Potranno tornare al lavoro nei loro uffici dell’Ateneo di Messina, il funzionario Eugenio Capodicasa e la moglie Ivana Saccà, dipendente Unilav, arrestati lo scorso 20 luglio nell’ambito dell’inchiesta sull’Università,
A firmare il provvedimento è stato oggi il Gip Antonino Genovese che accolto l’istanza presentata dall’avvocato Bonaventura Candido.
Il giudice ha tenuto in considerazione la circostanza che Capodicasa è in servizio in un ufficio diverso da quello in cui si sono verificati le malversazioni e la Saccà lavora come articolista in una cooperativa esterna all’istituzione universitaria. Quindi Genovese non ha ravvisato la necessità di protrarre il divieto di accesso all’Ateneo tenendo anche presente che fra pochi giorni scadranno i termini per le indagini preliminari.
Capodicasa e la Saccà erano tornati in libertà il 21 novembre scorso dopo aver trascorso quattro mesi ai domiciliari.
I coniugi sono accusati della sottrazione di fondi destinati alla ricerca, nell’ambito del progetto “Lipin-, coordinato dal professore Giuseppe Piedimonte, anche lui arrestato.
In un altro filone dell’inchiesta, quello sui concorsi a cattedra truccati a Veterinaria, era stato arrestato l’ex preside della stessa facoltà Battesimo Macrì, e sospeso dalle funzioni il Rettore Franco Tomasello.
