«Francesco e Lorenzo, i nostri novelli angeli custodi»

«Francesco e Lorenzo, i nostri novelli angeli custodi»

«Francesco e Lorenzo, i nostri novelli angeli custodi»

venerdì 16 Ottobre 2009 - 13:58

L’omelia dell’Arcivescovo: «I bambini sono la misura del regno dei cieli, capaci di porsi le grandi domande e i grandi perché, spogli e liberi da condizionamenti e soprattutto da ipocrisie e falsità»

«Lasciate che i bambini vengano a me». Questo il messaggio di Gesù Cristo al quale si affida l’arcivescovo Calogero La Piana. Un arcivescovo commosso, che alle parole “forti” di sabato scorso fa seguire quelle sussurrate di un’omelia che, siamo certi, non avrebbe mai voluto recitare. Ve la proponiamo integralmente:

«Carissimi fratelli e sorelle,

la celebrazione delle esequie di quest’oggi ci pone dinanzi al mistero della morte di due innocenti, avvenuta nella forma tragica che conosciamo. La morte, sempre, ma ancora più quando colpisce in tenera età, come è avvenuto per Francesco e Lorenzo, rimane misteriosa alla nostra umana comprensione. Come credenti desideriamo lasciarci illuminare dalla luce che ci viene dalla parola del Signore ed aggrapparci alla consolazione e al conforto che ci giungono dalla liturgia cristiana in cui celebriamo il mistero della Pasqua di Gesù. In questa Santa Messa, infatti, noi pregiamo perché Francesco e Lorenzo, consacrati dallo Spirito Santo e incorporati per il Battesimo a Cristo morto e risorto, passino con lui dalla morte alla vita e vengano accolti con i santi e gli eletti nel cielo. La nostra preghiera e il nostro suffragio sono per invocare da Dio Padre l’aiuto spirituale per loro, la consolazione e la speranza per quanti, unitamente a papà Antonio, ne piangono la scomparsa.

Il vostro pianto e il vostro dolore, carissimi papà Antonio e familiari, parenti e amici, è anche il pianto e il dolore di tutta la nostra popolazione che si stringe intorno a voi in un abbraccio di solidarietà e di affettuosa vicinanza. La sofferenza sperimentata a motivo della luttuosa alluvione dei giorni scorsi fa tornare alla mente il grido di Gesù sulla croce, come ho ricordato nell’omelia di sabato scorso, ma richiama anche il pianto e il lamento inconsolabile di Rachele di cui parla la sacra Scrittura, il pianto e il dolore per quella “strage di innocenti” avvenuta in Betlemme, voluta dal re Erode. Misterioso evento che ha coinvolto numerosissimi incolpevoli ed innocenti bambini.

Abbiamo pocanzi rivolto al Signore questa preghiera: “O Dio, che nel misterioso disegno della tua sapienza, hai disposto che i piccoli Francesco e Lorenzo sfiorassero appena questo mondo, e dopo averli rigenerati nel Battesimo li hai chiamati con te in Paradiso, aiutaci sempre nel cammino della vita con la speranza di ritrovarci un giorno nella tua casa”. Così dicendo, miei cari fratelli, insieme al grido di dolore abbiamo voluto fare risuonare il grido della preghiera per invocare l’aiuto divino, riaffermare la nostra fede nella beata eternità e la certezza di riabbracciare i nostri cari defunti in Paradiso. Preghiera che nasce dalla fede e nutre la speranza che l’apostolo Paolo ci ha ricordato nella lettura biblica: “Fratelli, non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? Per mezzo del battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova. Ma se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, sapendo che Cristo risuscitato dai morti non muore più; la morte non ha più potere su di lui”.

Carissimi fratelli, ulteriore motivo di consolazione ci giunge dalla parola di Gesù di questa liturgia. Siamo dinanzi ad una delle scene più belle del Vangelo: vengono presentati a Gesù dei bambini perché li “accarezzi”, mentre i suoi discepoli li “sgridano”, egli li abbraccia e li benedice. La benevolenza mostrata da Gesù verso i bambini contrasta l’orientamento comune del tempo. Pur apprezzando, infatti, i bambini la società ebraica li teneva in disparte e non li prendeva in considerazione, come dimostra il comportamento degli Apostoli, i quali pensavano di tutelare la dignità del loro Maestro sgridandoli ed allontanandoli da lui.

Il comportamento accogliente di Gesù verso i bambini è anzitutto un gesto di amore e di grande tenerezza verso di loro. Contiene altresì un ulteriore e profondo significato: benedicendoli Gesù dimostra la predilezione di Dio per i piccoli, i poveri e gli esclusi della società. Accogliendo i bambini e promettendo loro la felicità eterna, Gesù dice al mondo che la giustizia di Dio è diversa dalla giustizia umana. E’ libera, ricca di comprensione e di misericordia, accogliente e gratuita. Dalla giustizia divina, infatti, anche il grido di chi è senza voce viene ascoltato. Ancora una volta l’insegnamento e l’agire di Gesù disturba le nostre meschine abitudini sociali e culturali, getta luce sull’ingiustizia umana e mira a rialzare e promuovere i più deboli.

“Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro, infatti, appartiene il regno di Dio”. Gesù invita tutti noi, carissimi, a “farci bambini” per accogliere il regno di Dio. I bambini sono la misura del regno dei cieli e rappresentano il modello del vero credente. Essi sono l’immagine della “piccolezza evangelica” che consiste nell’atto fiducioso di abbandonarsi senza riserve a Dio e alla sua volontà. Per l’innocenza e l’autenticità, l’assenza di pretese e la capacità di affidarsi con semplicità, i bambini vengono additati da Gesù come simbolo di chiunque cerchi il regno di Dio, cioè la pienezza della felicità. Piccoli di fatto, ma capaci di autentica grandezza, capaci di porsi le grandi domande e i grandi “perché”, di andare all’essenziale delle cose e della realtà, spogli e liberi da condizionamenti e soprattutto da ipocrisie e falsità.

Carissimi papà Antonio, familiari, parenti ed amici vi siano di conforto le parole della fede, l’affetto e la predilezione di Gesù per Francesco e Lorenzo, la solidarietà di così numerosi fratelli, la preghiera della nostra Chiesa, il sostegno delle Istituzioni.

Da questa celebrazione, dalle parole e dall’esempio di Gesù giunge a noi tutti adulti un forte invito a riscoprire il mondo dei bambini per imparare da loro a guardare la realtà con occhi limpidi e cuore buono, imitarne la purezza e la genuinità delle intenzioni. Anche per questo il sacrificio della vostra tenera vita, carissimi ed amati fratellini Francesco e Lorenzo, non sarà vano. E mentre vi affidiamo, insieme alla mamma Maria Letizia, alle braccia amorose di Dio Padre e di Maria Santissima, Madre amabile, Consolatrice degli afflitti e Aiuto dei cristiani, vi chiediamo di assistere e soccorrere i vostri familiari e parenti, la Città e il territorio di Messina, la nostra comunità ecclesiale quali nostri novelli angeli custodi».

(foto Sturiale)

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