Nuove fratture sono state individuate sul versante più vicino al villaggio a monte di Giampilieri, evacuati anche quegli abitanti che non avevano lasciato le proprie case. In corso un sopralluogo dei geologi dell’Unità di crisi. Più di mille, ormai, gli sfollati ospitati nei vari alberghi di Messina e provincia
Tecnicamente si chiamano “nicchie di distacco”, per fortuna solo “abortite”. In termini pratici si tratta di nuove fratture individuate lungo il versante della montagna nella quale è, di fatto, “incastonato” il villaggio di Molino, qualche chilometro più su di Giampilieri. Già nella tarda serata di ieri è stato lanciato l’allarme ed è partito l’ordine di evacuare, per motivi precauzionali e di sicurezza, gli abitanti che non avevano ancora lasciato le proprie case. Da diverse ore sono sul posto i quattro geologi dell’Unità di crisi della Prefettura, tra i quali il tecnico del Comune Carmelo Gioè: «Fino a questo momento avevano fatto verifiche generiche, adesso stiamo entrando nel dettaglio cercando di censire tutti i punti critici», ci spiega il geologo di Palazzo Zanca proprio mentre sta effettuando il sopralluogo.
Intanto proprio da Molino, ma anche da Itala e Scaletta, continuano ad arrivare sfollati che ingrossano il numero di coloro che verranno ospitati, per chissà quanto tempo, nei vari alberghi di Messina e dei comuni limitrofi. Ad oggi, ci dicono in Prefettura, sono circa 1060, dunque quasi cento in più rispetto a ieri. Negli alberghi si stanno trasferendo anche molti di coloro che sono stati ospitati, nei primi giorni successivi al disastro, a casa di amici o parenti, e che non vogliono più “pesare” su questi ultimi. Lo staff di stanza a Palazzo del Governo intanto prosegue nella sua lotta agli abusivi, di chi, cioè, “approfittando” della sciagura si finge sfollato per ottenere un posto in albergo oggi ma soprattutto un tetto definitivo domani. Sciacallaggio puro, sul quale è persino superfluo fare commenti.
(foto Dino Sturiale)
