"Basta caporalato digitale, per i rider serve il Contratto collettivo"

“Basta caporalato digitale, per i rider serve il Contratto collettivo”

Redazione

“Basta caporalato digitale, per i rider serve il Contratto collettivo”

venerdì 20 Marzo 2026 - 07:30

Dopo l'inchiesta della Procura di Messina sulla società "MyLillo", Rifondazione comunista propone il Ccnl come per Just Eat. "Stop alla partita Iva"

MESSINA – “L’inchiesta della Procura di Messina sulla società MyLillo squarcia il velo su una realtà di sistematico sfruttamento ai danni dei rider. Lavoratori privi di tutele, esposti a rischi costanti e costretti a operare in qualsiasi condizione climatica per compensi irrisori. Ciò che emerge è un vero e proprio sistema di caporalato digitale e schiavitù, dove algoritmi e pressioni umane impongono ritmi insostenibili, con minacce dirette in caso di malattia o infortunio. Vedi le intercettazioni diffuse, in cui l’amministratore delegato invita una dipendente in malattia a licenziarsi”. Antonio Currò e Tania Poguisch, cosegretari del circolo “P. Impastato” di Rifondazione comunista Messina, dicono “basta al caporalato digitale” e chiedono l’applicazione del Ccnl, Contratto collettivo nazionale di lavoro, per i rider.

Evidenziano Currò e Poguisch: “Il quadro che emerge dalle indagini è drammatico. Umiliare tutti lavoratori e cercare di ottenere, carpendole in un momento di fragilità, le dimissioni di una lavoratrice perché infortunata sul lavoro. Stiamo tornando alla modalità usata dagli antichi caporali con metodi tecnologici”.

Vita da rider e “insostenibilità del modello basato sul lavoro autonomo e a Partita Iva”

E continuano: “Dalla spregiudicatezza delle parole dei vertici aziendali traspare una pericolosa sensazione di impunità, come se il profitto potesse porsi al di sopra della legge e della dignità contro ogni logica di tutele sociali e sindacali. Le indagini messinesi seguono il solco già tracciato dalla Procura di Milano nei confronti di colossi come Glovo e Deliveroo, confermando l’insostenibilità del modello basato sul lavoro autonomo e a Partita Iva. Un sistema progettato per estrarre profitto calpestando diritti basilari, come il diritto alla salute o alla sicurezza sul lavoro”.

“L’esperienza di Just Eat con il Ccnl per i dipendenti”

Ma esiste l’alternativa E Currò e Poguisch la mettono in evidenza: “L’unica reale garanzia per questi lavoratori è l’applicazione di un Contratto collettivo nazionale come già avviene per i dipendenti di Just Eat. Attraverso lo strumento contrattuale si attivano tutele legali e previdenziali che il regime di autonomia nega. Non a caso, dove c’è contratto, c’è una maggiore presenza sindacale e, di conseguenza, più protezione e controlli”.
In conclusione, i cosegretari ribadiscono la necessità di non abbassare la guardia: “È fondamentale che le indagini proseguano per far emergere ogni sacca di sfruttamento nel territorio. Esortiamo i lavoratori a denunciare e a scegliere la via della sindacalizzazione. L’esperienza di Just Eat a Messina traccia una strada che i lavoratori devono seguire: dove il sindacato è forte, i lavoratori acquisiscono consapevolezza, coscienza e diritti. Requisiti fondamentali per creare reti virtuose attraverso una costante presenza sindacale per tenere sotto controllo qualsiasi tentativo possa incrementare il famigerato caporalato digitale, in questa fase in costante sviluppo laddove, appunto, non ci sono tutele e denunce sindacali.”

Articoli correlati

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Premi qui per commentare
o leggere i commenti
Tempostretto - Quotidiano online delle Città Metropolitane di Messina e Reggio Calabria

Salita Villa Contino 15 - 98124 - Messina

Marco Olivieri direttore responsabile

Privacy Policy

Termini e Condizioni

info@tempostretto.it

Telefono 090.9412305

Fax 090.2509937 P.IVA 02916600832

n° reg. tribunale 04/2007 del 05/06/2007

Questo sito è associato alla

badge_FED