De Luca condannato per diffamazione, i perché della sentenza

De Luca condannato per diffamazione, i perché della sentenza

Alessandra Serio

De Luca condannato per diffamazione, i perché della sentenza

martedì 29 Settembre 2026 - 18:30

Dovrà risarcire una famiglia contro la quale ha usato la parola "bastardi". Il diritto di critica non lo copre, spiegano i giudici

Messina – L’intemperanza durante un comizio costa cara a Cateno De Luca, condannato a pagare il risarcimento ad una famiglia di Fiumedinisi che lo ha querelato. Il deputato regionale e sindaco di Taormina, ha stabilito la Seconda sezione civile della Corte d’appello, dovrà pagare 9 mila euro alla famiglia in questione, oltre 6.300 euro circa di spese legali.

Il comizio nel 2012, poi il processo

Il comizio “Nomi e cognomi”, risalente all’aprile 2012, si svolse in piazza a Fiumedinisi ma venne poi trasmesso da tv locali e finì in rete. In quella vicenda De Luca, fresco di scarcerazione dopo l’inchiesta sul così detto “Sacco di Fiumedinisi”, poi concluso con la prescrizione degli imputati, si scagliò contro una serie di soggetti “avversari”, con i suoi noti toni sferzanti. In primo grado De Luca era stato condannato nel 2018 a una multa e al risarcimento in sede civile. Nel 2020 in appello la multa era stata ridotta e nel 2022 la Cassazione ha annullato per prescrizione la sentenza di secondo grado, ma ha rinviato alla Corte d’Appello per la valutazione della scriminante del diritto di critica.

Non è diritto di critica ma diffamazione, ecco perché la condanna

In quel comizio il leader di Sud Chiama Nord si era rivolto alla famiglia dando loro degli “imbroglioni” e “calunniosi accusatori”, e “bastardi”. Secondo la Corte d’appello civile, se le prime due espressioni possono rientrare nel diritto di critica, peraltro “largo”, nel caso di comizi politici, l’ultima espressione “al là dell’uso gergale spesso usuale nel linguaggio mantiene comunque in maniera oggettiva una valenza intollerabilmente diffamatoria e del tutto sganciata dalla vicenda presupposta, integrando l’ipotesi di inutile e gratuita aggressione personale, sovrabbondante e non necessaria per esprimere il pensiero critico e di contrapposizione”. E’ insomma, scrivono i giudici “…un’aggressione verbale gratuita alla sfera morale altrui e di inutile dileggio o disprezzo personale” che non può rientrare nella scriminante del diritto di critica. Da qui la sentenza favorevole alla famiglia, assistita dall’avvocata Maria Germana Logorelli, mentre De Luca era difeso dagli avvocati Raffaele Tommasini e Carmelo Moschella.

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