La Guardia di Finanza di Milazzo ha notificato 15 avvisi di chiusura delle indagini preliminari emessi dalla Procura di Barcellona nei confronti di 8 persone indagate a vario titolo nell’ambito delle indagini svolte in relazione agli illeciti commessi durante i lavori di ristrutturazione dell’impianto di depurazione comunale situato in contrada Fossazzo di Milazzo.
Il provvedimento ha interessato il Responsabile unico del procedimento, ing. F. C., i direttori dei lavori, arch. G. B., Geom. A. R. e Geom. F. R., i rappresentanti nonché gli operai dell’impresa, E. C., A. B. e M. S. ed il titolare dell’impresa di autospurgo S. G..
I reati contestati agli indagati vanno dal deterioramento e danneggiamento del corpo idrico superficiale marino attraverso la miscelazione con rifiuti pericolosi, alla mancata adozione di misure di prevenzione e messa in sicurezza dei luoghi nonché all’esecuzione di lavori pubblici in contrasto con le norme a tutela dei beni paesaggistici. Nella fattispecie, le conclusioni tratte dall’Autorità Giudiziaria traggono origine da due distinte indagini avviate e concluse, dalla Guardia di Finanza mamertina, su delega del Dott. Michele Martorelli – Sostituto Procuratore della Repubblica di Barcellona P.G..
Nel corso della prima indagine, avviata nel luglio del 2009, subito dopo i primi episodi di sversamento in mare dei liquami, i finanzieri, unitamente alla Capitaneria di Porto e al Consulente Tecnico d’Ufficio all’uopo nominato dall’A.G., effettuarono una serie di campionamenti sia presso il depuratore sia a ridosso della spiaggia antistante lo stesso impianto di depurazione. Gli esami di laboratorio hanno constatato un alto tasso di inquinamento causato dallo sversamento in mare di reflui non sottoposti a processi depurativi, con la conseguente ordinanza di divieto di balneazione su tutta la costa interessata emessa dall’Autorità Comunale.
In considerazione del cattivo funzionamento dell’impianto di depurazione, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, le Fiamme Gialle intrapresero una nuova indagine nel corso della quale gli investigatori, partendo dalla verifica delle modalità di gestione dei rifiuti costituiti da fanghi e sabbie presenti all’interno dell’impianto, analizzavano anche le ulteriori situazioni connesse ai lavori espletati dall’impresa che si era aggiudicata l’appalto, esaminandone anche i relativi documenti di spesa.
All’esito di tale ulteriore attività veniva evidenziato che l’impresa aggiudicataria dei lavori aveva provveduto ad operazioni di miscelazione dei rifiuti con conseguente abbandono e deposito incontrollato degli stessi all’interno dell’impianto di depurazione. Tali rifiuti, provenienti da operazioni di bonifica delle vasche, non risultando smaltiti in discarica, venivano in buona parte rinvenuti all’interno di due vasche, ove, in violazione alle norme vigenti, erano stati ammassati.
