Il sovrintendente Scoglio e il presidente Miloro denunciano il mancato versamento dei contributi dal 2022 e l'inerzia sugli interventi strutturali
MESSINA – Una comunicazione urgente a Palazzo Zanca e agli organi di tutela per denunciare una “situazione di perdurante e grave criticità”. Il sovrintendente del Teatro Vittorio Emanuele, Gianfranco Scoglio, e il presidente Orazio Miloro elencano una serie di inadempienze che mettono a rischio la stabilità dell’istituzione culturale.
Cinque anni senza contributi ordinari
L’allarme riguarda il sostegno economico, definito “indispensabile al fine di garantire la continuità operativa”. Nel documento si evidenzia che, “nonostante le previsioni di cui all’articolo 4 della Legge Regionale numero 4/1995, da cinque anni il Comune di Messina non eroga alcun contributo ordinario annuale in favore dell’Ente autonomo regionale Teatro di Messina”.
Ancor più netta la posizione riguardante l’ex Provincia: “La Città Metropolitana invece non ha mai erogato alcun contributo”. Una mancanza di fondi che appare, agli occhi dei vertici del Vittorio Emanuele, in contrasto con il ruolo dei due enti “quali componenti del Consiglio di Amministrazione del Teatro, con i conseguenti obblighi di indirizzo, vigilanza e sostegno alle attività dell’Ente”.
Il caso dei fondi Pnrr e il rischio manutenzione
Oltre ai trasferimenti ordinari, la nota solleva il caso del cofinanziamento per l’efficientamento energetico, un intervento realizzato con le misure del Pnrr. “Ad oggi, il Comune non ha provveduto al versamento della propria quota di finanziamento costringendo l’Ear a sostenere l’anticipazione”.
A questo si aggiunge l’allarme per le condizioni del palazzo monumentale di via Garibaldi: “L’Ente proprietario non ha mai dato seguito alle richieste di interventi straordinari sull’immobile. Interventi che risultano ormai non più rinviabili, considerato lo stato di degrado di alcune strutture murarie del palazzo monumentale e le criticità dei locali interni e degli impianti tecnologici”.
Il risanamento autonomo e la minaccia di azioni legali
Nonostante l’assenza di partecipazione finanziaria dei soci locali, il Teatro rivendica di aver “operato in questi anni in assoluta autonomia, portando a compimento un complesso e articolato percorso di risanamento economico-finanziario”. I risultati ottenuti avrebbero consentito di raggiungere una “solidità gestionale” e di “migliorare il valore culturale dell’attività prodotta”.
La pazienza dei vertici del Teatro sembra però esaurita. La nota si chiude con un ultimatum chiaro: “Alla luce del protratto silenzio e della persistente inerzia dell’amministrazione comunale, si sollecita nuovamente un immediato riscontro”. In caso contrario, l’Ente Teatro “si vedrà costretto a tutelare i propri diritti e interessi nelle sedi ritenute più opportune”.
