Alluvione Messina. La testimonianza di un volontario che ha scavato tra le macerie del suo paese natio: Scaletta

Alluvione Messina. La testimonianza di un volontario che ha scavato tra le macerie del suo paese natio: Scaletta

Alluvione Messina. La testimonianza di un volontario che ha scavato tra le macerie del suo paese natio: Scaletta

mercoledì 14 Ottobre 2009 - 08:38

“Passavo giornate intere a giocare con i miei amici...mai avremmo potuto immaginare che un giorno potesse accadere un disastro simile...”

Hanno lavorato tra il fango e le maceria senza sosta, notte e giorno. Hanno dato aiuti e consigli a quanti ne avessero bisogno. Sono i loro i volontari che nella tragedia di Giampilieri hanno dato tutto il loro supporto. Oggi è uno di loro a parlare e a raccontarci la sue sensazioni. Si chiama Giovanni Caminiti, fa parte del gruppo Protezione Civile (G.I.M Gruppo Ippomontato)ed è originario proprio di Scaletta, uno dei villaggi più duramente colpiti dal nubifragio.

Questa la sua testimonianza

“Mi ritrovo come volontario a Scaletta con il nostro gruppo di Protezione Civile (G.I.M.gruppo ippo montato) e vedere il mio paese nativo in condizioni disastrose, mi ha reso triste ma nello stesso tempo impotente di fronte ad una natura così rivoltosa. Mi ricordo proprio quel borgo, la fraz. Foragine, ove passavo giornate intere a giocare con i miei amici in particolar modo con il mio amico di infanzia Eugenio Bellomo, spensierati, senza poter mai immaginare che un giorno potesse accadere un disastro simile, fianco perdere suo papa’ e avendo rischiato lui stesso la vita. A Lui vanno e ad altri ovviamente il mio saluto e il mio conforto. Proprio per questo motivo ho lasciato il mio lavoro per soccorrere il mio paese. Ho scavato all’inverosimile, la mia chiesa finalmente è libera, anche se ce molto ancora da fare. Sono convinto che molte cose che si sono dette sono parzialmente vere. Non può essere che tutto quello che è successo in questi luoghi sia frutto di scelte scellerati dell’uomo. Secondo me si da una visione sbagliata a tutto il mondo, strumentalizzando e formentando ancora una volta un pensiero negativo sulla nostra cultura siciliana. Come se tali disastri non capitassero in altri paesi o regioni. Li invece è causa, guarda caso, di imprevedibili eventi calamitosi. Vero è che la desertificazione purtroppo porta ad una instabilità idrogeologica, ma sicuramente non voluta da un singolo uomo o una singola collettività, dunque ricerchiamo le responsabilità all’alto. Vero è che bisogna punire severamente il piromane che da fuoco alle campagne, ma non è il caso di scaletta, conosco bene la storia rurale di questi luoghi. Dico solo questo, non è che la natura, le montagne le colline nel loro mutamento e nell’evoluzione normale del suolo si sono volute creare altri sbocchi? Se la natura sta cambiando la propria struttura geologica cambiando radicalmente la geografia di un territorio cosa può l’uomo? Allora se è così, la mia domanda nasce spontanea, quali sono le azioni che bisogna mettere in campo? Quali sono le strategie per migliorare la

sicurezza dei nostri paesi e dei nostri compaesani? Infine, non concentriamo la nostra attenzione su una denominazione secondo me inappropriata “Abusivismo” se no la parola stessa diventa abusiva, la chiesa stessa risalente al 1200 diventa abusiva, il convento delle suore diventa abusivo, la casa cantoniera diventa abusiva, fianco la strada nazionale e la ferrovia diventano abusive. Concentriamoci come dare invece lustro ad uno dei paesi più vecchi che i nostri padri hanno visto sempre come un luogo affascinante e fluente, da qui la giusta interpretazione che davano i miei nonni i nostri nonni, A Scaletta “U BENI SI IETTA”. ovvero “A Scaletta si sta veramente bene fin troppo bene”.

Giovanni Caminiti

(foto Dino Sturiale)

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