1500 spettatori per il concerto di Allevi. Attraverso musiche e filmati Ayala racconterà la sua verità sugli anni delle stragi ma anche del suo rapporto personale con Falcone e Borsellino.
Jeans, maglietta a maniche corte, la chioma che da sempre lo contraddistingue ed, ai piedi, le mitiche All Stars, così si è presentato, ieri sera, al numeroso pubblico accorso al Teatro di Tindari per assistere all’unica tappa siciliana, Giovanni Allevi, il fenomeno che ha il merito indiscusso di aver fatto avvicinare alla musica classica i giovani di tutta Italia.
Allevi sul palco regala se stesso: i brani che l’hanno fatto innamorare della musica classica e sui quali si è formato: Bach, Wagner e Chopin, ma poi, per oltre un’ora e un quarto di concerto, porta soprattutto le sue composizioni da “ciprea” a “ti scrivo”, da “Monolocale 7 e 30” scritto e pensato nel suo monolocale di Milano dove a 28 anni si era trasferito a “l’orologio degli dei” che scandisce, a suon di note, il passaggio dall’eternità alla vita, segnato dal nostro primo respiro.
E ancora le bellissima “back to life” e “Piano karate”, brano quest’ultimo che esegue magistralmente dopo avere spiegato al pubblico, rapito e muto, che “la bellezza del karate sta nel fatto che non è importante vincere o perdere ma, attraverso il combattimento, prendere coscienza dei propri limiti e dei propri punti di forza”.
Nel suo spettacolo esegue uno dopo l’altro ben 18 brani.
Singolare fra tutti, espressione della sua sensibilità umana, è “meditazione per sola mano destra” scritta per una sua collega pianista che gli aveva raccontato per mail la sua disperazione per avere perso, a causa di un incidente, l’uso della mano sinistra.
Stasera in programma un altro appuntamento da non perdere.
Uno spettacolo che il direttore artistico della Rassegna ha fortemente voluto in questo cartellone: “Chi ha paura muore ogni giorno” tratto dall’omonimo libro di Giuseppe Ayala.
Sul palco, per quella che lui stesso definisce “una narrazione”, salirà l’ex magistrato del pool antimafia. Coadiuvato da musiche originali e dalla proiezione di filmati storici, racconterà la sua verità sugli anni delle stragi ma anche del suo rapporto personale con Falcone e Borsellino e del loro legame rafforzato dal lavorare fianco a fianco, dai loro viaggi e dalle serate passate insieme.
Inoltre, parlerà del maxiprocesso del quale fu pubblico ministero e che porterà alla storica sentenza del 16 dicembre del 1987.
Durante l’ultima sezione lo spettacolo cambia -volto-, Ayala scenderà in platea e risponderà alle domande formulategli dal pubblico e spiegherà perché “Il pool non venne fermato da Cosa Nostra ma dal 1998 è stato disgregato da pezzi delle Istituzioni”.
