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L’agguato fallito a Cuscinà, pesanti condanne chieste per Gatto e Cutè

Alessandra Serio

L’agguato fallito a Cuscinà, pesanti condanne chieste per Gatto e Cutè

martedì 16 Giugno 2020 - 09:29
L’agguato fallito a Cuscinà, pesanti condanne chieste per Gatto e Cutè

L'Accusa chiede 28 anni di carcere per il figlio del boss di Giostra Paolo Gatto e 20 anni per il complice nell'agguato fallito a Cuscinà nel 2018

Ventotto anni di carcere per il giovane Paolo Gatto, figlio dello storico boss di Giostra Puccio Gatto, e 20 anni per Giuseppe Cutè, considerato il complice del tentato omicidio ai danni di Francesco Cuscinà, ferito a Giostra il 25 agosto 2018. I due sono stati arrestati a settembre e adesso per loro si avvicina la sentenza.

I difensori, gli avvocati Salvatore Silvestro e Alessandro Billè, hanno scelto di chiudere la partita di primo grado col rito abbreviato, celebrando il processo direttamente davanti al giudice per l’udienza preliminare, allo stato degli atti, senza dibattimento con i testimoni, ma puntando allo sconto di pena previsto per il rito.

Alla prossima udienza, fissata per il 30 giugno, il GUP Simona Finocchiaro sentirà gli avvocati poi emetterà il proprio verdetto.

Le richieste dell’Accusa, il PM Liliana Todaro, sono state però tutt’altro che miti. Il magistrato che ha condotto l’inchiesta sull’agguato ha chiesto il riconoscimento della colpevolezza per il ventenne per l’accusa di tentato omicidio e rapina, mentre Cutè, malgrado i suoi tentativi di chiamarsi fuori, resta accusato sia dell’agguato che di intestazione fittizia di beni.

Subito dopo essere stati arrestati dai Carabinieri Cutè si era discolpato, dichiarandosi innocente e chiamandosi fuori dal delitto non consumato. Ma per l’Accusa l’sms scambiato tra i due la mattina del ferimento, ma soprattutto le molte conversazioni intercettate tra madre e figlio a casa Gatto e sul telefono della donna, la moglie del boss “Puccio”, oggi ancora al carcere duro, parlano chiaro e dimostrano il pieno coinvolgimento del ventottenne in quello che era un tentativo di uccidere, e non un semplice avvertimento.

A dicembre scorso Cutè è stato coinvolto anche nel blitz antimafia della Polizia battezzato Predominio sugli affari degli ex pentiti che tentavano di riorganizzarsi all’interno del clan di Giostra. Anche il fallito agguato a Cuscinà a Giostra era stato “sistemato” dagli ex pentiti, nel corso di un vertice avvenuto alla trattoria “Il sikulo” di Largo Seggiola.

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