Non è ancora stata sciolta la prognosi sulle condizioni del trentanovenne raggiunto ieri da uno dei 9 colpi sparatogli contro da due killer. La Squadra Mobile e la Dda cercano i responsabili tra la criminalità organizzata di Barcellona
E’ stato un agguato omicida. I due killer che ieri hanno esploso sette colpi di pistola e due di fucile contro Carmelo Giambò volevano ucciderlo. Non hanno dubbi gli investigatori della Squadra Mobile. L’agguato di ieri a Barcellona solo per un caso fortuito non è costato la vita al trentanovenne Carmelo Giambò, che si trova ancora ricoverato in terapia intensiva nel reparto di chirurgia toracica al Policlinico e la prognosi sulle sue condizioni rimane riservata. Uno dei sette colpi di 7.65 lo ha infatti trapassato da parte a parte conficcandosi nel braccio sinistro dopo essere entrato a destra del torace e aver attraversato i polmoni.
Secondo la ricostruzione della Squadra Mobile, Carmelo Giambò, poco dopo le 21,20 di ieri, a bordo della sua Ford Fusion era appena rientrato a casa in via Pezzanave a contrada Caldarà e stava per chiudere il cancello del cortile del garage, quando ha notato due persone, armate di un fucile e di una pistola, che gli andavano incontro. Resosi immediatamente conto del pericolo il trentanovenne si è messo a correre cercando riparo nel portone di casa della madre, ma è stato raggiunto da un proiettile che lo ha colpito sul fianco destro. I familiari hanno immediatamente chiamto il 118 e in poco tempo il trentanovenne è stato trasportato al Policlinico. Le indagini della Squadra Mobile, coordinate dal Sostituto Procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia Giuseppe Verzera, sembrano principalmente seguire la pista del regolamento di conti all’interno della criminalità organizzata di Barcellona.
Alla base dell’agguato omicida diretto contro Carmelo Giambò potrebbe esserci qualche equilibrio venuto meno e uno sgarro mal sopportato nell’ambito della malavita della città del Longano.
