato del Pdl Roberto Corona, direttore di Confcommercio, assunta dai Magazzini generali; Gianluca Ilacqua, figlio di Pietro, anche lui assunto ai Magazzini generali; o Armando Ilacqua, anche lui figlio di Pietro, conciliatore della Camera di Commercio; fino a Stefania Chillè, figlia del predecessore di Ilacqua alla segreteria generale, Nino Chillè. Assunta, manco a dirlo, alla Magazzini generali.
Che l’Azienda speciale, che dovrebbe occuparsi della realizzazione del grande Centro polifunzionale per crocieristi, fosse considerata come una sorta di gioiello di famiglia dell’ente, emergeva già due anni fa (dicembre 2008) da una lettera-sfogo inviata ai vertici della Camera di Commercio (presidente era ancora Musmeci) e ai sindacati da alcuni dipendenti di piazza Cavallotti, che esordivano così: «E’ palpabile il malcontento in gran parte del personale, generato dal modus operandi adottato negli ultimi anni dai vertici, dalla inerzia dei sindacati aziendali e dall’abulia dei dirigenti». E più avanti specificavano: «Sono anni che ai dipendenti viene chiesto di rinunciare a tutto, a causa della precaria condizione economica dell’ente. L’ente che non ha avuto a cuore neanche la sicurezza dei propri dipendenti! A tal proposito i sottoscritti, che finora hanno contestato soltanto per le vie brevi questo stato di cose, non possono non rilevare che l’Amministrazione si è mostrata assai più generosa verso l’Azienda speciale Magazzini generali e Servizi alle imprese, manifestando una chiara volontà di rendere il suo satellite il fiore all’occhiello della Camera, preoccupandosi di assicurare a quei “dipendenti- condizioni ottimali e gratificanti sia sul piano pratico, concedendo ambienti puliti e gradevolmente arredati, sia su quello professionale, data la visibilità e le opportunità fornite a quel personale, di svolgere per conto dell’Azienda missioni, oltre che su territorio nazionale, di recente anche all’estero. Al riguardo, per trasparenza, si chiede di conoscere le somme che negli ultimi tre anni la Camera ha erogato all’Azienda a qualsiasi titolo».
«In questi anni – si legge ancora – i sottoscritti hanno constatato con che interesse l’Amministrazione camerale si sia spesa per far progredire la sua Azienda a 360 gradi, affidandole servizi di esclusiva pertinenza del’ente. Così, con rapidità sconcertante e col silenzio-assenso dei rappresentanti sindacali, si è assistito, annichiliti, al dirottamento e alla duplicazione di numerosi servizi dell’ente verso l’Azienda speciale e all’ingresso, in seno a quell’Azienda, di soggetti per i quali i firmatari chiedono di conoscere criteri e modalità contrattuali che l’Amministrazione ha adottato, nonché i requisiti valutati per la scelta di quegli stessi soggetti che, ci si augura, non sia dipesa dagli stretti legami di parentela». Insomma, c’erano già abbastanza elementi per avvertire qualcosa. E quel qualcosa, oggi, è finito sotto la lente della Procura.

