I messinesi Scuderi e De Joannon firmano il Brutto anatroccolo con Fabio Canino

I messinesi Scuderi e De Joannon firmano il Brutto anatroccolo con Fabio Canino

Marco Olivieri

I messinesi Scuderi e De Joannon firmano il Brutto anatroccolo con Fabio Canino

domenica 12 Luglio 2026 - 15:00

Una rilettura della celebre fiaba musicale ha appena debuttato. In agosto a Messina. Regia di Carmen Giardina

Ha appena debuttato al Ravenna Festival e approderà a Messina in agosto. “Il brutto anatroccolo” con Fabio Canino, attore e personaggio televisivo e radiofonico, rilegge la favola musicale di Handersen assieme all’Ensemble Orchestra Città di Ferrara. La regia è di Carmen Giardina e musiche originali, direzione musicale e pianoforte sono del messinese Dino Scuderi. Un artista dalla carriera ricca di tappe significative: dai Kunsertu e Denovo ai musical “Jesus Christ Superstar” e “Salvatore Giuliano”. Traduzione e adattamento sono firmati da Canino e Giardina e dal giornalista e insegnante messinese Daniele De Joannon.

La parola agli artefici del Brutto anatroccolo

Così raccontano questa versione del Brutto anatroccolo gli artefici. Mette in rilievo Fabio Canino: “Si tratta di uno spettacolo dove noi, pur rimanendo fedeli alla fiaba di Hans Christian Andersen, ci confrontiamo con quello che potrebbe succedere se fosse stata concepita oggi. Malgrado sia stata scritta nel 1843, è di un’attualità e modernità incredibili. Lo spettacolo è molto bello, con la musica dal vivo come protagonista. E tutti hanno dato il massimo perché questa realizzazione avesse successo. L’inclusività è ovunque, perfino nei costumi. Il costumista Emanuele Pepe ha commissionato a una ragazza ucraina uno degli abiti dello spettacolo, che lei ha fatto sotto le bombe. E anche la ragazza partecipa allo spettacolo. Nessun Paese deve essere un brutto anatroccolo. Nessuno deve essere un brutto anatroccolo“.

Sottolinea a sua volta Dino Scuderi: “Questo progetto nasce da un’idea condivisa con Fabio. L’obiettivo è creare un punto di incontro concreto tra musica e recitazione, facendo dialogare le note con la parola. Per quanto riguarda le partiture, la loro struttura si ispira direttamente al mondo delle fiabe. Storicamente, questi racconti, nati per i bambini, hanno sempre avuto in sé livelli di lettura più profondi, destinati agli adulti. Ho voluto applicare lo stesso principio alle mie composizioni: ho scritto una musica trasversale, pensata per essere fruibile a tutte le età, che possa catturare l’attenzione dei più piccoli e, allo stesso tempo, offrire stimoli e sfumature a un pubblico adulto”.

Evidenzia invece la regista Carmen Giardina: “Si tratta di uno spettacolo che azzarda molto. Dal punto di vista registico non mi sono limitata a chiedere un’alternanza tra voce e musica. In questa fiaba musicale ci sono note composte appositamente da Dino Scuderi. La scommessa è stata quella di fondere i due linguaggi in maniera più complessa di una semplice alternanza. E di chiedere all’attore la possibilità di intersercarsi e di sovrapporsi, di recitare assieme alla musica, di rispettare dei tempi precisi, di rientrare in un ritmo preciso. E Fabio Canino è stato bravissimo. Il risultato è di grande effetto a mio avviso. La commistione tra fiaba e musica rientra in uno stile da stand-up comedy. E nell’epilogo Fabio si rivolge direttamente al pubblico. Si tratta di un mix moderno e interessante, così come è moderna la fiaba di Andersen”.

L’attualità del Brutto anatroccolo al tempo dei social

E così Daniele De Joannon racconta la genesi del progetto: “Quando Dino mi ha parlato del progetto che aveva in mente con Fabio, chiedendo un suggerimento su quale testo si potesse scegliere, ho risposto quasi di getto “Il brutto anatroccolo”, probabilmente non solo condizionato dai ricordi d’infanzia. Ma anche dall’osservazione di una società che, attraverso i social, ha fatto dell’essere cigni e dell’apparire una ragione di vita. La mia idea è stata accolta e così mi sono inaspettatamente ritrovato a fianco di professionisti come Scuderi, Canino e la regista, Carmen Giardina, a lavorare in un progetto dove penso di aver portato un punto di vista “esterno”. Quello del giornalista e del docente”.

Immagine in evidenza dal sito del Ravenna Festival.

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