Gli operatori hanno voluto testimoniare, insieme all’Ente pubblico che più è in sofferenza per il blocco dei finanziamenti regionali, che è possibile un sereno confronto progettuale tra le diverse componenti e gli attori istituzionali e politici regionali. Con l’obiettivo di non farsi trovare ancora una volta totalmente impreparati di fronte al prossimi programmi europei per il periodo 2014/2020: ”Europa Creativa” e FESSR (fondi strutturali)
Un centinaio di operatori dello Spettacolo provenienti da tutta la Sicilia, hanno partecipato alla 1^ giornata di studio sul tema “Europa Creativa – tra esperienze realizzate e prospettive future”, in un’affollata sala del Teatro Vittorio Emanuele. Il convegno era organizzato dagli Stati generali dello Spettacolo in Sicilia insieme all’Ente Teatro di Messina, in collaborazione con Latitudini – Rete Siciliana di drammaturgia contemporanea.
Nello stesso momento nel quale viene lamentato lo stato di profonda crisi del settore dello spettacolo siciliano, determinato dalla brusca riduzione degli stanziamenti regionali e nazionali per le contribuzioni a sostegno delle attività, gli operatori – riuniti nel coordinamento degli Stati Generali – hanno voluto testimoniare, insieme all’Ente pubblico che più è in sofferenza per il blocco dei finanziamenti regionali, che è possibile – al di là delle proteste – un sereno confronto progettuale tra le diverse componenti e gli attori istituzionali e politici regionali. Con l’obiettivo di non farsi trovare ancora una volta totalmente impreparati di fronte al prossimi programmi europei per il periodo 2014/2020: ”Europa Creativa” e FESSR (fondi strutturali)
Interessantissime le relazioni dei due relatori principali , Franco D’Ippolito – coordinatore Interventi Asse IV Linea 4.3 Cabina di Regia regionale progetti strategici PO FESR Puglia 2007/2013- e Luca Dini, presidente Fondazione Fabbrica Europa e condirettore Fondazione Pontedera Teatro, che hanno dato testimonianza dei progetti realizzati in Puglia e Toscana, ritenuti tra i più virtuosi in ambito Europeo; l’uno da una istituzione pubblica, l’altro da una realtà di diritto privato.
D’Ippolito ha illustrato dettagliatamente la situazione pugliese, il virtuoso utilizzo delle risorse europee del FESR 2007/2013, nel settore del teatro, musica e cinema, con un investimento culturale sulle “strutture immateriali” che ha immesso nel territorio germogli per un modello di sviluppo che ha già dato eccellenti risultati in termini di riscontri economici ed occupazionali anche nel collegato settore del turismo. Segnando un percorso ha certezza di proseguire negli anni a venire, già predisposti i progetti per le iniziative da attuare nella successiva fase 2014/2020. Il ruolo strategico che il Teatro Pubblico Pugliese ricopre nasce dalla grande sinergia tra la Regione e le amministrazioni comunali e provinciali, ed ha permesso negli anni una continua crescita delle proposte artistiche e progettuali. Particolarmente vincente il progetto delle residenze di “Teatri Abitati”, con interventi che hanno tramutato l’investimento nell’economia delle arti in aumento della produttività e della crescita occupazionale. Teatri Abitati è, infatti, un progetto che offre all’impresa teatrale l’opportunità di svolgere interventi polifunzionali – dall’aspetto gestionale, alla programmazione, alla promozione e formazione del pubblico – senza trascurare l’attività prioritaria per ogni compagnia teatrale: la produzione.
Luca Dini, presidente Fondazione Fabbrica Europa e condirettore Fondazione Pontedera Teatro, insiste invece come la Regione Toscana abbia incrementato il FUS senza interventi europei. Ridimensiona la tesi che l’Europa possa aiutarci in qualche percorso.” Picasso diceva che quando due critici si trovano parlano del senso dell’arte, quando invece si incontrano due pittori parlano di come trovare i pennelli”. Non puoi trovare il nuovo attraverso l’esistente. Non risorse sussidiarie ma risorse fondamentali “ai ricchi non interessano più le risorse europee. Il problema italiano è l’essere fuori dai progetti.”
Ad Andrea Poli, responsabile della segretaria particolare dell’Assessore regionale al Turismo, alla Sport e allo Spettacolo Michela Stancheris, l’ingrato compito di testimoniare come la Regione Sicilia abbia operato negli scorsi anni in maniera diametralmente opposta, persistendo nell’errore di utilizzare i Fondi europei per la gestione ordinaria, sperperandoli senza lasciare alcun riflesso positivo sul territorio, o spesso non riuscendo a spenderli. Col risultato di trovarsi in un sistema incartato che non è riuscito a combinare quello che avrebbe dovuto. Esempio negativo che illustra i danni causati dalla mala gestione della politica: il Circuito del Mito, che ben strutturato sarebbe stato utile, mentre la sua dissennata gestione ha determinato una voragine nel bilancio della Regione- dopo che l’Europa ha bloccato i fondi previsti, a spesa già avvenuta.
Altro elemento di crisi del mondo dello spettacolo in Sicilia, il rapporto tra pubblico e privato, ove circa il 98 per cento delle erogazioni sono destinate agli Stabili e sinfonici pubblici. La necessità di garantire gli assetti occupazionali costringe ad impiegare la maggior parte delle assegnazioni per il pagamento degli stipendi, lasciando un margine limitato alla programmazione artistica. La instabilità politica della attuale amministrazione, unitamente ai paurosi buchi di bilancio determinati spesso dalle riscontrate illegalità, non consentono facili previsioni di abbandono della situazione emergenziale.
Si è notata l’assenza del Sindaco di Messina e del neo Assessore comunale alla Cultura. I molti interventi degli operatori convenuti hanno riproposto con forza il tema della mancanza di una strategia complessiva nel campo dei Beni Culturali e dello spettacolo in Sicilia, evidenziando le esigenze delle varie componenti, ma sottoponendo stimoli progettuali per affrontare la crisi. La necessità di tavoli di confronto tra gli operatori pubblici e privati, la istituzione regionale e gli enti locali; le ragioni del mondo musicale che ha grandi difficoltà ma eccellenze riconosciute in tutto il mondo; la politica degli spazi pubblici negati ma inutilizzati; gli interventi sulla formazione del pubblico, elemento essenziale per il mantenimento di una matura coscienza culturale; l’imprescindibilità dell’operare in rete in un territorio frammentato; l’adeguato riconoscimento delle professionalità.
