I dubbi sul ponte: dall'impatto ambientale alla "necessità di una nuova gara"

I dubbi sul ponte: dall’impatto ambientale alla “necessità di una nuova gara”

Marco Olivieri

I dubbi sul ponte: dall’impatto ambientale alla “necessità di una nuova gara”

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giovedì 05 Giugno 2025 - 15:21

Il Pd ha consegnato un documento a Basile, mentre "Invece del ponte" è stata ascoltata alla Camera in commissione. In discussione la grande opera

Tutti i dubbi sul ponte sullo Stretto. Ieri il Partito democratico di Messina, con una delegazione guidata dal segretario provinciale Armando Hyerace, ha chiesto al sindaco Federico Basile di “non essere neutrale” sull’operazione. Soprattutto se conferma le riserve espresse in precedenza. Sempre ieri, nelle commissioni riunite Ambiente e Trasporti della Camera dei deputati, c’è stata l’audizione dell’associazione “Invece del ponte”. Nel corso dell’intervento, l’economista Guido Signorino si è soffermato sull’articolo 1 del decreto legge attualmente in discussione, evidenziando “gravi criticità normative e tecniche relative alle procedure del ponte sullo Stretto”.

Ma torniamo al Pd. Questo si legge nel documento consegnato al sindaco metropolitano: “Il nostro Partito è fermamente e convintamente contrario alla costruzione del ponte sullo Stretto di Messina, non per ragioni ideologiche, come a tanti fa comodo pensare, ma perché abbiamo una diversa visione dello sviluppo di questa città e della sua provincia. E abbiamo svolto una riflessione concreta sui rischi e sui disagi che tale progetto comporterebbe per la nostra comunità, nonché sulla effettiva utilità rispetto alle alternative oggi esistenti per il miglioramento della mobilità da e per il continente. La nostra opposizione non nasce, dunque, da pregiudizi o preconcetti, bensì dalla volontà di tutelare gli interessi e i diritti dei messinesi: la salute, la sicurezza, l’ambiente e una crescita economica equa e sostenibile, che
garantisca benessere e miglioramento della qualità della vita. Il ponte sullo Stretto è chiaramente un’opera inutile e dannosa che rischia di avere un impatto fortemente negativo in termini economici, ambientali e sociali su Messina e su tutti i Comuni dell’area dello Stretto interessati. L’incidenza dell’opera su territori fortemente antropizzati, le difficoltà logistiche e tecniche, i costi di costruzione e di mantenimento, l’impatto ambientale e le difficoltà nella gestione della viabilità e del traffico durante
la fase di realizzazione, rischiano di dare il definitivo colpo di grazia a un territorio economicamente e socialmente fragile come il nostro”.

Le riserve del Pd su “approvvigionamento idrico, effetti dei cantieri e il rischio d’infiltrazioni mafiose”

Continua il documento Dem: “Né è ipotizzabile che gli aggiornamenti progettuali della fase esecutiva, a cui spesso impropriamente si rimanda, siano sufficienti a risolvere tutte le problematiche di tipo tecnico o urbanistico-ambientale che l’opera solleva. Ad esempio, ancora non è certo se il ponte potrà contenere o meno il passaggio del treno e per nulla chiara è la questione dell’altezza del franco navigabile; sarà praticamente impossibile “compensare”, dal punto di vista ambientale, la distruzione di aree tutelate e delle biodiversità ivi esistenti. La fondamentale questione idrica non è affatto risolta dagli interventi
prefigurati (tre pozzi aggiuntivi in località Forza d’Agrò, Savoca e Pagliara). A dirlo, nero su bianco, è la relazione istruttoria di Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale)”.

Continua il Pd, con segretario Armando Hyerace: “L’Istituto dichiara “non esaustiva” la risposta di SdM (Società Stretto di Messina) sul punto, ritenendola contraddittoria (“Da una parte si dice che non sia necessario il collegamento alla rete acquedottistica presente, mentre dall’altra si evidenzia la necessità di costruire nuove condotte di collegamento”), inadeguata (“la scelta del campo pozzi non appare sicura in quanto” non è definita “la potenzialità degli acquiferi in Fiumara d’Agrò, T. Savoca e T. Pagliara”), incompleta (“non sono riportati i quantitativi d’acqua necessari per le singole lavorazioni previste ma solamente è fornito una stima generica di richiesta idrica”). Insomma: non si ha idea di quanta acqua queste fonti darebbero, di come quest’acqua raggiungerà l’acquedotto e i cantieri, di quanta acqua sarà
effettivamente necessaria per i cantieri in ciascuna fase dei lavori. E di quanta acqua resterà ai cittadini messinesi! Ce lo ricordiamo che la scorsa estate un fabbisogno idrico di appena 3 lt/sec ha paralizzato i lavori del restyling della cittadella fieristica? Il fabbisogno del ponte è 32 volte maggiore: 67 lt/sec (in media; vuol dire che nei picchi si possono superare anche i 90 lt/sec). Conclude Ispra: “L’esatto fabbisogno idrico per le singole attività e la certezza della fonte di approvvigionamento risulta
imprescindibile per una effettiva realizzazione dei lavori”. Ossia: senza progetti e senza adeguate e complete informazioni non è garantita la realizzabilità dei lavori”.

E ancora: “Per non parlare dell’impatto di gran lunga sottostimato che avranno i cantieri su tutta la città di Messina, da nord a sud, nonché sui Comuni di Saponara, Rometta, Villafranca Tirrena, Torregrotta, Venetico e Valdina. Circostanza emersa plasticamente anche durante le discussioni in sede di commissione consiliare ponte, con riferimento, in particolare, al traffico pesante, ai siti stoccaggio, e agli espropri, che allo stato interessano oltre 450 abitazioni e centinaia di altre limitazioni per asservimenti.
Da non sottovalutare, poi, il gravissimo rischio di infiltrazioni mafiose che fa comodo adesso minimizzare ma che lo stesso procuratore della Repubblica ha sentito il dovere di segnalare. Il tutto in un quadro
procedurale che nasconde diversi, e più che fondati, profili di illegittimità anche costituzionale”.

“Anche il sindaco ha espresso riserve in sede di Conferenza dei servizi, manca un parere tecnico-ambientale positivo”

Sottolinea il Partito democratico, con il segretario provinciale Hyerace,rivolgendosi a Basile: “Queste e molte altre sono le questioni e le criticità, anche da lei stesso evidenziate nelle osservazioni depositate in Conferenza di servizi, che non sono state ancora definitivamente chiarite. E che rendono il progetto di fatto ancora privo di un parere tecnico-ambientale positivo, superato solo attraverso la dichiarazione dei motivi imperativi di rilevante interesse pubblico, di cui alla delibera della presidenza del Consiglio dei ministri del 9/04/2025, direttiva Habitat“.
Così si conclude il documento consegnato al primo cittadino di Messina: “Dinanzi a una tale indeterminatezza e approssimazione, ci si può assumere il rischio di andare avanti e di compromettere irrimediabilmente aree protette, spazi pregiati dell’intero Stretto e la vita stessa dei messinesi? Non sarebbe quantomeno doveroso compiere ogni passaggio utile e necessario ad approfondire il più chiaramente possibile l’impatto di ogni singola previsione progettuale sul nostro territorio e sull’ambiente, prima di assentire l’avvio di un’opera di queste dimensioni?”.

“Ogni singolo dubbio sul ponte rinviato alla fase della progettazione esecutiva”


“E ancora: è accettabile che ogni singolo dubbio – e sono stati tanti – finora sollevato, ogni singola obiezione rilevata, vengano rinviate alla fase della progettazione esecutiva, senza aggiungere una sola rassicurazione in più ai messinesi? Le soluzioni e le indicazioni conosciute tramite servizi di stampa non
tutelano in alcun modo la città. E non ci sono promesse o opere compensative che possano in tesi superare i predetti dubbi e limiti. Peraltro, al netto di ogni necessaria verifica sulla effettiva possibilità
giuridica di realizzare gli interventi compensativi da parte di SdM, occorre ribadire che si tratta comunque di opere attese da tempo e che possono essere realizzate a prescindere dal ponte”.

“Ecco la nostra visione di una Messina sostenibile, no al disastro annunciato”

“Ribadiamo che le risorse destinate a questo progetto possono e devono essere impiegate per potenziare le infrastrutture esistenti, migliorare i collegamenti marittimi, ferroviari e stradali, realizzare opere di
manutenzione e riqualificazione, nella mitigazione del rischio idrogeologico e sismico, per sostenere l’economia locale con interventi mirati alla riqualificazione urbana, alla vocazione naturale del territorio (come il mare e l’agricoltura), alla ritrovata vocazione turistica per creare lavoro buono e stabile.
Questa, in definitiva, la nostra posizione che racchiude anche una proposta per il futuro: una visione di una Messina che cresca attraverso scelte responsabili, che guardino alla sostenibilità e al benessere collettivo, non alla realizzazione di una singola opera che possiede tutte le premesse per
essere un disastro annunciato, con danni irreversibili per l’ambiente e per il nostro tessuto sociale ed economico”.

“Il sindaco di Messina deve avere una funzione di garanzia. Ed è pronto a un’opposizione giudiziaria?”

E infine: “Alla luce delle considerazioni sin qui svolte, ci sembra doveroso rammentarle la posizione di garanzia che è tenuto a ricoprire in quanto sindaco della città di Messina e della Città metropolitana, con riguardo alla salute e alla sicurezza dei cittadini e chiederle, quindi, se è pronto ad assumersi la responsabilità di avallare questa scelta politica avvenuta sulla testa dei messinesi. Oppure, ed è quello che auspichiamo, potrà opporsi in ogni sede, anche quella giudiziaria, a tale scelta e difendere così gli
interessi della nostra comunità”.

“Basile impedisca la svendita di questa terra”

Per Hyerace, dinanzi a Basile c’è la necessità di valutare con coscienza, scevro da qualsiasi condizionamento politico, quale può essere il futuro di questa città. Le chiediamo, quindi, una scelta coraggiosa di amore profondo per questa terra: opporsi a questo progetto per bloccare un tentativo di grande svendita del sud e chiedere investimenti utili e concreti per il nostro territorio, per la
salute e il benessere di tutti gli abitanti dell’area dello Stretto. Concludiamo, dunque, ribadendo il nostro impegno per una Messina migliore, più giusta e più sostenibile”.

L’audizione alla Camera di Invece del ponte

Come abbiamo anticipato, ieri nelle commissioni riunite Ambiente e Trasporti della Camera dei deputati, per l’associazione “Invece del ponte”, è stato ascoltato l’economista ed ex assessore Guido Signorino. In particolare, Signorino ha rilevato che “le norme europee e il Codice degli appalti impongono che se
il costo di un contratto cresce di oltre il 50%, l’appalto deve essere annullato e riassegnato tramite una
nuova gara. Il decreto legge 73 stabilisce che, per determinare l’incremento, si debba far riferimento
al “costo dell’opera indicato nell’allegato II della nota di aggiornamento al documento di Economia e
Finanza (Nadef) 2012, pari a 8,5 miliardi di euro”.

“Sul ponte, in base al codice degli appalti, sarebbe obbligatoria una nuova gara”

Secondo il professore Signorino, “tale riferimento è errato e contrario a norme non derogabili: il Codice degli appalti stabilisce chiaramente che il contratto può essere modificato solo se l’aumento di prezzo non eccede il 50% del valore del contratto iniziale. Il valore di riferimento è, tassativamente, quello del contratto iniziale. La Nadef è un documento di programmazione finanziaria del governo del tutto estraneo alla disciplina contrattuale e non menzionato in sede di gara. La sua adozione come parametro violerebbe i principi di trasparenza e concorrenza”.
Ha proseguito il suo ragionamento l’esponente di “Invece del ponte”: “In base ai dati presentati, il valore iniziale del contratto (2006) era di circa 3,9 miliardi di euro. Aggiornato nel Piano economico-finanziario del 2009, ha raggiunto nel 2011 un valore di circa 4,5 miliardi. Rivalutando tale importo secondo i criteri contrattuali, si arriva a un massimo di 5,5 miliardi. Il contratto può crescere entro il limite del 50% fino a circa 8,3 miliardi. Oltre tale soglia, sarebbe obbligatoria una nuova gara. Va inoltre evidenziato – ha insistito Signorino – che il progetto risulta privo degli elaborati estimativi obbligatori, assenti sia nella documentazione del 2011 che in quella del 2024. Questo elemento, di per sé, impedisce al Cipess ’approvazione del progetto definitivo, in quanto carente di documentazione essenziale”.

“Il solo valore legittimo da cui partire è quello del contratto iniziale e l’incremento supera il 50% consentito”

In conclusione, sono stati ribaditi quattro punti principali nella visione di “Invece del ponte”: Il decreto legge non può indicare la Nadef come valore di riferimento per il calcolo dell’incremento contrattuale, in quanto contrario alla normativa europea e al Codice dei contratti; il solo valore legittimo da cui partire è quello del “contratto iniziale”; sulla base di questo parametro, l’incremento previsto supera ampiamente il 50% consentito, rendendo inapplicabile la procedura delineata dal decreto legge 35 (che prevede la reviviscenza del contratto 2006 e l’affidamento in continuità dell’opera); il progetto definitivo, privo di elaborati estimativi obbligatori, non risulta approvabile da parte del Cipess, Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile”.

L’associazione “Invece del ponte” ha invitato la commissione “a rivedere l’articolo 1 del decreto legge, al fine di renderlo conforme alla normativa vigente e ai principi europei in materia di appalti pubblici”.

Nel frattempo, governo e società Stretto di Messina attendono questo mese il via libera del Cipess.

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8 commenti

  1. Per i capricci del peggior ministro della storia italiana dobbiamo vedere la nostra Messina e anche Villa S.G. devastate da questo inutile carro armato che distruggerá le nostre vite

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  2. Siete semplicemente RIDICOLI e RETROGRADI…….se fosse per voi,POVERI ESTREMISTI DI SINISTRA,al mondo regnerebbe solo ANARCHIA !!!!!!

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  3. A questo punto mi piacerebbe sapere il pensiero del sindaco. E’ legittimo?

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  4. Fate una flotta comunale a prezzi ridotti, invece di dare il monopolio ad una sola persona ad esempio. Punto secondo non mi pare che la Calabria sia messa così bene visto il collegamento con l’Italia.3° Non dimenticare mai che Messina è stata rasa al suolo dal terremoto!!!

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  5. Siamo rimasti fermi agli anni 80!!!….e continuiamo ad avere riserve, ad intervenire con deroghe, con emergenze, con progetti e opere fai dai te, siamo stati capaci di congelare lo sviluppo della città, legata ancora oggi alla programmazione territoriale del Piano regolatore Borzì redatto dopo il 1908!!….siamo stati capaci di distruggere tutto il territorio sono con palazzine e villette, tra l’altro orribili, abbiamo ormai fatto il vuoto di una generazione di giovanni che doveva rappresentare l’ultima opportunità di crescita per Messina ….e ancora sento parlare di riserve!!!!!
    Non so se il ponte si farà o meno, non dipende certo dalle fandonie, a favore o meno, che riusciamo a produrre, ma purtroppo ormai sono certo, visto , che se il ponte si farà abbiamo perso ogni possibilità di trarne i giusti vantaggi, siamo troppo in ritardo e troppo impegnati con le nostre riserve!
    Invece del ponte meglio…….le buche… le piste ciclabili…..e quattro aiuole dove far fare la pipì ai cani al posto della Fiera di Messina, probabilmente uno dei posti più belli al mondo…….ma non per noi Messinesi!!!!!!!

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  6. Il ponte sullo stretto:
    è dannoso all’ambiente e alla vivibilità di Messina e di Villa San Giovanni, città site in zone altamente antropizzate, fragili dal punto di vista geologico e ad altissima sismicità;
    è uno spreco di denaro che potrebbe essere usato per scopi ben più utili ai cittadini siciliani e calabresi, come acqua, messa in sicurezza del territorio, energia, infrastrutture interne, sanità, istruzione e ricerca;
    è irrealizzabile perché non esistono materiali dotati di caratteristiche tali da permettere la messa in pratica di un simile progetto;
    è inutile e anacronistico, dato che ormai il traffico merci procede per lo più via mare e la maggior parte dei turisti arrivano in Sicilia in aereo o sulle navi da crociera: non siamo più negli anni ’80 quando il gommato la faceva da padrone, e in quanto al treno, basterebbe potenziare nuovamente la flotta dei traghetti, colpevolmente dismessa da FS negli ultimi 15-20 anni.
    (Ora vediamo quanti “pollici versi” mettono a questo commento le “truppe cammellate” digitali!! Ma tanto vi abbiamo sgamato ormai, eh eh!!)

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  7. @Zio Gianni, ma davvero pensavi di non ricevere pollici versi dopo aver scritto quello che non è un commento, ma una sentenza auto-referenziale? Un verdetto fazioso e che bolla come “cammellatori” tutti quelli che osano pensarla diversamente da lui.
    Dai, @Zio Gianni, mi faccia il piacere..

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  8. Per Luca,: la mia provocazione finale non è diretta a chi in buona fede crede che il ponte sia utile e la sua costruzione un beneficio.
    Si tratta di una “frecciata” a chi su questo sito mette puntualmente ed ostinatamente pollice verso a commenti con posizioni simili a quanto ho scritto. Che è tutt’altro che fazioso e autoreferenziale, dato che si basa su criticità non di secondo piano e messe in rilievo da personalità ben più addentro alla questione del sottoscritto. Quello del “pollice verso a oltranza” è un fenomeno già sottolineato da altri commentatori e guarda caso riscontrato quasi esclusivamente quando si parla di ponte sullo Stretto. Da qui la postilla volutamente sarcastica.
    Mentre invece i sostenitori “a spada tratta” del ponte si permettono di rovesciare tutte le peggiori contumelie addosso a chi si permette di mettere in dubbio le “magnifiche sorti e progressive” da loro decantate. Un esempio lo vediamo anche in questa pagina.
    Cuique suum…

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