Continua anche la guerra di posizioni tra i sindacati. Spanò (Cgil): «L'augurio è che oggi si affronti concretamente il tema della stabilizzazione». Bernava (Cisl): «Le linee guida deve darle la Regione».
E’ fissato per le 12 di questa mattina l’incontro tra i precari del Policlinico, che nei giorni scorsi hanno ribadito la volontà di essere chiamati “disoccupati-, e il commissario regionale del Policlinico Antonio Mira. Un incontro dal quale i lavoratori, in assemblea anche oggi presso gli uffici amministrativi, e la Cgil si aspettano molto. Il segretario generale Franco Spanò e il responsabile Flc (Federazione Lavoratori della Conoscenza) Franco Di Renzo, che hanno seguito questa vicenda fin dalle origini, ottenendo a luglio la “proroga della discordia- scaduta il 31 dicembre scorso, si augurano «che oggi venga concretamente affrontato il tema della stabilizzazione. Registriamo comunque una grande attesa sull’incontro fissato domani con l’onorevole Licandro componente della commissione parlamentare antimafia». Ancora una volta la Cgil ribadisce come la legge sia dalla loro parte, e in particolare le norme contenute nella Finanziaria 2007, riprese adesso dalla Finanziaria 2008, che impegnano le pubbliche amministrazioni a non servirsi oltre di personale precario per compiti ordinari e a stabilizzare quello in servizio. «In buona sostanza – spiegano Spanò e Di Renzo – il Governo con queste norme ha voluto dare un segnale chiaro alle amministrazioni pubbliche e alla politica. Basta assumere e riassumere personale con contratti a termine per svolgere funzioni normali e non straordinarie. Se tali servizi sono ordinari si deve passare alla stabilizzazione del personale, non di altro personale ma di quello utilizzato in questi anni, per mettere fine ai ricatti, alle clientele e dare dignità alle persone. Dovremmo chiederci perché qui a Messina ci sono tanti soggetti che, direttamente o indirettamente, si impegnano tanto per impedire la stabilizzazione».
All’incontro è stata convocata anche alla Cisl, la cui posizione, insieme a quella della Uil, è completamente opposta a quella della Cgil. Non a caso il segretario provinciale Maurizio Bernava, che suo malgrado ieri è stato costretto ad intervenire sulla brutta vicenda delle minacce subite, definisce inutile anche questa riunione. «Si continua a creare un’enorme confusione – afferma – e se s’è generata questa divisione tra i lavoratori, la responsabilità se la deve assumere chi fa loro credere cose che non esistono. Anche quando si afferma che al Policlinico di Palermo i precari sono stati stabilizzati, non è assolutamente vero, perché c’è solo un orientamento che riguarda gli LSU costituiti in cooperativa. Così come è assolutamente falso che noi siamo contro la stabilizzazione. Noi vogliamo assolutamente ottenere la stabilizzazione, e per tutti i precari, ma seguendo le vie stabilite dalla legge. Secondo la quale già la proroga concessa da Mira a luglio era qualcosa di grave, come ribadito più volte dall’assessore regionale Lagalla». Secondo Bernava, dunque, la vera battaglia è quella da condurre a livello regionale: «Si può procedere alla stabilizzazione solo dopo che la Regione ha dettato le linee guida da seguire. Linee guide che Lagalla non ha ancora dato, e per le quali proprio mercoledì incontrerà i rappresentanti regionali dei sindacati. Si doveva unire i lavoratori, se si fosse “accontentato- i precari che oggi protestano, si sarebbe creata comunque una frattura sociale con quelli rimasti fuori». Il problema, secondo Bernava, è alla base. «La cosa veramente grave – afferma – è che il Policlinico, che con le dovute proporzioni è la nostra Fiat essendo l’azienda più grande della città, è allo sbando, non è governata. Non può rimanere in mano ad un commissario che agisce in base ai suoi umori. Voglio fare un appello anche ai parlamentari regionali, che sollecitino il Governo ad emanare le linee guida per la stabilizzazione. Chi rivendica titolarità – conclude – sarebbe bene che inizi ad assumersi le proprie responsabilità». L’impressione è che, visti i livelli a cui è giunta la tensione, siamo molto vicini ad un punto di non ritorno.
