Convocati dal giudice gli indagati sui presunti casi di sfruttamento scoperti dai Carabinieri
Messina – La Procura di Messina vuole il rinvio a giudizio di tutti gli indagati del caso Mylillo, per vagliare le ipotesi d’accusa davanti al Tribunale di Messina, sottoponendole al confronto dibattimentale. Accuse che ruotano intorno, in sostanza, al reato di sfruttamento del lavoro dei rider.
Caso Mylillo, tutti gli indagati
Alla fine degli accertamenti, quindi, il pubblico ministero Marco Accolla conferma di voler procedere nei confronti dei tre indagati: il trentaseienne Gianluca Penna, legale rappresentante e datore di lavoro della società, il collaboratore Giuseppe Intelisano (29) e Silvio La Rosa (31). Per loro il vaglio processuale si aprirà il prossimo 15 dicembre davanti la giudice Alessia Smedile. Saranno difesi dagli avvocati Salvatore Silvestro, Stefano Olivo, Nino Cacia e Filippo Pagano. Citata come responsabile civile anche la stessa società Mylillo, per non aver adottato modelli organizzativi e di vigilanza idonei a prevenire il reato di caporalato digitale.
Rider sfruttati, il fenomeno a Messina
Il caso emerse nel marzo scorso. Almeno 49 i lavoratori sfruttati, secondo la magistratura messinese, soprattutto studenti universitari e fuori sede. In un contesto economico fragile, i rider erano costretti a utilizzare mezzi propri per fare consegne remunerate con compensi inferiori, in alcuni casi, a meno della metà degli importi stabiliti nel Ccnl, spingendoli a esporsi a rischi stradali elevati pur di raggiungere una soglia minima di sussistenza. Le paghe erano a cottimo, tra i 2,40 e i 3 euro per consegna. Niente pause, niente ferie, niente visite mediche, niente formazione.
Le intercettazioni: le pressioni ai lavoratori
L’indagine dei carabinieri venne battezzata Festina lente. La realtà dei rider venne a galla anche attraverso le conversazioni intercettate dagli investigatori. Una delle quali per esempio svelò che una rider era stata sottoposta a pressioni piscologiche dopo un infortunio. Intanto la società di food delivery messinese è stata messa in liquidazione e lavora sotto un altro marchio. Ora le ricostruzioni degli inquirenti andranno al vaglio dei giudici e gli indagati potranno difendersi, offendo la loro versione dei fatti. Sarà poi al Tribunale, una volta esaminate le prove, a stabilire se le accuse sono fondate o se vanno archiviate.

