La terra continua a tremare: altre due lievi scosse sismiche tra la notte e l'alba

La terra continua a tremare: altre due lievi scosse sismiche tra la notte e l’alba

La terra continua a tremare: altre due lievi scosse sismiche tra la notte e l’alba

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mercoledì 21 Aprile 2010 - 08:21

Una tra Capo d'Orlando e Gioiosa Marea, l'altra al confine tra l'Etna e i monti Peloritani

E anche oggi, per il terzo giorno di fila, il -buongiorno- è servito da movimenti tellurici per fortuna molto deboli e senza conseguenze.

Due scosse di terremoto sono state registrate tra la notte e l’alba: nessuna delle due scosse è stata avvertita dalla popolazione nè ha creato danni.

La prima, di magnitudo 2.8 della scala Richter, è stata rilevato alle 3.54 nel Mar Tirreno Meridionale, nel Messinese, tra Capo d’Orlando e Gioiosa Marea. L’ipocentro è stato localizzato a una profondità di circa 118 chilometri.

Il secondo terremoto, di magnitudo 2.2 richter, è stato registrato alle 7.09 a sei chilometri a nord-est di Linguaglossa, al confine tra il vulcano Etna e i monti Peloritani, tra le province di Catania e Messina, a una profondità di 18 chilometri.

Nella stessa zona ieri erano stati rilevati altri due sismi, di magnitudo 2.6 e 2.4: forse sono segnali di tremori del vulcano in vista di una possibile eruzione?

Non c’è risposta, lo scopriremo solo nei prossimi giorni mentre l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, l’ente che si occupa del monitoraggio di vulcani e terremoti in Italia, denuncia una grave carenza di personale. L’allarme è stato lanciato ieri, durante la presentazione di un video per i dieci anni dell’ente alla Camera dei Deputati.

-Attualmente abbiamo 582 ricercatori, ma per lavorare con tranquillità ed espandere le ricerche dovremmo arrivare a 815 – ha spiegato Tullio Pepe, direttore generale dell’Ingv – è un 40% in più, ma basterebbe un 10% in più di fondi, stimabile in circa 5 milioni di euro-.

Il numero di ricercatori dell’ente è inferiore alla media europea, fa notare Pepe, anche se riesce a supportare le reti di monitoraggio di vulcani e sismi: -Quelli che vorremmo assumere sono tutti ricercatori – fa notare Pepela nostra struttura è la stessa di 10 anni fa, anzi è scesa da 617 a 582 unità-.

Oltre ai pochi addetti, l’ente ha il problema del precariato: -Ci sono 220 ricercatori che avrebbero i titoli per essere stabilizzati – spiega il direttore generale – ma sono ancora precari-.

L’Ingv, è emerso durante il convegno, ha un budget di 90 milioni di euro, di cui 65 da Miur e Protezione Civile e 25 dai progetti di ricerca. Una prima risposta ‘politica’ è venuta da Mario Tassone, presidente del Copit, il comitato parlamentare per l’innovazione tecnologica: -Bisogna preparare il clima per una legge a favore dell’Ingv – ha affermato Tassone non c’è dubbio che l’ente sia tra quelli che consideriamo fondamentali, ma non esiste un dibattito parlamentare su questo tema, c’è molta disattenzione-.

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