A raccontarlo sono state le stesse amiche della giovane, parlando con gli inquirenti
Messina – Sono tante le testimonianze che raccontano delle attenzioni morbose di Stefano Argentino per Sara Campanella, la studentessa 22enne uccisa ieri a Messina dal collega universitario. “Dove siete che sono con il malato che mi segue?”, avrebbe scritto la ragazza proprio ieri alle sue amiche, come confermato dalle stesse agli investigatori. Un messaggio con un implicito riferimento al ventisettenne di Avola, a testimonianza che la giovane era già spaventata dagli atteggiamenti di Stefano.
Ieri, dopo le lezioni, Stefano Argentino, lo studente 27enne arrestato per l’omicidio, ha chiesto alle ragazze dove si trovasse Sara e l’ha raggiunta. Quando l’ha visto, la giovane ha subito scritto alle amiche chiedendo di raggiungerla. Ma pochi istanti dopo è stata uccisa con tre fendenti, uno dei quali inferto con violenza proprio alla base del collo, mortale.
Il fratello all’obitorio, l’ultimo saluto a Sara poi il silenzio di dolore
“Era una ragazza solare, tranquilla non era fidanzata con nessuno, stava per laurearsi, era contenta di studiare a Messina, era il suo sogno”. Cosi lo zio racconta Sara, mentre cerca di dare forza a Claudio, il fratello più grande della giovane di 4 anni. Claudio studia Economia a Napoli ed è arrivato a Messina soltanto nelle prime ore di stamattina. Ha voluto anche lui vedere Sara: sul freddo tavolo dell’obitorio del Policlinico gli assistenti hanno sollevato il velo che copre il corpo della ragazza. Claudio è riuscito a guardare soltanto per un attimo, poi si è serrato nel dolore e nel pianto, senza riuscire a commentare altro. Lo zio racconta che Sara avrebbe dovuto essere a casa, a Misilmeri, non stava neppure tanto bene. Ma era a Messina per recuperare ore di tirocinio e per rivedere il lavoro preparatorio alla tesi insieme al professore.
Fiori e bigliettini per Sara sull’aiuola insanguinata
Intanto sul viale Gazzi dove lei è stata accoltellata, stamattina, è stato un via vai di colleghi, amici e parenti. In tanti hanno deposto fiori sull’aiuola ancora insanguinata e appeso girasoli al palo della fermata del bus dove Sara aspettava il mezzo che l’avrebbe riportata a casa e dove invece ha trovato la morte. Accanto ai fiori alcuni bigliettini che testimoniano l’affetto di tutti nei confronti della ragazza.

Purtroppo un’altra vittima della mostruosità di certi individui malati.
La giovane probabilmente non ha segnalato a nessuno dei suoi parenti che questo individuo la perseguitava,capita a volte perché hanno compassione di loro;oppure ne ha parlato senza dare gravità al caso.
Ma io da uomo dico che le donne devono smetterla di stare zitte, perché parlare e rendere noto certi individui, serve a evitare il peggio.
Magari lei non si poteva immaginare che potesse essere così pericoloso;o che magari riteneva che alla lunga avrebbe desistito lasciandola stare.
Ma purtroppo non è accaduto ciò,e questo deve fare riflettere tutte le donne,perché la psiche malata non va mai sottovalutata.
Io poi non capisco perché nella nostra scuola pubblica non ci sia uno psicologo che tenga sempre aggiornato la condizione di ogni alunno.
Gli insegnanti possono poco,servirebbe una figura che sappia ascoltare ed aiutare i ragazzi, perché i “mostri”iniziano a svilupparsi a questa età.