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Coronavirus. ‘Sono un piccolo imprenditore edile. È davvero andato tutto bene?’

Francesca Stornante

Coronavirus. ‘Sono un piccolo imprenditore edile. È davvero andato tutto bene?’

martedì 05 Maggio 2020 - 08:00
Coronavirus. ‘Sono un piccolo imprenditore edile. È davvero andato tutto bene?’

Un imprenditore edile, un padre di famiglia, un uomo che in questa emergenza Coronavirus si è trovato a chiedersi come ci si potrà davvero rialzare

«Sono un piccolo imprenditore della città di Messina operante nel settore edile da 22 anni. Devo dire che la mia vita con questo lavoro non è mai stata in discesa, forse qualche volte la salita è stata meno ripida, ma sempre difficile. Nonostante ciò, con il mio lavoro ho avuto sempre belle soddisfazioni, operando solo ed esclusivamente nel settore privato, si perché le soddisfazioni non sono i soldi ma ben altro. Mi piace ciò che faccio, ogni singola realizzazione la ritengo una mia creatura e la faccio sempre con cura, valorizzando i minimi dettagli.

Fare il piccolo imprenditore edile è sempre una guerra. Ti alzi la mattina e il cellulare inizia a suonare, ti viene l’ansia e prima di guardarlo pensi che di sicuro non è qualcuno che ti vuole pagare. Allora chi sarà? La banca, il cliente che ha qualcosa di cui lamentarsi, il commercialista. E cosi inizia la battaglia giornaliera. Poi arriva il pomeriggio, torni in ufficio e cerchi di fare qualcosa, accendi il pc, guardi le mail, ed ecco Agenzia delle Entrate, Serit, fornitori. Allora in qualche modo ti fermi a pensare, rifletti e cerchi di andare avanti, Ci riesci con fatica e continui solo per la tua famiglia.

Cosi è arrivato quel pomeriggio del 12 marzo 2020, l’Italia si ferma c’è un virus che sta spaventando il mondo. Si chiama COVID 19, da un lato non la prendo molto sul serio, apro il pc mi collego sulle news e leggo. Tutto fermo, scrivo su un post- it “#12marzotuttoandràbene# e poi ancora #restiamoa casa. Lo invio a tutti i miei amici, si cerca di sdrammatizzare, si scherza, si inizia la lunga permanenza a casa. Rimango a casa, una cosa bellissima stare con i propri figli e con la propria moglie, le persone più importanti della mia vita alle quali a causa del mio lavoro dedico forse il 5% della mia giornata. Quindi questo Coronavirus alla fine sta facendo qualcosa di buono, iniziamo a fare di tutto, focaccia, pidoni, pasta fatta in casa.

Ma il lavoro si ferma, i miei collaboratori sono senza soldi, gli do tutto quello che posso per farli andare avanti. Ma i soldi finiscono, mi dispero non so come aiutarli e mi sento un verme. Passa un mese i signori che ci governano ci rassicurano, dicendo “nessuno sarà lasciato solo”. Parlano, fanno decreti con tanti articoli seguiti da tanti comma e ulteriori punti, che se non hai la laurea e buon avvocato non arrivi da nessuna parte.

Ecco la cassa integrazione, ma ad oggi nessuno ha visto un euro. Prestiti alle imprese? Il Presidente Conte dice di aver messo 400 miliardi, ma lo Stato farà soltanto da garante, di conseguenza le banche prima di dare i soldi faranno le giuste valutazioni. Il cliente deve avere il DNA pulito al 100%. Fondamentalmente alla fine chi ci guadagna sono solo le banche e le aziende solide.

Intanto arriva un altro fine mese, scadenze di assegni fatti ai fornitori in precedenza, chiami, cerchi di post datare il tutto ma anche loro sono in difficoltà. Qualcuno non ti risponde, di conseguenza non potrai rispettare gli impegni.

Il Presidente Conte nel frattempo decreta le aperture, io dovrei riaprire, devo adeguarmi come tutti. E quindi arrivano i costi per comprare tutto il materiale necessario che comunque non si trova, diffidenza, paura, mi sento solo, senza linee guida e mi chiedo: ma siamo sicuri di essere in democrazia? No perché io della democrazia avrei un’altra concezione, ma non voglio dilungarmi sulla politica.

Comunque, ricordate il 12 marzo, il post-it #andràtuttobene? Quasi 30.000 morti in Italia, gente che aspetta la miseria di 600 euro, cassa integrazione ancora nulla, imprese con mille difficoltà per accedere al prestito dei 25 mila euro, piccoli imprenditori che ancora non sanno quando apriranno e come riapriranno. Seconde me non è andata molto bene, anzi…..

Io nel mio piccolo mi permetto di dire al Signor Presidente Conte di prendersi un’ora di pausa, di mettersi davanti a uno specchio da solo e farsi tante domande, di immedesimarsi in un piccolo imprenditore in difficoltà, in un operaio che non sa come dar da mangiare ai propri figli, in un padre di famiglia che guarda negli occhi suo figlio e non sa cosa dirgli, fatto ciò caro Presidente prenda le giuste decisioni.

Un abbraccio forte a tutta l’Italia».

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2 commenti

  1. Proxima Centauri 5 Maggio 2020 12:24

    Lettera di sfogo di una civiltà e di un’educazione sempre più rara, da parte di chi ha tutti i motivi per lamentarsi. Complimenti! Auguro a questo signore di riprendere, presto e meglio di prima, la sua attività lavorativa, così come al Governo di accelerare sul sostegno alle aziende. Piccola postilla….le domande di CIG deve (o meglio dovrebbe) inviarle la Regione all’INPS.

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  2. Anche se non ho i tuoi problemi, tu, e tutti quelli nelle tue condizioni, avete tutta la mia considerazione.

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