La crisi nera di Palazzo Zanca: gli scenari con o senza dimissioni di De Luca - Tempostretto

La crisi nera di Palazzo Zanca: gli scenari con o senza dimissioni di De Luca

Danila La Torre

La crisi nera di Palazzo Zanca: gli scenari con o senza dimissioni di De Luca

venerdì 12 Ottobre 2018 - 05:14
La crisi nera di Palazzo Zanca: gli scenari con o senza dimissioni di De Luca

Messina - Il sindaco ha legato il suo destino personale e quello del Comune all’approvazione del “Salva Messina” . Ecco cosa può succedere

Sul Comune di Messina è tornato prepotentemente ad aleggiare lo spettro del dissesto finanziario. Non una novità per Palazzo Zanca, che sull’orlo del baratro cammina da ben 6 anni, esattamente dal 2012, quando l’allora commissario straordinario Luigi  Croce – a causa di una condizione economica disastrosa ereditata dalle precedenti amministrazioni – aderì alla procedura di riequilibrio per accedere al Fondo di rotazione istituito dal Governo nazionale con decreto 174 /2012.

Il paradosso è che dopo tutto questo tempo l’ente si trova ancora al punto di partenza, nonostante l’approvazione del  piano di riequilibrio, nelle sue numerose versioni. La manovra finanziaria decennale, approvata per la prima volta durante fase commissariale targata Croce e modificata  più volte durante l’amministrazione Accorinti, è infatti ancora ferma presso la commissione ministeriale chiamata a giudicarne la sostenibilità.

La giunta De Luca, ed è questo il nodo politico di questi giorni, deve decidere insieme al Consiglio comunale se rimodulare la manovra finanziaria (facoltà concessa alle amministrazioni che si insediano a procedura di riequilibrio avviata, per la quale però non sia intervenuta la delibera della Corte dei conti di approvazione o di diniego)  o dichiarare il dissesto. Secondo De Luca, la maggiore criticità risiede nel fatto che, oltre ai debiti inseriti nel  piano di riequilibrio, il Comune deve fare i conti con i debiti  prodotti dal 2014 in poi, che non possono trovare copertura nella manovra finanziaria decennale 2013-2024 e devono quindi  essere sanati con gli strumenti finanziari ordinari, vale a dire i bilanci. Secondo quanto sostiene De Luca, la situazione è gravemente compromessa e non ci sono molti margini di azione, da qui la decisione del sindaco di proporre ai consiglieri oggi in carica un piano di interventi ribattezzato “Salva Messina” per far quadrare i conti comunali e scongiurare il dissesto (VEDI QUI). Il primo cittadino ritiene infatti che senza il “Salva Messina” la dichiarazione di default sarà inevitabile.

Il pacchetto di misure targato De Luca è in fase di elaborazione, ma le linee guida sono già state rese note dal primo cittadino, il quale, senza ipocrisie e con un linguaggio tutt'altro che politichese, ha annunciato tagli ai servizi sociali, e non solo; riorganizzazione del  personale e dei servizi; l'interruzione di affidamenti esterni.

De Luca ha chiesto al Consiglio Comunale di condividere all’unanimità il “salva Messina” che lunedì prossimo arriverà in Aula (VEDI QUI), facendo sapere che in caso contrario le sue dimissioni da sindaco diventeranno irrevocabili.

In attesa di vedere cosa succederà lunedì in occasione della cruciale seduta di Consiglio comunale, vediamo quali sono gli scenari possibili.

PRIMO SCENARIO: IL CONSIGLIO COMUNALE APPROVA IL “SALVA MESSINA”

Innanzitutto va detto che il  “Salva Messina”  non avrà alcun effetto concreto sulla vita dell’ente ma suggellerà un patto d’onore tra il sindaco ed i consiglieri sulle misure da adottare per far quadrare i bilanci di Palazzo Zanca. Nessuno al momento conosce nel dettaglio i provvedimenti salva-conti che De Luca vuole portare all’attenzione del Consiglio, e questo ha fatto sorgere molte perplessità nei consiglieri comunali, i quali vorrebbero conoscere prima la reale entità e le conseguenze effettive delle misure messe a punto dall’amministrazione comunale.  Quel che è certo, e su questo il sindaco è stato molto chiaro, è che ci saranno tagli di personale "esterno"; che  verranno scalfite situazioni di potere ben radicate all’interno del palazzo; e verranno messe in discussione partiche gestionali anomale diventate prassi e dunque da molti ritenute intoccabili.  Le misure del Salva-messina saranno lacrime e sangue per molti.

Se lo scenario fosse questo, inevitabilmente si aprirebbe una stagione di forti tensioni per gli inquilini di Palazzo Zanza.

SECONDO SCENARIO: IL CONSIGLIO COMUNALE NON APPROVA IL "SALVA MESSINA"

In caso di bocciatura del “Salva Messina” il sindaco  De Luca ha detto di essere pronto alle dimissioni. Qualora fosse questo lo scenario, il Consiglio comunale resterebbe in carica fino a nuove elezioni ed in città arriverebbe un commissario straordinario nominato dalla Regione con il compito di traghettare il Comune fino alle prossime consultazioni elettorali, che potrebbero essere convocate già nella primavera del 2019.

LE POSSIBILI AZIONI DEL COMMISSARIO

Con l’arrivo del commissario straordinario si potrebbero verificare due differenti situazioni.

Prima ipotesi: Qualora il commissario straordinario dovesse accertare che la situazione è meno grave di quella rappresentata da De Luca, e cioè che non ci sono le condizioni per la dichiarazione di dissesto, il Comune potrebbe continuare sulla strada della procedura di riequilibrio.

Seconda ipotesi: Qualora il commissario straordinario dovesse invece accertare che la situazione è grave così come la descrive De Luca e che ci sono debiti prodotti dal 2014 in poi che non possono essere inseriti nel piano di riequilibrio e devono essere coperti con somme di bilancio, potrebbe o presentare un pacchetto di misure salva-conti, come sta facendo De Luca, oppure predisporre e presentare al Consiglio Comunale la delibera di dichiarazione di dissesto.

Non avendo la sfera di cristallo e non potendo prevedere quali misure potrebbe adottare un commissario, concentriamoci su cosa succederebbe se il Comune dichiarasse il dissesto.

COSA SUCCEDE IN CASO DI DISSESTO

Rimandando ai due articoli di approfondimento sulle conseguenze del dissesto e sull’attività dei tre commissari esterni, è importante sottolineare che  in virtù dell’articolo 244 del Tuel  «si ha stato di dissesto finanziario se l'ente non può garantire l'assolvimento delle funzioni e dei servizi indispensabili ovvero esistono nei confronti dell'ente locale crediti liquidi ed esigibili di terzi cui non si possa fare validamente fronte …».

Se il Comune dichiara il dissesto, gli organi istituzionali  (sindaco e Consiglio comunale) dell’ente non decadono ma vengono affiancati dall'organo straordinario di liquidazione, vale a dire una commissione composta da tre membri nominati fra magistrati a riposo della Corte dei conti, della magistratura ordinaria, del Consiglio di Stato, fra funzionari dotati di un'idonea esperienza nel campo finanziario e contabile in servizio o in quiescenza degli uffici centrali o periferici del Ministero dell'interno, del Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, del Ministero delle finanze e di altre amministrazioni dello Stato, fra i segretari ed i ragionieri comunali e provinciali particolarmente esperti, anche in quiescenza, fra gli iscritti nel registro dei revisori contabili, gli iscritti nell'albo dei dottori commercialisti e gli iscritti nell'albo dei ragionieri.

La commissione straordinaria di liquidazione è presieduta, se presente, dal magistrato a riposo della Corte dei Conti o della magistratura ordinaria o del Consiglio di Stato.

Secono previsto dal Testo Unico degli Enti Locali, l'organo straordinario di liquidazione provvede al ripiano dell'indebitamento pregresso con i mezzi consentiti dalla legge. Gli organi istituzionali dell'ente assicurano condizioni stabili di equilibrio della gestione finanziaria rimuovendo le cause strutturali che hanno determinato il dissesto (PER APPROFONDIMENTI VEDI QUI E VEDI QUI).

Danila La Torre

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COMMENTA

Un commento a “La crisi nera di Palazzo Zanca: gli scenari con o senza dimissioni di De Luca”

  1. Arcistufo2.0 ha detto:

    Il Sindaco secondo me slega il proprio destino personale a quello del provvedimento salva Messina. La possibilità di sganciamento dalla città nella quale si è candidato, indica che non intende seguirne i destini e non il contrario. Penso che veda in Messina una opportunità per la sua ascesa politica e basta. Venuta meno questa, verrà meno anche la necessità di lottare per essa.

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