La Sicilia continua a rimanere cieca nei confronti dei fenomeni meteorologici estremi

La Sicilia continua a rimanere cieca nei confronti dei fenomeni meteorologici estremi

Daniele Ingemi

La Sicilia continua a rimanere cieca nei confronti dei fenomeni meteorologici estremi

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martedì 24 Marzo 2026 - 09:00

La Regione non ha ancora avviato alcuna iniziativa concreta per dotarsi di un ente per l’osservazione e il monitoraggio

Mentre la Sicilia conta ancora i danni del ciclone Harry (gennaio 2026) e delle violente tempeste di San Valentino (metà febbraio 2026), emerge un vuoto istituzionale preoccupante riguardante la creazione di un ente dedicato all’osservazione sistematica e alla catalogazione scientifica dei fenomeni meteorologici estremi.

Il ciclone Harry, un evento di intensità tropicale mediterranea, ha devastato le coste ioniche tra Catania e Messina, con onde di 10 metri, raffiche oltre 60-100 km/h, erosione costiera, crolli di lungomari, porti danneggiati, ferrovie interrotte e infrastrutture spazzate via. Solo in Sicilia i danni stimati superano il miliardo di euro (su un totale nazionale di circa 2 miliardi tra Sicilia, Sardegna e Calabria). L’agricoltura, il turismo e le attività produttive sono in ginocchio; interi tratti di viabilità costiera sono ancora impraticabili.

A distanza di poche settimane, tra il 13 e il 15 febbraio, il cosiddetto “ciclone Oriana” o “di San Valentino” ha portato una nuova ondata di maltempo: raffiche di maestrale oltre 100-120 km/h, mareggiate, alberi sradicati, allagamenti e centinaia di interventi dei Vigili del fuoco solo a Palermo e Messina.

Eppure, nonostante questi due episodi ravvicinati – che si sommano alla tendenza di aumento degli eventi estremi in Italia (376 nel 2025, +6% rispetto all’anno precedente) – la Regione Sicilia non ha ancora avviato alcuna iniziativa concreta per dotarsi di uno strumento specifico: un ente regionale per l’osservazione e il monitoraggio.

Perché serve urgentemente?

Perché un investimento mirato in osservazione, modellistica avanzata e sistemi di allerta precoce riduce drasticamente sia il costo in vite umane, sia quello economico. I numeri europei sono chiarissimi. Tra il 1980 e il 2020 i fenomeni meteorologici estremi hanno causato oltre 138.000 morti nell’Unione Europea e perdite economiche superiori a 487 miliardi di euro. Solo in Italia il costo è stato enorme.

Studi internazionali (WMO, Commissione Europea, Camera di Commercio Usa) dimostrano che ogni euro investito in sistemi di allerta precoce e resilienza ne fa risparmiare da 7 a 13 in danni evitati. Nel caso del ciclone Harry, l’allerta preventiva della Protezione civile regionale, grazie all’allarme lanciato per tempo dagli esperti, ha evitato morti. Una tempesta simile, in un comune Paese europeo, avrebbe provocato una decina di vittime.

La Sicilia è una sentinella nel Mediterraneo

La Sicilia è già “sentinella” del Mediterraneo per il cambiamento climatico: erosione costiera record, siccità alternate a alluvioni. Ignorare questa evidenza significa continuare a spendere miliardi dopo ogni disastro invece di prevenirli. Senza una struttura simile l’isola rimarrà cieca e vulnerabile, e sempre più soggetta a devastazioni.

È arrivato il momento di passare dalle parole ai fatti. La Regione, dopo aver stanziato 70 milioni immediati e chiesto lo stato di calamità, ha l’occasione storica di annunciare la nascita di questo ente. Non serve un’altra task force temporanea: serve una struttura permanente, autonoma, finanziata stabilmente e guidata da scienziati e tecnici conoscitori dei territori.

Altrimenti, al prossimo Harry, ci troveremo ancora a contare danni e a chiederci perché nessuno, nonostante tutto, abbia pensato di investire nella conoscenza per salvare vite e risorse. La Sicilia non può più permetterselo.

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Un commento

  1. quello che serve in Sicilia è … “tutto”……… dall’acqua finu o sali………….basterebbe utilizzare “utilmente” i soldini del PONTE SULLO STRETTO

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