L’odissea del controesodo e le inefficienze delle Ferrovie dello Stato: si va verso la mobilitazione

L’odissea del controesodo e le inefficienze delle Ferrovie dello Stato: si va verso la mobilitazione

L’odissea del controesodo e le inefficienze delle Ferrovie dello Stato: si va verso la mobilitazione

lunedì 23 Agosto 2010 - 14:21

La denuncia dell’Orsa sulle ultime vicissitudini relative ai traghetti Rfi: «Le istituzioni, sindaco e prefetto in testa, si facciano carico della questione»

Tutti scelgono i traghetti privati e pochi, pochissimi, quelli pubblici delle Ferrovie. La dimostrazione l’abbiamo avuta nel giorno di picco del controesodo. Perché? I motivi, secondo il sindacato Orsa, non sono così “misteriosi”: «L’osservatore esterno non riesce a spiegarsi il motivo per cui si costringono i vacanzieri a subire ore di coda sotto il sole cocente per attraversare lo Stretto con la flotta privata, mentre i traghetti di Rfi viaggiano praticamente vuoti e snobbano l’opportunità di incrementare la flebile produzione. L’osservatore esterno forse non sa che il gruppo ferroviario, con ogni probabilità, ha stabilito la data esatta della definitiva dismissione del servizio pubblico, pertanto, la scarsa efficienza del traghettamento ferroviario non è da imputare solo allo strapotere del gruppo privato, che gestisce un malcelato monopolio, le maggiori responsabilità sono da attribuire alla dirigenza di Rfi che nei fatti ha rinunciato ad opporre concorrenza e giorno dopo giorno sembra impegnata a dimostrare un’inefficienza propedeutica alla chiusura dell’impianto, senza rimpianti da parte di un’utenza indotta al disgusto dalla “ricercata” disorganizzazione».

Oggi, spiegano Maurizio Riposo e Antonino D’Orazio dell’Orsa – si è verificata l’ennesima vergogna nello Stretto, l’inizio del significativo controesodo ha regalato un rarissimo pienone di auto nel piazzale della navigazione ferroviaria, la dirigenza di Rfi, invece di organizzarsi per realizzare, una volta tanto, uno straccio d’incasso, ha deciso di far stazionare le auto sotto il sole per circa un’ora e mezza, dalle ore 9 alle 10.30, prima di mettere in linea la famosa terza nave per ridurre i tempi d’attesa. Solo dopo ore di vibranti proteste è arrivato l’ordine di approntare la terza nave, N/T Rosalia, quella promessa a gran voce dal Ministro dei Trasporti e più volte concordata nei tavoli di trattativa ma nei fatti costantemente ferma nell’invasatura a far da dimora a cozze e vongole dello Stretto, mentre nel versante privato si registrano code chilometriche e incassi da guinnes dei primati. La “via Crucis” odierna non si è certo conclusa così, figuriamoci se alla partenza da Villa S. Giovanni ci si lasciava scappare l’occasione per far inacidire la clientela in attesa di raggiungere la Sicilia. Le navi Villa e Rosalia, contemporaneamente presenti nelle invasature calabre, erano in attesa di caricare due treni passeggeri provenienti dal nord, uno dei quali con circa 40 minuti di ritardo, l’altro pronto all’imbarco, ebbene, per confermare l’andazzo contro ogni logica umanamente comprensibile, invece di imbarcare le auto nella nave Villa che sarebbe partita per prima, la gran parte delle auto sono state imbarcate su nave Rosalia che doveva attendere circa 40 minuti per il ritardo del treno da imbarcare. Reputiamo superfluo descrivere le reazioni degli automobilisti che hanno visto partire Nave Villa con il ponte auto semivuoto mentre loro sono stati costretti all’ulteriore attesa prima dell’agognata traversata».

Insomma, un disastro. «A questo punto – si legge nella nota dell’Orsa – sarebbe semplicistico pensare solo all’incompetenza dirigenziale, dietro alla descritta disorganizzazione s’intravede il malcelato secondo fine volto a dimostrare l’inopportunità del servizio pubblico per svenderlo a basso costo al privato di turno, con buona pace della continuità territoriale e del diritto alla mobilità». I sindacalisti si rivolgono al sindaco e al prefetto, invocando l’intervento delle istituzioni cittadine «a tutela dei lavoratori e della bistrattata utenza che paga le tasse per un servizio pubblico ormai inesistente, il “famoso” ponte attualmente esiste solo nell’immaginario degli ottimisti e già siamo costretti a registrare la fine della continuità territoriale. Nella remota evenienza che a Messina si riesca a realizzare quest’opera senza precedenti che ancora non vanta neanche il progetto definitivo, ci chiediamo: come si gestirà il traghettamento durante la costruzione? Con le bagnarole in forza ad Rfi o demandando anche l’attraversamento ferroviario al monopolio privato che già impone costi altissimi e detta regole indiscutibili nel traghettamento dei mezzi gommati? L’attuale Direttore dell’esercizio navigazione, l’ing. Filippo Palazzo, all’indomani del suo insediamento ha dimostrato ampiamente di cosa è capace snobbando gli accordi firmati dai suoi predecessori in sede ministeriale e chiudendo lo storico impianto di Civitavecchia in poco tempo e senza destare alcun clamore. L’obiettivo laziale, raggiunto con troppa facilità, potrebbe indurre la dirigenza aziendale ad immaginare un agevole sbaraccamento anche da Messina, non sarà affatto cosi! Già dal mese di settembre è in programma la mobilitazione dei lavoratori decisi a difendere l’impianto e il posto di lavoro soggetto agli attacchi dei vertici ferroviari dediti ad un conclamato antimeridionalismo evidenziatosi con le spese folli per l’alta velocità da Roma in su e l’eccessiva economia riservata ai cittadini del sud Italia costretti a viaggiare in treni da terzo mondo costantemente in ritardo».

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