Lo sfogo di alcuni lavoratori simbolo: "Per chi non lavora non può essere festa" - Tempo Stretto

Lo sfogo di alcuni lavoratori simbolo: “Per chi non lavora non può essere festa”

Francesca Stornante

Lo sfogo di alcuni lavoratori simbolo: “Per chi non lavora non può essere festa”

mercoledì 01 Maggio 2013 - 01:40
Lo sfogo di alcuni lavoratori simbolo: “Per chi non lavora non può essere festa”

Abbiamo chiesto ai lavoratori di alcune delle vertenze simbolo della città con quale spirito vivranno la feste dedicata al lavoro. Tra chi ormai è disoccupato e chi lotta ogni giorno per stipendi e futuro la situazione è poco felice e dovrebbe spingere ad alcune riflessioni.

Quando manca lo stipendio o ancora peggio il lavoro le feste non possono che avere un sapore amaro. Ancora più degli altri giorni si sente il peso di una situazione difficile. Prendono il sopravvento la rabbia, lo sconforto, la sensazione di non poter fare assolutamente nulla per cambiare le cose. Poi però arrivano anche la voglia di non darla vinta a nessuno, il pensiero dei figli a casa che hanno diritto a una vita normale, la certezza di non arrendersi. Il 1 maggio è la festa dei lavoratori, ma forse non di quelli messinesi che vivono uno dei momenti peggiori degli ultimi tempi.

Mimmo Sorrenti, uno dei 41 ex dipendenti Triscele, ci racconta che ieri discuteva di questa festa insieme ai colleghi con cui da mesi divide il gazebo davanti i cancelli dell’ex stabilimento in via Bonino. “Avevamo pensato di comprare un po’ di fave e formaggio e di trascorrere qui anche il 1 maggio. Poi però abbiamo pensato alle nostre famiglie e abbiamo deciso, almeno per un giorno, di tornare a casa e di fare finta che sia tutto normale”. Nelle sue parole però di normale c’è ben poco. “Per chi non lavora non può essere festa, c’è gente scoraggiata, prima o poi qualcuno perderà la ragione, sta andando peggio di come pensavamo. C’erano stati degli impegni, ma sono spariti tutti. Dove sono i politici messinesi?” si chiede Mimmo che è un fiume in piena perché quel lavoro era la loro vita.

Anche per Domenica Barbaro, autista dell’Atm, oggi non è un giorno di festa. Dal suo profilo Facebook Domenica scriveva qualche giorno fa “Natale senza stipendio, Capodanno senza stipendio, Pasqua senza stipendio, 25 aprile senza stipendio, ora arriva l'1 maggio e non arriva lo stipendio”. Lei un lavoro ce l’ha, vorrebbe giustamente ricevere il salario che è un sacrosanto diritto per chiunque lavori. Le abbiamo chiesto come passerà questo giorno, lei anche in questa occasione non ha perso la sua verve brillante e ci risponde “con il frigo vuoto, come tutte le altre feste”. Per Domenica “nelle feste il fardello pesa di più perché in queste condizioni non è possibile neanche pensare ad una giornata di semplice relax perché alla fine il pensiero torna al fatto che se riesci a ricevere magari un invito a pranzo da amici o parenti non puoi neanche portare un dolce o una bottiglia di vino. E intanto le bollette aumentano”.

A Pippo Stella, lavoratore di Casa Serena, basterebbe trascorrere questo giorno insieme ai suoi anziani. “Un paio di ore in relax, magari organizzando una bella iniziativa che coinvolga tutti, sarebbe un modo per allentare per qualche ora il pensiero che non veniamo pagati da dicembre. Per un lavoratore che lotta tutti i giorni per quello che in Paese normale è un diritto la festa del 1 maggio è un’altra occasione per ricordarci in che condizione siamo. Senza stipendi viene a mancare la serenità, sia a casa che a lavoro. Qui riusciamo a rendere al 50% perché ognuno di noi pensa a come far quadrare i conti quando torna a casa, a casa troviamo una famiglia che ha dei bisogni a cui non riusciamo più a provvedere. E poi c’è il futuro, non riusciamo a progettare niente. Da festeggiare avremo ben poco, forse meglio non ricordare che è la festa dei lavoratori”.

Per Francesco Buonasera, ex dipendente della Sicilia Limoni licenziato pochi mesi fa, è la prima festa dei lavoratori da disoccupato. “Basterebbe questo per non aver nulla da festeggiare e invece siamo venuti a sapere di un’altra mazzata in arrivo” ci racconta. “Pare sia in arrivo una stretta sui sussidi relativi alla mobilità quindi da qui a breve potremmo trovarci in una situazione più brutta e difficile di questa. Non vediamo nulla di buono per il futuro, se davvero ridurranno i contributi per chi ha perso il lavoro ed è in mobilità sarà proprio il caso di dire oltre il danno la beffa”. Francesco però vuole provare ad essere ottimista. “Spero di riuscire a realizzare insieme a un gruppo di colleghi qualcosa di serio che possa riportarci tutti a lavoro. L’obiettivo è di far rivivere una realtà come quella della Sicilia Limoni, stiamo tentando di battere questa strada”.

C’è un’altra vertenza forse ormai caduta nel dimenticatoio, quella delle guardie giurate ex Detective. Piero Lambraio è uno di loro, “siamo i dimenticati, i defraudati, gli illusi dalle promesse vane” dice con grande amarezza. “Come dovremmo vivere un giorno dedicato al lavoro noi che il lavoro ce lo siamo visto strappare dalle mani?” chiede Piero. “Ci siamo rivolti a tutte le Istituzioni, abbiamo mandato dossier ovunque, abbiamo sperato nell’interessamento della Prefettura che aveva pensato a un albo delle guardie giurate, ma ad oggi risultati veri non ne abbiamo visti. Siamo disponibili a fare qualsiasi cosa, ma fateci lavorare” è il suo appello. Anche loro sarebbero pronti a costituirsi in un gruppo autonomo e provare così a fare gli imprenditori di se stessi, ma non è facile. Anche loro continuano ad aspettare risposte dalla politica, in primis dal Presidente Crocetta che aveva garantito il suo impegno.

Queste poche, ma significative, testimonianze bastano per capire qual è lo spirito di questo 1 maggio messinese. Sono uno spaccato dei drammi vissuti quotidianamente dai troppi lavoratori in difficoltà, ma dalle loro parole ciò che emerge è che ancora nessuno ha perso la speranza. Il dramma vero esploderà quando anche la speranza finirà.

(Francesca Stornante)

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