E' stato lo stesso ginecologo a chiedere di essere sentito. Intanto rompe il silenzio il dottor De Vivo e si dice certo di poter chiarire ogni cosa -Io sono parte lesa in questa vicenda-
Dopo le iscrizioni nel registro degli indagati adesso è tempo d’interrogatori. L’inchiesta sulla lite nella sala parto del Policlinico sta entrando nel vivo e nel giro di pochi giorni saranno sentiti i cinque i medici indagati: il professor Domenico Granese, e i dottori Vincenzo Benedetto, Antonio De Vivo, Alfredo Mancuso e Vittorio Palamara che devono rispondere a vario titolo di lesioni colpose ed omissioni.
A Palazzo Piacentini dove il procuratore aggiunto Ada Merrino ed il sostituto Federica Rende sentiranno il ginecologo Benedetto, uno dei due protagonisti della lite. E’ stato lui stesso, attraverso il suo legale, l’avvocato Ettore Cappuccio, a chiedere ai magistrati di essere sentito perché intende subito chiarire la sua posizione e ristabilire la verità.
Intanto la Procura ha nominato due periti di provata esperienza. Si tratta del prof. Domenico Arduini, docente di Medicina Prenatale a Roma e del medico legale Giuseppe Ragazzi di Catania. I due esperti dovranno rispondere ad alcuni quesiti che gli sono stati rivolti dai magistrati. Uno su tutti: stabilire se vi sia un nesso di causa effetto fra la lite dei due medici e le complicazioni subite dalla signora Laura Salpietro e dal piccolo Antonio.
Oggi, intanto, ha rotto il silenzio il dottor De Vivo, che fino ad ora aveva preferito defilarsi: “Non sono stato ancora interrogato dai magistrati che si occupano dell’inchiesta, dalla quale emergerà che io sono la parte lesa: sono deluso per tutto quello che è accaduto ma ho la coscienza a posto”. De Vivo stamattina si è recato al Policlinico ma ha preferito non recarsi nel reparto di Ostetricia ed ha raggiunto la Direzione generale: “Sono qui –ha detto- per accompagnare le mie pazienti, non le posso mica abbandonare dopo averle assistite perché le ho seguite dall’inizio e proseguirò nel mio lavoro”. De Vivo si è detto “non sorpreso” del suo licenziamento da ricercatore dell’Università di Messina: “Le istituzioni devono fare il loro dovere ma sono certo di poter chiarire la mia posizione e tutto tornerà a posto”.
