Il capo della Protezione civile regionale dopo il dibattito in Senato: «Il commissario delegato non si occupa di nessun tipo di appalto né di lavori»
Adesso il problema del post alluvione è diventato “a chi” vengono affidati lavori e appalti, non “se” vengano affidati o meno o se ci siano le risorse per farlo. Questo nuovo fronte polemico lo ha aperto durante il dibattito in Senato, ieri pomeriggio, il vicepresidente del Senato Domenico Nania, con un quesito: «Perché al danno della calamità naturale si aggiunge anche la beffa che il commissario Lombardo non si rivolge alle risorse istituzionali ed imprenditoriali messinesi, ma a soggetti e imprese soprattutto di Catania?». Una critica, una polpetta avvelenata, che il dirigente della Protezione civile regionale, Pietro Lo Monaco, ormai voce di Raffaele Lombardo sul caso alluvione, respinge al mittente: «Il Commissario delegato non si occupa di nessun tipo di appalto, né di lavori, né di servizi, che attengono alla gestione dell’emergenza suddetta. Tali compiti sono affidati alla struttura commissariale ed alle sue articolazioni strumentali compreso il soggetto attuatore ed il soggetto attuatore sindaco di Messina».
«In particolare – spiega Lo Monaco – le procedure per l’affidamento dei lavori per la messa in sicurezza delle aree vulnerate sono state in atto delegate ai seguenti enti pubblici: servizio per la provincia di Messina del dipartimento regionale della Protezione civile, Ufficio del Genio civile di Messina, Provincia regionale di Messina, Soprintendenza ai Beni Culturali di Messina, Consorzio per le autostrade siciliane. I suddetti soggetti pubblici hanno proceduto complessivamente all’affidamento di 52 interventi attraverso procedure negoziate. A ciascuna gara vengono invitate, a rotazione, almeno 10 imprese i cui nominativi sono attinti da un albo appositamente istituito, la cui iscrizione è aperta a tutte le ditte che ne hanno fatto e ne fanno richiesta. Al momento tale albo è costituito da oltre 500 ditte. Le imprese di Catania e provincia che sono risultate aggiudicatarie dei suddetti appalti sono complessivamente cinque».
Tutto qui? Tutto qui. Ecco perché di “quel” tipo di polemica, probabilmente, non se ne sentiva il bisogno. Certo, Nania ha posto però altre questioni: «Alla base di tutto – ha detto ieri Nania – ci deve essere la lineare e leale collaborazione tra le istituzioni. Perché, mi chiedo, il governatore Lombardo, commissario straordinario per l’emergenza, è tornato solo dopo nove mesi a Messina? Perché è così difficile per il sindaco di Messina, soggetto attuatore per gli sfollati, farsi ricevere dal commissario-governatore, con il quale ci dovrebbe essere leale collaborazione?». Quesiti più importanti, questi, che meriterebbero anch’essi una risposta, magari da Lombardo in persona. Così come un altro problema chiave è stato posto dal capogruppo al Senato dell’Udc Gianpiero D’Alia: l’esistenza di un ennesimo soggetto attuatore, l’ing. Santi Muscarà, nominato dal ministero dell’Ambiente: «Non bastano la Protezione civile, nazionale e regionale, la Provincia e gli altri enti attuatori – ha detto D’Alia – adesso c’è pure il ministro dell’Ambiente che da qualche mese, con i suoi commissari, anche nella Provincia di Messina, drena risorse che, in una logica di priorità, dovrebbero essere destinate agli interventi programmati dal Comune di Messina, dagli enti locali e dai soggetti a ciò preposti con la prima ordinanza di protezione civile».
A questo punto il prossimo passo rimane la proroga dello stato d’emergenza chiesto da Lombardo (dovrebbe scadere il 31 ottobre). Stando a quanto riferito ieri da Bertolaso, la questione dovrebbe essere esaminata oggi dal Consiglio dei Ministri, che dovrebbe approvare la proroga per un anno.
