Per la Procura le prove sono chiare e tutte contro il giovane tunisino fermato per l'omicidio di Massimo Canfora
MESSINA – La Procura vuole il giudizio immediato per Feres Bayar, accusato dell’omicidio di Massimo Canfora a Letojanni. Il sostituto procuratore Alessandro Liprino, titolare del caso sotto il coordinamento dell’aggiunto Vito Di Giorgio, alla fine degli accertamenti ritiene ci siano tutte le prove evidenti contro il giovane tunisino, e lo vuole a processo per omicidio volontario. Il 19 aprile è il giorno del vaglio preliminare, affidato al Giudice Simona Finocchiaro. Bayar è difeso dall’avvocato Giovambattista Freni.
Il delitto nella notte brava
Per gli inquirenti il quadro del delitto è chiaro: il netturbino di Letojanni è stato ucciso dalla sua abitazione con un’arma bianca, al culmine di un dissidio nato durante una “notte brava”.
La falsa testimonianza
A caldo, fermato dagli investigatori e interrogato, Bayar ha cercato di sviare i sospetti su un amico presente la stessa notte, vicino di casa della vittima.
Ma non è stato creduto, le testimonianze, gli esami scientifici sulle tracce ritrovate in casa, l’analisi dei tabulati telefonici sarebbero contro di lui. Anche della falsa accusa dovrà rispondere davanti al giudice.
