Torre si difende dall'accusa di aver partecipato al tentato omicidio Aricò, 20 anni fa a Barcellona
Messina – Non è stato il Cinese a sparare al Pipistrello, quella sera del 13 aprile 2006 a Fondaconuovo di Barcellona. Almeno così sostiene Filippo Torre detto appunto “il Cinese”. Cinquantanove anni, già detenuto, dallo scorso 20 gennaio Torre è accusato anche del tentato omicidio di Giuseppe Aricò.
Accompagnato dal suo legale, l’avvocato Massimo Alosi, Torre ha affrontato l’interrogatorio di garanzia scegliendo di rispondere a tutte le domande della Giudice Ornella Pastore che ha autorizzato il suo arresto. E si è difeso strenuamente: non avrebbe partecipato all’agguato, quella sera era in casa e lo avrebbe saputo solo l’indomani.
Le accuse contro Torre
Contro il Cinese ci sono le dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia, che ascrivono gli 8 colpi di pistola contro l’auto dell’operaio Aricò a dinamiche diverse, ma comunque interne al malaffare barcellonese: dissidi per il controllo del territorio nell’ambito dello spaccio di droga, o ritorsioni per una precedente sparatoria. Sono dichiarazioni de relato che si sommano alle conferme date dai boss di Barcellona oggi pentiti sulla matrice mafiosa dell’agguato: il gotha del clan Longano non aveva dato l’assenso a quel delitto, visto come una vendetta privata. Secondo il Cinese quelle dei pentiti sono tutte falsità.
L’agguato 20 anni fa
Aricò era in macchina, quella sera di 20 anni fa, quando qualcuno si è avvicinato aprendo il fuoco e ferendolo ad una spalla. Otto i bossoli ritrovati, di due pistole diverse, uno soltanto dei quali colpì di striscio il Pipistrello.
Per la Procura di Barcellona, guidata dal procuratore capo Giuseppe Verzera che ha lavorato al caso con la Direzione distrettuale antimafia di Messina, i pentiti hanno però offerto dichiarazioni credibili, così adesso per Torre è scattato il nuovo mandato di arresto in carcere, dopo le indagini dei Carabinieri. L’avvocato Alosi valuta ora l’eventuale ricorso al Tribunale del Riesame.
