Il sondaggio sulle regionali: "Chi si allea con De Luca vince, La Vardera in ascesa"

Il sondaggio sulle regionali: “Chi si allea con De Luca vince, La Vardera in ascesa”

Marco Olivieri

Il sondaggio sulle regionali: “Chi si allea con De Luca vince, La Vardera in ascesa”

sabato 18 Aprile 2026 - 13:16

Lab21 stavolta si concentra sulle future elezioni in Sicilia. Ecco i possibili scenari politici: centrodestra e Schifani in vantaggio ma la partita è aperta

SICILIA – Dopo Messina l’isola. Nuovo sondaggio della società di consulenza Lab21 Srl destinato a fare discutere. Questa volta si tratta delle elezioni regionali in Sicilia. E vede Sud chiama Nord di Cateno De Luca come possibile ago della bilancia. Chi si allea con la compagine deluchiana vince, secondo il sondaggio. E si confermano l’ascesa di Ismaele La Vardera e del suo movimento “Controcorrente” in ambito progressista.

I contatti totali, nell’ambito della popolazione maggiorenne, sono stati 5.624, con interviste complete 1.600 (28,5%), tra il 12 e il 17 aprile. Realizzatore e acquirente Lab21.

Sondaggio Lab21 sulle regionali in Sicilia

“Schifani in vantaggio ma quale alleanza riuscirà a costruire?”

Scrive la società diretta dal professore Roberto Baldassari: “Schifani parte da una posizione di vantaggio reale. La coalizione di centrodestra è la più grande (44,5%), il voto presidenziale lo accredita primo (19,2%), la macchina organizzativa dell’uscente è consolidata. Il limite è che questo vantaggio non basta da solo. La vera variabile non è se Schifani arriverà primo, ma se riuscirà a costruire un’alleanza che lo porti oltre la soglia critica prima del voto — o se si troverà a negoziare una maggioranza dopo”.

Lab21: “Chi si allea con De Luca vince”

Per Lab21, “la fotografia delle coalizioni disegna uno scenario che la matematica rende inequivoco. Nessun blocco tradizionale è autosufficiente: il centrodestra si attesta al 44,5%, il centrosinistra al 40,8%. La distanza tra i due poli è reale ma non risolutiva — né sufficiente al centrodestra per vincere con certezza, né al centrosinistra per colmarla con le proprie forze. È qui che entra in scena la variabile che ridefinisce l’intera competizione. Il blocco di Sud chiama Nord, con l’11,2% di centroide, non è un aggregato residuale: è la casella che decide quale dei due scenari si realizzerà”.

I due scenari per le elezioni regionali in Sicilia

La società ipotizza due scenari. Il primo: “al 58,2% un’alleanza organica tra centrodestra e Sud chiama Nord, che produce una maggioranza ampia e confortevole, annullando di fatto la competizione”. Il secondo scenario vede l’alleanza tra centrosinistra e Sud chiama Nord al 51,8%. “Un’intesa tra progressisti e De Luca produrrebbe una maggioranza alternativa, teoricamente sufficiente ma politicamente più complessa da costruire date le distanze programmatiche. Il corollario logico è semplice: chi vince la trattativa con Cateno De Luca vince l’elezione. Non è una semplificazione retorica — è ciò che i numeri dicono senza ambiguità”.

Un 11% d’indecisi nella competizione elettorale

Si legge tra le valutazioni: “La fotografia demoscopica della Sicilia 2026 è quella di una competizione aperta su un crinale preciso: non tra centrodestra e centrosinistra, ma tra chi riuscirà a cooptare l’11% che pende in mezzo. Renato Schifani ha il vantaggio strutturale della coalizione più grande e del voto presidenziale più alto. Ma la matematica elettorale siciliana, in questo momento, è scritta con il segno di Cateno De Luca. Eppure, anche in contesti apparentemente definiti, la demoscopia insegna prudenza: l’elevata quota di indecisi (38,3%), le variabili di mobilitazione e la qualità della campagna elettorale possono sempre introdurre elementi di imprevedibilità”.

“Rischio frammentazione per il campo progressista e De Luca con un ampio di bacino di fiducia trasversale”

E ancora: “Il campo progressista affronta la classica trappola della frammentazione: sei candidature credibili che si sottraggono voti a vicenda, un totale di coalizione competitivo (40,8%) ma nessuna figura capace di aggregare da sola il campo alternativo. La sfida non è costruire un profilo vincente — i numeri di La Vardera, Provenzano e Antoci sono tutti comparabili — ma evitare che la dispersione del voto presidenziale alimenti la percezione di un centrosinistra incapace di sintesi. Una percezione che, in campagna elettorale, diventa una profezia che si autoavvera. In una competizione in cui l’affluenza stimata non supera il 52%, il rischio di diserzione selettiva è elevato. Un’affluenza nella fascia bassa tende a comprimere i voti di opinione e a esaltare le basi più motivate — tipicamente quelle più radicali agli estremi dello spettro. Un’affluenza nella fascia alta, invece, premia le candidature con il più ampio bacino di fiducia trasversale: un indicatore in cui De Luca, con il 49,7%, è paradossalmente il più forte del campo”.

Sondaggio Lab21 sulle regionali in Sicilia

Le candidature del centrosinistra: “La Vardera presenta il profilo di crescita più interessante”

Si legge sempre nel sondaggio: “L’area progressista esprime un insieme articolato di candidature che, aggregate, pesano il 40,8% (centroide). Ismaele La Vardera (Controcorrente, 9,1%), Giuseppe Provenzano (PD, 8,0%), Nuccio Di Paola e Giuseppe Antoci (M5S, 4,8% e 4,7%), Barbara Floridia (4,1%) e Anthony Barbagallo (4,5%) compongono un quadro numericamente rilevante ma politicamente disperso. La somma vale, la sintesi latita”.

“Tra i candidati di quest’area, “La Vardera presenta il profilo di crescita più interessante: notorietà al 70,2%, fiducia al 48,9%, propensione al 9,1%. Il differenziale tra fiducia e propensione suggerisce, anche in questo caso, un bacino non ancora completamente mobilizzati”.

Bassa fiducia in Schifani ma è primo nelle intenzioni di voto e per notorietà

“Renato Schifani registra la notorietà più alta tra tutti i candidati (92,9%) — dato atteso per un presidente in carica — ma è la lettura incrociata con gli altri indicatori a rivelare la natura della sua posizione. La fiducia si attesta al 34,5%, la propensione al voto al 19,2%. Il differenziale tra notorietà e fiducia — quasi 60 punti — è il segnale più eloquente: la conoscenza diffusa non si traduce automaticamente in consenso

Nelle intenzioni di voto poi troviamo De Luca (14,3%), Mulè (11,3%), Galvagno (9,2%) e La Vardera, (9,1%), in testa nel centrosinistra seguito da Provenzano (8,0%).

Regionali in Sicilia. Sondaggio della società di consulenza Lab21 Srl

In base al sondaggio un vantaggio del 4% per la coalizione del centrodestra

Ma andiamo ai partiti. In base al sondaggio la situazione è fluida, con un vantaggio del 4% da parte della coalizione di centrodestra. Fratelli d’Italia al 17,8%, Forza Italia al 14,5%, Lega solo al 4,2%. Nel centrosinistra, il Partito democratico è dato al 12,8%, il Movimento Cinquestelle al 10,6%, Controcorrente di La Vardera al 10,1%, l M5S poco sopra il 10%, Avs 3,9%.

Sud chiama Nord, allo stato attuale non alleata di nessuno, è data alll’11,2%.

Il fattore astensione: meno della metà alle urne

Chi convince il folto partito dell’astensione vince. Accadrà a livello nazionale e anche in ambito regionale. Questa la valutazione: “ll dato forse più dirompente della rilevazione non riguarda i candidati, ma chi non voterà nessuno di loro. L’affluenza stimata si colloca tra il 48% e il 52%: meno della metà dell’elettorato siciliano si recherà alle urne. Le ragioni sono strutturali: il 27,4% dichiara che nessun partito lo rappresenta, il 24,8% si dice deluso dalla politica. A questi si aggiunge un 38,3% di indecisi — il «target aureo» della campagna finale — divisi tra chi aspetta i candidati (21,2%) e chi le coalizioni definite (25,4%)”.

“In un contesto di astensione strutturale così marcata, la capacità di mobilitare i propri elettori certi diventa determinante quanto quella di convincere i dubbiosi. Un’affluenza nella fascia bassa della forchetta (48%) tende a favorire le basi più ideologicamente motivate; una nella fascia alta (52%) apre spazio agli elettori di opinione più tiepidi — tipicamente più sensibili alle candidature personali forti”, viene evidenziato.

In sostanza, tutto ancora può succedere, soprattutto se le forze politiche progressiste saranno capaci di creare coalizioni credibili e di convincere gli astensionisti a votare. In caso contrario, la vittoria del centrodestra potrebbe essere, ancora una volta, scontata.

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5 commenti

  1. La politica messinese e regionale è un enorme refluo intrattato e intrattabile e i maggiori protagonisti del refluo , giustamente come su descritto, sono ai primi posti come percentualmente riportato da Lab21

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  2. De Luca N.1 .Speriamo che presto lasci Messina dove va va.

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  3. Ma questi di lab21 sono gli stessi che pronosticavano il si al 63% al referendum di marzo? È possibile vedere qualche sondaggio commissionato da altre società, quantomeno per avere un termine di paragone tra diversi soggetti? Sarebbe interessante

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  4. Franco Fabiano 18 Aprile 2026 15:57

    Se permettete, il sondaggio ve lo faccio io gratis. De Luca a livello regionale è sempre più irrilevante. Né a destra e tantomeno a sinistra, vista anche la presenza di Controcorrente, faranno un’alleanza per il governo della Regione con lui. Allearsi col SUPREMO, vorrebbe dire sottomettersi al suo unico e inarrivabile obiettivo a mio parere. E quindi? Quindi: il supremo, verrà schifato (politicamente parlando) da entrambi gli schieramenti. Il centro destra, dopo lo sfacelo amministrativo e aggiungiamoci anche tutti gli scandali, sarà tagliato fuori. Rimane il cosiddetto campo largo e progressista. Ma attenzione, se pensano di candidare un soggetto del PD, vorrà dire consegnare la Regione, ancora una volta alla destra. Se invece, faranno una larga e seria alleanza, con tanto, ma tanto di programma per cambiare marcia, candidando Ismaele La Vardera, il cosiddetto giovanottino, volto nuovo e fresco della politica regionale (fino ad oggi senza padroni romani), ci saranno buone possibilità che ce la possano fare. Una cosa è certa, Catenuccio Vostro non sarà mai presidente, fatevene e se ne faccia una ragione!

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  5. Condivido quasi totalmente il commento del sig. Fabiano, con qualche piccolo dubbio residuo però è molta meno fiducia . Data la mia – piuttosto carente- fiducia nella classe dirigente politica regionale sia di destra che di sinistra, se per questioni di calcolo politico o di strategia costoro decidessero davvero di fare un’alleanza con scn le possibilità di vittoria ritengo che potrebbero esserci. Ovviamente sarebbe la loro fine politica, dato che il candidato presidente in pectore non è tipo da sottostare ad accordi scritti da altri e non fa prigionieri . Se pensano di tenerlo sotto controllo finiranno come quei partiti che nelle elezioni di 100 anni fa pensavano di ingabbiare il partito fascista accogliendo i loro candidati per normalizzarli con la loro entrata in parlamento. Sappiamo come finita. Con le dovute differenze, per fortuna, sarebbe la stessa cosa. Il suddetto si servirebbe in maniera Machiavellica di loro per metterli infine sotto scopa in caso di elezione. Più recentemente ricordo una specie di “accordo di non belligeranza” concordato alla provincia tra due candidati a sindaco nel 2018. Ricordate cosa successe un attimo dopo? Io si. Ed è stata la fine politica di uno dei due. Se sinistra o destra sono veramente così innocenti da cascarci, beh allora peggio per loro.
    I locali hanno già avuto modo di conoscerlo. A Catania e Palermo forse ancora non benissimo.
    Ne vedremo delle belle.
    I pop corn li ho già comprati

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