Consumi idrici e dispersione, e in più il numero di alberi, i nostri punti deboli. Nel rapporto 2025 di Legambiente, la città dello Stretto perde 17 posizioni ma ci sono segnali incoraggianti
L’anno precedente Messina era 68esima. Nel rapporto Ecosistema urbano 2025 di Legambiente e Ambiente Italia, la città dello Stretto perde diciassette posizioni in classifica rispetto all’anno precedente. Consumi idrici e dispersione della rete, e in più il numero di alberi, i nostri punti deboli. Bene l’offerta del trasporto pubblico e lo stesso trasporto pubblico che ci vedono al 26esimo posto. Un segnale incoraggiante.
Si tratta della 32esima edizione del rapporto realizzato da Legambiente, in collaborazione con Ambiente Italia e Il Sole 24 Ore. I parametri che determinano la classifica delle performance ambientali delle città italiane, basate su dati comunali relativi in modo prevalente all’anno 2024, sono quest’anno 19 e prevedono l’assegnazione di un punteggio massimo teorico di 100 punti, costruito caso per caso sulla base di obiettivi di sostenibilità. I punteggi assegnati per ciascun indicatore identificano il tasso di sostenibilità della città reale rispetto a una città ideale.
Lo studio “restituisce per il 2024 una fotografia in chiaroscuro tra tante croniche difficoltà e qualche miglioramento”, rileva Legambiente.
Messina e l’ambiente: consumi idrici e dispersione della rete, e in più gli alberi, i nostri punti deboli
Ma vediamo Messina nei dettagli. Per biossido di azoto, siamo al 23,0, 66esimi in classifica. Per ozono, 0,0, al sesto posto. Per Pm 10 (particolato atmosferico o polveri sottili), 22,0, al 45esimo posto. Per Pm 2.5 (particelle sottili nell’aria), 10,00, ventunesimo posto. Per consumi idrici, nostro punto debole, siamo al 90esimo posto, con il valore di 176,0. Il criterio è quello dei consumi giornalieri pro capite di acqua potabile per uso domestico. L’altro nostro tallone d’Achille, sul quale si stanno concentrando importanti interventi strutturali, è la dispersione della rete idrica: 80esimo posto, con un valore del 48,6.
Il trasporto pubblico (26esimo posto), i rifiuti prodotti e l’uso del suolo tra i fattori positivi
Meglio i rifiuti prodotti: Messina è 18esima con 449,6 Kg. annui per abitante. Raccolta differenziata: 77esima al 58,6%. Per il trasporto pubblico la nostra città ottiene un risultato positivo: 26esima con 89,2 viaggi annui per abitante. L’offerta del trasporto pubblico: Messina è 25esima con 32,4 chilometri percorsi annualmente dal complesso delle vetture. 94esima per le piste ciclabili con 1,5 metri equivalenti di piste ciclabili ogni 100 abitanti. 46esima per tasso di motorizzazione con 67,1 auto circolanti ogni 100 abitanti. 45esima per le isole pedonali (in espansione), con 29,3 metri quadrati per abitante. Alberi, tema molto discusso in città, 94esima, con 5,9 alberi ogni 100mila abitanti in aree di proprietà pubblica. Verde totale va male: 105esima, con 5,0 mq./abitante. Meglio l’uso efficiente del suolo, misurato con un indice sintetico (scala 0-10) del trend consumo suolo/residenti e del livello di urbanizzazione/residenti: 26esimo posto con indice 8,0. Meno soddisfacente il trend del consumo di suolo: 60esimo posto con una variazione di consumo di suolo pro-capite pari a 8,7 mq/ab. Solare pubblico: Messina è 40esima con 6,8 Kw di potenza installata su edifici pubblici ogni mille abitanti.
A parte Cosenza, Messina è messa meglio rispetto alle altre città meridionali
Riguardo a Messina, fa parte di “un sud sempre in affanno, a eccezione di Cosenza, 16esima in classifica. Unica città del Meridione nella top 20 anche se rispetto alla passata edizione perde 3 posizioni (era 13esima). In fondo alla classifica ci sono nove città del sud – Caltanissetta (97°), Caserta (98°), Catania (100°), Palermo (101°), Catanzaro (102°), Napoli (103°), Crotone (104°), Vibo Valentia (105°), Reggio Calabria (106°) – che non arrivano a toccare il 35% del punteggio. Crotone, Vibo Valentia, Reggio Calabria sono addirittura al di sotto dei 25 punti su 100”. Di fatto, a parte l’exploit di Cosenza, Messina può consolarsi per il fatto di essere messa meglio rispetto alle altre realtà meridionali ma bisogna correre ai ripari, nello stesso tempo, dato il brusco passaggio dal 68esimo all’85esimo posto in classifica.
Nell’ecosisistema urbano domina il nord
Ancora una volta a spiccare, per qualità della vita ambientale, è il nord. Scrive Legambiente: “Ancora nessuna città raggiunge il punteggio del 100%. Trento (79,78 %) e Mantova (78,74%) le uniche città a superare la soglia di 75 punti e a dominare la classifica di Ecosistema Urbano. Trento, in cima alla classifica (nel 2023 era seconda), rappresenta il meglio della vivibilità in città. Mantova, medaglia d’argento, risale la classifica di cinque posizioni (nel 2023 era settima), grazie ad alcuni risultati negli indici più significativi come il calo dei consumi idrici, le perdite idriche e la raccolta differenziata che è all’84%. Bergamo, al terzo posto con un punteggio del 71,82% (nella passata edizione era 16esima), grazie ad un impegno costante soprattutto nel settore della raccolta differenziata e della ciclabilità. Le altre città che rientrano nel top ten sono Bolzano, quarta, seguita da Pordenone, Reggio Emilia, Parma, Rimini, Bologna, Forlì. Tutte aree urbane del nord Italia, con Bologna, al 9° posto, che si conferma la migliore tra le grandi città anche se perde una posizione rispetto alla passata edizione”.
Foto di Rosario Lucà.

un tempo sul podio salivano i primi tre. Ora si festeggia un ventiseimo posto! non siamo neppure fra i primi dieci e già ci beamo!