L'attore Tano Cimarosa dalla fossa comune al Famedio

L’attore Tano Cimarosa dalla fossa comune al Famedio

L’attore Tano Cimarosa dalla fossa comune al Famedio

giovedì 04 Giugno 2009 - 09:31

Per il consigliere Gioveni l'ennesimo esempio di pessima gestione della struttura cimiteriale da parte dell'amministrazione

La segnalazione relativa alla sepoltura del noto attore messinese Tano Cimarosa(nella foto) all’interno di una fossa comune e dunque privato di quella degna sepoltura tra gli “uomini illustri”, ha fatto riaccendere i riflettori sulla situazione del cimitero monumentale della città. Come ampiamente documentato nell’ampio servizio fotografico realizzato dal nostro Dino Sturiale (vedi articolo correlato in basso), lo stato di abbandono in cui versa la struttura cimiteriale, ivi compresa la zona del Famedio, ha in più occasioni sottolineato la necessità degli interventi da parte dell’amministrazione comunale, interventi che però tardano ad arrivare.

Nonostante l’impegno preso dall’assessore Elvira Amata che si è impegnata per trovare a Cimarosa un posto tra coloro che hanno fatto grande la storia di Messina, non viene tuttavia considerata una garanzia sufficienza nell’ottica di una necessaria valorizzazione del secondo cimitero d’Italia. Di questo avviso il consigliere della terza circoscrizione Libero Gioveni più volte intervenuto sull’argomento: la proposta avanzata dal rappresentante di quartiere nell’ottobre del 2008 era quella di far sì che il Comune aderisse all’Asce, associazione internazionale dei cimiteri storico-monumentali d’Europa, così da poter usufruire dei fondi messi a disposizione dalla Comunità Europea.

Una possibilità non presa in considerazione che va ad aggiungersi a quella che Gioveni definisce una «gestione fallimentare del Gran Camposanto da parte dell’Amministrazione. Si è passati, infatti, dal maldestro tentativo di far nascere il “Project Financing” (bocciato poi in Consiglio dalla stessa maggioranza di centrodestra), per giungere alla mancata realizzazione del sistema di video-sorveglianza che avrebbe potuto e dovuto – conclude Gioveni – evitare i frequenti atti vandalici e satanici, e finire poi alle molte aree cimiteriali immerse nel più assoluto degrado».

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