Questa la “sorpresa” trovata questa mattina dal direttore Alfio Seminara nella sede distaccata di via Oratorio San Francesco: «I danni ci sono, l'acqua ha raggiunto tra scaffalature. Il rubinetto dimenticato aperto da ieri pomeriggio»
Nessun terremoto, nessuna calamità naturale, solo un rubinetto rimasto aperto per l’intera nottata. Nella sede distaccata dell’Archivio di Stato di Messina, quella di via Oratorio San Francesco, a causa della “piccola” disattenzione di qualcuno, rischiano infatti di andare perse antichissime documentazioni.
Una spiacevole, anzi spiacevolissima scoperta quella fatta questa mattina del direttore Alfio Seminara che descrive così la situazione: «Ci siamo subito accorti della perdita perchè abbiamo visto piovere acqua dalla serranda. Appena entrati siamo saliti subito al piano superiore e lì abbiamo trovato un rubinetto ancora aperto, probabilmente dalle 17 di ieri pomeriggio, orario di chisura, fino a questa mattina. Non siamo ancora in grado di quantificare il danno ma sicuramente è considerevole. L’acqua infatti filtrando dal tetto è e “scivolata giù” inzuppando le documentazioni riposte in tre diverse scaffalature. Si tratta per lo più di atti notarili risalenti al primo decennio del 1900». Sul posto sono subito interventui alcuni operai che con dei teloni di chelophanne hanno coperto le librerie raggiunte dall’acqua nella speranza di salvare il maggior numero possibile di carte.
Buona parte dei documenti contenuti nell’Archivio di Stato di Messina riuscirono a superare il terremoto del 1908, ma loro distruzione si verificò invece il 25 maggio 1943 quando il deposito più grande fu colpito da spezzoni incendiari durante una incursione aerea. Le fiamme che ne seguirono distrussero circa 100.000 pezzi, compromettendo in maniera grave e irrimediabile il patrimonio documentario custodito. Ecco perchè oggi l’Archivio di Stato di Messina possiede molti fondi lacunosi e frammentari. Fra gli altri, andarono distrutti gli archivi del Consolato del Mare e dell’Intendenza borbonica e circa 35.000 volumi notarili.
Quando si dice che l’uomo può fare più danno della natura…
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