Cgil, Cisl, Uil e Gilda chiamano in causa Buzzanca e Ricevuto: «Non possono rimanere sordi di fronte ad un’emergenza sociale»
Quella della scuola rischia di diventare la vertenza simbolo di questa fine d’estate, ma anche dell’inizio dell’autunno. Un dramma doppio, occupazionale e sociale. Così dopo giorni di proteste da parte dei precari, docenti e Ata, che quest’anno non potranno garantire un reddito alle proprie famiglie e che andranno ad ingrossare le fila dei già numerosi disoccupati della provincia di Messina, la Flc Cgil, la Cisl Scuola, la Uil Scuola e la Gilda Unams hanno ribadito la necessità di un incontro con il sindaco Giuseppe Buzzanca ed il presidente della Provincia Nanni Ricevuto.
Con una nota datata 26 agosto, i sindacati hanno chiamato in causa gli enti locali, dopo i ripetuti appelli rivolti in questi mesi, sia unitariamente che dalle sigole organizzazioni, affinchè potessero assumere posizioni critiche nei confronti di una legge, la 133 del 2008, che produce effetti devastanti sulla provincia di Messina, in ordine a: sicurezza degli alunni all’interno degli edifici scolastici (classi sovraffollate e impossibilità di vigilanza sugli alunni), qualità dell’istruzione, meno approfondita e qualificante, cccupazione di docenti, ausiliari, tecnici e amministrativi precari che per 8-10 anni hanno potuto mantenersi dignitosamente in questa provincia. Nonostante il presidio permanente dei precari davanti all’Ufficio scolastico provinciale di via Bonino, nonostante la richiesta dei sindacati, nonostante le pressioni operate da più parti, nessun intervento, nessun commento e nessun segno di attenzione da parte dei rappresentanti delle massime autorità locali.
«Non possiamo permettere che la nostra provincia sia così depredata della possibilità di uno sviluppo che parta dalla formazione – sostiene Graziamaria Pistorino, segretario generale della Flc Cgil – La qualità della scuola pubblica è fortemente minacciata dalla mancanza di personale, la sicurezza degli alunni è messa a rischio, il diritto all’integrazione degli alunni diversamente abili è messo in discussione, anche la vigilanza fuori dalle aule non potrà essere assicurata per i tagli sui collaboratori scolastici, per i precari messinesi il paradosso sarà di non poter coprire neanche le supplenze brevi, perchè anche per queste sarà utilizzato il personale di ruolo che ha perso la cattedra! Il sindaco e il presidente della Provincia non potranno restare sordi di fronte ad una vera e propria emegenza sociale!».
Per la Cisl Scuola Laura Fleres dichiara: «La provincia di Messina è stata fortemente penalizzata dai tagli imposti dalla legge 133, che non ha tenuto in conto la particolare conformazione geografica e territoriale, operando in modo indiscriminato anche nei piccoli centri collinari e montani dove le Istituzioni scolastiche sono state messe in crisi e devono risolvere problemi di tutti i tipi – vedi apertura dei plessi, vigilanza sugli alunni, ma soprattutto una didattica -adeguata-, che pur tra mille difficoltà offra agli alunni la possibilità di studiare e crescere come cittadini. I livelli occupazionali conseguenti sono preoccupanti: in Lombardia la Riforma Gelmini ha causato l’8 per cento dei tagli, in Sicilia il 38 per cento». Calogero Lama, segretario Generale della Uil Scuola ribadisce: «La manovra triennale, iniziata l’anno scorso, continua a produrre le sue disastrose conseguenze. I nuovi tagli nella provincia di Messina comportano un abbassamento della qualità dell’offerta formativa: riduzione del tempo scuola con conseguente disagi per le Famiglie, calo dei posti di lavoro, confluenza delle classi di concorso a causa del cosiddetto “riordino” delle scuole superiori, infine, il taglio del personale Ata mette a repentaglio la funzionalità e la sicurezza della scuola di ogni ordine e grado».
«Le segreterie provinciali di Messina – afferma infine Santi Marchetta – ribadiscono con forza il loro no ad una situazione generata da scelte “di pura cassa” senza alcun investimento sull’istruzione nell’interesse della collettività. La scuola pubblica statale non può continuare a subire, senza reagire, tagli indiscriminati che impoveriscono il sistema scolastico».
