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Coronavirus: ne usciremo a pezzi. L’epidemia ci sbatte in faccia come siamo cambiati

Rosaria Brancato

Coronavirus: ne usciremo a pezzi. L’epidemia ci sbatte in faccia come siamo cambiati

domenica 08 Marzo 2020 - 08:43
Coronavirus: ne usciremo a pezzi. L’epidemia ci sbatte in faccia come siamo cambiati

#coronavirus #psicosi Non ho paura del virus ma degli effetti collaterali. La Sicilia uscirà a brandelli. Con l'epidemia quel che era virtuale è diventato reale: l'odio verso l'altro, i like che sostituiscono gli abbracci veri

Dal Coronavirus Messina e la Sicilia ne usciranno a pezzi. E non perché saremo tutti morti, falcidiati da quella che per i social è diventata peggio della peste bubbonica. No, ne usciremo a pezzi perché gli effetti della psicosi da coronavirus  lasceranno ferite che non saranno curate. In Sicilia diciamo “u cane muzzica u strazzatu”. L’epidemia, se pure dovesse raggiungere un picco medio, lascerà un tessuto economico a brandelli. E come avviene sin dai tempi dell’Unità (unità si fa per dire) d’Italia, il Sud riceverà briciole.

Mancano posti in terapia intensiva

Conte ha deciso di estendere le misure draconiane contro il virus a tutto il territorio nazionale quando si è temuto che il contagio oltrepassasse il Po e arrivasse al sud. Il timore era che la sanità disastrata del Mezzogiorno non avrebbe retto l’urto. Conte non ha torto. Il covid 19 ha una bassa percentuale di mortalità (1%-2%) ma si contagia facilmente e velocemente. Il problema quindi è la carenza di posti in terapia intensiva. Un problema nazionale, figuriamoci cosa accadrebbe in un’isola in cui la sanità è stata devastata da logiche baronali e assistenzialiste. L’allarme quindi è soprattutto strutturale.

Keep calm ed….è subito panico

Non sono tra quelli che chiuderebbero lo Stretto di Messina, i cieli, i mari, gli spazi sotterranei e temono che una sciagura planetaria stia per abbattersi in città.  Ma un paio di domande me le pongo. Sul piano della comunicazione, ad esempio, sono stati fatti erroracci. Che senso ha invitare a non farsi prendere dal panico e poi chiudere stadi, teatri, cinema, palestre, scuole, università, luoghi pubblici?

State calmi… l’Apocalisse è qui

Niente allarmismi” dicono. Allora bene, tutti disciplinati Keep calm e mascherina. Ma contestualmente vengono sigillati Comuni, province, l’intera Lombardia, si annullano ogni tipo di eventi e contatti umani. Chiudono il mondo esterno…. giusto per rassicurarci eh…..no panic…. E ci lasciano davanti a un pc o a un telefono che gronda di post e fake news che annunciano l’Apocalisse? Come faccio a restare calma se mi lasciano chiusa in casa davanti a a tv e telefono e un oceano di persone che se potessero si murerebbero vivi con le loro famiglie? Non ho avuto il panico da contagio ma questo mi ha fatto temere di essere diversa. Non ho svaligiato il supermercato, non ho mascherine, non ho amuchina e curo la mia igiene personale come ho sempre fatto senza bisogno del video di Barbara D’Urso. Non avendo alcuna psicosi ho temuto di essere malata di qualche forma di “anaffettività”.

Temo gli effetti collaterali

Però ho paura, sì. E non del virus. Il covid 19 non sterminerà la popolazione perché non è la peste. E’ il fatto di non avere strutture sanitarie che mi preoccupa. Ma il panico è altra cosa. Il panico chiude la porta alla ragione. Ho paura degli effetti collaterali del coronavirus. L’ho già scritto nella rubrica di domenica scorsa. Per tutta la settimana ho riflettuto ancora su questi temi. Quel poco di economia che avevamo sarà spazzato via dalla crisi. Purtroppo 100 anni di classe politica inadeguata non mi lasciano sperare che tra le misure che il governo nazionale adotterà la Sicilia ne avrà giovamento.

L’epidemia, l’economia, l’uomo forte

Peraltro ci sono famiglie in cui l’epidemia causerà danni non facilmente conteggiabili né risarcibili. Non tutti possono pagare la baby sitter per seguire i figli o hanno i nonni ai quali lasciarli. C’è chi se non va al lavoro non mangia, c’è chi se il cinema o il teatro è chiuso non sta a casa a leggere un libro perché il teatro e il cinema “lo fa”. In tempi normali si dice che di cultura non si mangia. Figuriamoci in tempi di epidemia. Temo che la paura verso l’altro tracimerà e temo che un popolo in balia delle proprie emozioni aprirà la porta all’uomo forte (questa, lo ammetto, è la mia paura più grande).

Il virtuale ha invaso il reale

C’è poi un’altra cosa che mi spaventa. Il mondo esterno è il nostro specchio. E viceversa. Noi e il contesto non siamo slegati, ma siamo un’unica cosa. L’epidemia ed il modo in cui stiamo reagendo sono lo specchio della nostra società. Il virtuale ha invaso il reale. Mi spiego meglio. Il social permea le nostre vite da oltre un decennio.  Passiamo gran parte della giornata senza il contatto diretto con l’altro. Stiamo dietro una tastiera che funge da “riparo”, da “mascherina”. Abbiamo imparato a chattare, a conversare e fare “vita sociale in modo a-sociale”, senza il contatto diretto.

Dai like al divieto di abbracci

Questa trasformazione nelle relazioni umane il coronavirus ce l’ha trasferita dal cellulare alla realtà. Il governo ha deciso non possiamo più abbracciarci, baciarci, stringere la mano e che dobbiamo mantenere le distanze. Dobbiamo isolarci, andare in quarantena. Questi divieti ci hanno spaventato ma non ci siamo resi conto che già da tempo abbiamo ridotto al minino i contatti umani diretti. Quanto spesso ci capita di vedere intere tavolate di persone intente a guardare ognuna il proprio telefono? Gente che cammina per strada, in auto e manda whatsapp? Fino a che punto il like e l’emoticon con la manina o la faccina hanno sostituito gli abbracci e i baci reali, gli sguardi reali? Ecco, secondo me, il coronavirus ha reso “visibile” un modo diventato  virtuale di vivere i rapporti.

Il covid ci sbatte in faccia la realtà

L’ epidemia ci sta sbattendo in faccia questo cambiamento. E’ come se il virus ci dicessehai visto cosa sei diventato? Perché alla persona che ami dedichi post meravigliosi su facebook e non invece quando siete soli? Perché non guardi e assapori il tramonto e lo posti soltanto?”. Nei social non siamo mai davvero NOI fino in fondo.  Alziamo muri, offendiamo l’altro, perché tanto non lo vediamo. Non è accanto a noi. Avendo perso il contatto fisico con l’altro abbiamo perso la compassione, la capacità di “sentire” sulla nostra pelle il dolore dell’altro.

Abbiamo perso la compassione

Il coronavirus ci sbatte sulla faccia anche questo. L’isolamento coattivo è in forma reale quell’isolamento che da anni viviamo sui social, “protetti da uno schermo”. Un isolamento che ci allontana dall’altro fino al punto che chi consideriamo diverso da noi diventa “l’altro”, diventa quello da insultare su faceboook, diventa l’untore nella vita reale, il paziente zero. E’ il cinese, il bergamasco, l’italiano che va in Africa, è il tedesco. E’ sempre l’altro il colpevole. E lo vogliamo chiuso, sigillato, vogliamo che lo Stato ci tuteli e ci difenda dalla sua sofferenza. Vogliamo che ci dicano il nome e cognome della bambina contagiata per sbatterla nella chat dei genitori della classe.

Chi si arricchirà della tragedia?

Nel frattempo qualcuno si arricchirà su questa tragedia. I vaccini li pagheremo a peso d’oro, le borse speculeranno, le banche brinderanno. Mai stata complottista, per me la terra è tonda e Lady Diana è morta così come tutti gli altri vip. Ma che qualcuno sulla nostra pelle diventerà ricco non ho alcun dubbio. Ci dicono “non abbiate paura, state a casa”. E poi, a casa, c’infettano con la paura tramite fake news (alcune anche ufficiali).

La psicosi non è gratis

Perché la paura ci rende loro schiavi. “Non abbiate paura, state a casa davanti al pc e al telefono”. Nel frattempo le città si svuotano, l’economia muore, le aziende chiudono, la speranza si affievolisce. La verità non circola. Le idee non circolano. Si ferma la ragione. Poi ci presenteranno il conto. Con gli interessi. Le tasse sono congelate non cancellate. Ci presenteranno il conto e ci costringeranno a pagarlo. Questo mese di psicosi collettiva non è gratis. Lo pagheremo con la nostra pelle. E noi al sud lo pagheremo come con l’Unità d’Italia.

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4 commenti

  1. Demetrio Salernitano 8 Marzo 2020 14:24

    Brava Rosaria! Purtroppo mi sento costretto ad avallare la tua circostanziata disamina. Mi piacerebbe aver trovato qualche punto da poter contestare, ma non ne vedo. Altresì sono convinto che questo periodo non sarà breve abbastanza da tentare di confutare ciò che sarà nel prossimo futuro. C’è voglia di normalità, quella che solitamente si dà per scontata e non ci si fa caso scambiandola spesso per noia ma di cui in questo momento, come tutte le cose che vengono a mancare, se ne sente il bisogno. Spero solo che quest’incubo manzoniano passi presto. Magari, poi, ci si guarderà alle spalle avendo imparato qualcosina… Chissà…

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  2. Impeccabile. Condivido fin anche le virgole. Complimenti

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    1. Pure io. È una Grande! Complimenti.

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  3. Complimenti …ottima disamina….

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