Call center, l'anomalia messinese dove nessuno applica le norme

Call center, l’anomalia messinese dove nessuno applica le norme

Call center, l’anomalia messinese dove nessuno applica le norme

mercoledì 11 Giugno 2008 - 14:05

Lo denunciano Cgil, Cisl e Uil: «Se c'è una legge che prevede la stabilizzazione e le aziende non la applicano, vanno sanzionate»

«Una vera anomalia che a Messina nessun call center abbia applicato le circolari Damiano». Così i segretari della SLC Cgil, Fistel Cisl e Uilcom UIL, Biagio Oriti, Mimmo Allegra e Nicola Alessi commentano la situazione dei call center a Messina, «con un numero imprecisato di lavoratori, isole che sfuggono a controlli e norme».

Scade infatti il prossimo 30 settembre il termine per regolarizzare e quindi stabilizzare il personale dei call center impiegato in funzioni out bound, per le chiamate esterne cioè. Secondo la circolare Damiano che Cgil Cisl e Uil richiamano, il personale in out bound che i call center abitualmente assumono con contratti a progetto, a prestazione se non addirittura con partita iva, presenta in realtà tutte le caratteristiche e i requisiti del personale subordinato, quindi come tale deve essere inquadrato. Forti anche di una recente sentenza con cui la Cassazione ha riconosciuto il personale di un call center di Padova come subordinato condannando l’azienda a regolarizzarlo e a versare i relativi contributi, le categorie di settore di Cgil Cisl e Uil Messina hanno avviato anche in città e provincia una serie di iniziative per far applicare la norma.

«Una norma poco pubblicizzata ma storica per i precari dei call center perché obbliga le imprese a riconoscerne i diritti. Serve un forte intervento oggi per farla applicare laddove ricorrano i requisiti del caso perché il 30 settembre il decreto scadrà e potrebbe non essere rinnovato dall’attuale governo», spiegano Oriti, Allegra e Alessi.

CGIL CISL e UIL Messina intanto hanno già chiesto all’Ispettorato del lavoro un incontro per sollecitare interventi presso tutti i call center della provincia affinché venga verificata la regolarità dei rapporti con il personale. «Se c’è una legge che stabilisce che in presenza di determinati requisiti i lavoratori vanno stabilizzati e le aziende non la applicano, queste aziende vanno sanzionate – commentano Oriti, Allegra e Alessi-. È un’occasione storica questa per stabilizzare personale precario dei call center, costituito in prevalenza da donne, che potrebbe non ripetersi. Serve quindi un impegno straordinario da parte di tutti gli attori e in particolare degli stessi lavoratori che, anche appoggiandosi alla forza unitaria del sindacato, possono ottenere il giusto riconoscimento di quei diritti fino ad oggi negati».

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