Curcio e il caso dei “corvi”: così l’ex consigliere comunale si difende

Curcio e il caso dei “corvi”: così l’ex consigliere comunale si difende

Curcio e il caso dei “corvi”: così l’ex consigliere comunale si difende

sabato 16 Gennaio 2010 - 10:43

L’ex esponente del Pd: «Esistono prove documentate che dimostrano la mia estraneità ai fatti. Rimango fiducioso nella giustizia». L’interrogatorio alla segretaria di Picciolo

«Estraneo ai fatti». E’ la posizione mantenuta fin dall’inizio tanto da Giuseppe Picciolo quanto da Francesco Curcio (nella foto) nell’ormai famoso caso dei “corvi” di Palazzo Zanca. Lo ricordiamo in sintesi. Picciolo e Curcio, ai tempi dei fatti consiglieri comunali rispettivamente dell’Udeur e della Margherita (oggi il primo è deputato all’Ars col Pd, il secondo è vicino al Pdl), sono stati rinviati a giudizio (l’udienza il 12 maggio) per calunnia e simulazione di reato, per aver inviato nel giugno del 2007 lettere anonime al sindaco, al procuratore generale della Repubblica, alla Direzione Distrettuale Antimafia ed al prefetto. Per depistare e confondere le acque le lettere risultavano inviate da Giovanni Cucè, presidente dell’associazione -Nuove Frontiere-. Nelle missive venivano lanciate accuse nei confronti del presidente di Messinambiente Nino Dalmazio e dell’allora assessore all’Urbanistica Antonio Catalioto, indicandoli come responsabili di gravi illeciti penali sia nel servizio di smaltimento dei rifiuti sia nell’acquisto di terreni edificabili da persone pregiudicate e legate alla criminalità. Secondo l’accusa sarebbero stati proprio Curcio e Picciolo a falsificare lettere e firme. Poi, sempre per depistare le indagini, secondo gli inquirenti lo stesso Curcio avrebbe presentato un esposto in Procura facendo scattare l’ipotesi di reato di simulazione di reato.

Va detto, a onor di cronaca, che sia Dalmazio che Catalioto si sono costituiti parte civile nel procedimento, ma solo nei confronti di Picciolo. Questo è uno dei motivi che portano Curcio ad riaffermare la propria estraneità ai fatti. «Esistono prove documentate – dichiara a Tempostretto l’ex consigliere – secondo cui il giorno in cui mi si accusa di aver inviato le lettere dall’ufficio postale Zaera io mi trovavo in commissione al Comune e che quindi non mi sono mai recato all’ufficio postale per inviare la raccomandata, così come esistono prove documentate che ad inviarla sia stata qualcun altro». La prova documentata sarebbe l’interrogatorio reso dalla segretaria di Picciolo, Maria Grillo, che alla Polizia ha dichiarato di riconoscere come sua la calligrafia poste sulle ricevute delle raccomandate e sui relativi avvisi di ricevimento destinati al Procuratore della DDA e al sindaco, non riconoscendo però la grafia apposta su una terza raccomandata.

Altra “prova documentata” portata da Curcio all’attenzione della magistratura riguarda i tabulati di traffico del cellulare dell’ex consigliere, in particolare nella mattinata del 13 giugno 2007, quando sono state spedite le missive oggetto d’indagine. A sostegno delle proprie tesi, Curcio presenta la relazione di un consulente da lui incaricato, l’ing. Mario Colombrita di Catania: «Il fatto che più settori, anche di Stazioni Radio Base differenti, agganciano un’utenza – scrive Colombrita – anche se la stessa permane all’interno di uno stesso immobile, è altamente probabile, in quanto in funzione sia delle condizioni di traffico delle varie Stazioni, che della posizione all’interno dell’immobile, si ha maggiore possibilità di agganciare una determinata cella, piuttosto che una limitrofa. La cella servente per l’ufficio postale di Piazza Zaera è la Stazione “Piscina Comunale” di via Catania Is. 41; nessuna delle chiamate presenti nel tabulato è agganciata a detta cella. Nessuna chiamata è inoltre agganciata alle celle limitrofe a “Piscina Comunale”». Per questi motivi, la conclusione a cui giunge Colombrina è che «è possibile affermare con sicurezza, che l’utenza telefonica di Curcio, alle ore 09:35 del 13/06/2007, e durante l’arco della mattinata non poteva trovarsi ne presso lo sportello dell’Ufficio Postale di Ponte Zaera a Messina, ne in aree circostanti, in quanto l’esame del tabulato telefonico agli atti indica la presenza dell’utenza stessa in altra zona del comune di Messina, e, con probabilità molto elevata, nella zona del Palazzo Municipale in Piazza Unione Europea». Questa la “difesa” di Curcio, che continua a ribadire di avere «piena fiducia nella magistratura». Il prossimo appuntamento con questo caso che, da qualunque punto di vista lo si guardi, è comunque spiacevole, sarà il 12 maggio con il processo davanti al giudice monocratico.

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Premi qui per commentare
o leggere i commenti
Tempostretto - Quotidiano online delle Città Metropolitane di Messina e Reggio Calabria

Salita Villa Contino 15 - 98124 - Messina

Marco Olivieri direttore responsabile

Privacy Policy

Termini e Condizioni

info@tempostretto.it

Telefono 090.9412305

Fax 090.2509937 P.IVA 02916600832

n° reg. tribunale 04/2007 del 05/06/2007

Questo sito è associato alla

badge_FED