Se l'erba del vicino è più verde non incendiargli il giardino. Basta chiedergli come fa

Se l’erba del vicino è più verde non incendiargli il giardino. Basta chiedergli come fa

Rosaria Brancato

Se l’erba del vicino è più verde non incendiargli il giardino. Basta chiedergli come fa

domenica 23 Giugno 2013 - 06:47

Le liti condominiali rappresentano il 50% delle cause civili in Italia e se in gran parte finiscono in Tribunale molto spesso finiscono in tragedia. A Messina un uomo ha sparato al vicino perchè il cane abbaiava. Un tempo l'abitato era la culla delle relazioni, oggi non saluti più il vicino ma su Facebook racconti tutti i fatti tuoi.....

Alcune settimane fa a Messina un uomo ha sparato al suo vicino perché l’abbaiare del cane lo disturbava troppo. Per la spedizione punitiva l’aggressore si è fatto accompagnare dal figlio che gli ha dato ma forte. In Italia il 50% delle cause civili è legata a liti di condominio, in numerosi casi si finisce in ospedale e a volte nelle prime pagine dei giornali per omicidio. A colpire sono le motivazioni, anzi, i moventi, visto che ormai si sconfina nel penale. Si denuncia o si accoltella il vicino di casa perché gli odori della cucina sono troppo forti, il ticchettìo delle scarpe da donna sul pavimento è una tortura, il bambino che gioca a palla dà fastidio, non si tollerano i rumori provenienti dall’appartamento accanto, l’auto è parcheggiata male, il bucato gocciola sul balcone sottostante. Le vie del litigio sono infinite, se spesso finiscono in tribunale qualche volta sfociano in tragedia. Improvvisamente quel vicino che al nostro arrivo ci ha dato il benvenuto con una torta e un sorriso diventa il nemico numero uno, più dell’esattore della Serit. In pochi decenni siamo cambiati e il cortile, l’abitato, quello che era il luogo primario della “comunità”, la culla delle relazioni, la piccola patria che ci faceva sentire protetti e dove nascevano amicizie, comparaggi, amori, affetti è diventato un campo di guerra. Un tempo tra i vicini nascevano reti di solidarietà, i figli crescevano tutti insieme, si andava a messa nella stessa parrocchia, ci si aiutava nei momenti difficili. Adesso quei palazzi, quei complessi sono diventati dormitori dove non solo non ci si conosce, ma si arriva a marcare il territorio dello zerbino di casa come se fossero i confini del Paese. Un tempo se l’erba del vicino era sempre più verde non ci dormivi la notte pur di riuscire a trasformare il tuo pezzettino di terra in un giardino di Babilonia. Oggi lo incendi. Che cosa è successo che non riusciamo più ad avere il tempo di un sorriso, di un saluto, di quattro chiacchiere con chi vive a tre metri da noi da 15 anni? Io non sono una buona vicina, lo ammetto. Nel mio pianerottolo i vicini avevano un cane splendido, si chiamava Maya, incontravo spesso il proprietario che lo passeggiava la mattina. Ero talmente abituava a vederli che quando Maya è morta non me ne sono accorta per mesi perché per me ogni cosa procedeva sempre uguale, il caffè, il tg del mattino, il lavoro, la fretta. Non guardiamo più chi ci sta accanto. Magari i nostri sogni la notte s’incontrano perché abbiamo le stanze da letto a pochi metri, ma di giorno, i nostri sguardi non s’incrociano mai. Abbiamo trasformato i nostri nidi in dormitori, dove non si coltivano relazioni. Siamo monadi. E quel che è peggio sfoghiamo le nostre frustrazioni su chi sta accanto. Un cane che abbaia non è un carro armato puntato sulla nostra poltrona eppure lo viviamo come il peggiore dei pericoli. Se la nostra vicina stende i panni di notte è perché lavora tutto il giorno e non perché vuol farci innervosire. Siamo talmente impegnati in una società competitiva che riversiamo le emozioni negative accumulate sul lavoro in casa. Alle assemblee condominiali andiamo armati di codice civile o mandiamo i nostri legali e le votazioni sugli addobbi natalizi sembrano diventate le elezioni Politiche. Eppure la prima città è nata da qualcuno che ha costruito la sua capanna accanto ad un altro, da un cavernicolo che una mattina si è accorto che c’erano altre persone nella caverna accanto, hanno acceso il fuoco in comune e si sono difesi dalle bestie feroci insieme. L’aspetto più bizzarro della vicenda è che non salutiamo la signora che sta sotto di noi ma poi, su facebook scriviamo le nostre sensazioni più intime, i nostri ricordi, le nostre rabbie. Mettiamo le foto più belle del viaggio in Grecia e non ci sediamo a prendere un caffè con la famiglia accanto. Postiamo che ci siamo svegliati con il mal di testa ma non chiediamo come sta all’anziano del quinto piano appena rientrato dall’ospedale. Su fb c’è uno spazio bianco in cui c’è scritto: a cosa stai pensando? Poi c’è il “mi piace”, “commenta”, “condividi”. Bene, è una cosa fantastica poter comunicare con il mondo, ma vogliamo imparare a dire “mi piace” a chi incontriamo ogni mattina quando usciamo di casa per andare al lavoro? E’ una persona in carne ed ossa e non una foto in un profilo. Ogni mattina esco sempre alla stessa ora per accompagnare mio figlio a scuola ed incontriamo un ragazzino che aspetta al cancello la sua fidanzatina che abita nello stesso nostro condominio. Mi accorgo di essere in ritardo se non li vedo e se per caso litigano e lui non l’aspetta mi preoccupo, perché mi fanno tenerezza. A volte vorrei fermarmi a parlare con lui, sapere dove va a scuola, cosa vuol fare da grande, ma non l’ho mai fatto e non ci salutiamo mai. Lo vedo 230 giorni l’anno e non ci salutiamo, eppure è la prima persona che incontro quando esco di casa. Poi accendi il computer o il cellulare e scopri che cosa pensa virtualmente gente che non vedrai mai in carne ed ossa, non ci potrai parlare ma solo chattare, non potrai offrirgli le lasagne che fai così bene né abbracciarlo forte quando perde una persona cara, non potrai vedere uscire da casa vestita da sposa lasciare il nido dove è cresciuta. Non so cosa ci è successo e perchè spariamo ai vicini e poi ci spogliamo via web per gli sconosciuti, perché i nostri figli non giocano più a palla nel cortile ma linciano i loro compagni col cyberbullismo, non so quando e perché il contatto fatto di pelle, occhi, mani, emozioni, ha lasciato il posto alla rete. E mi spaventa. Perché la rete è bellissima e ti fa girare il mondo in un secondo, ma quando perdi il contatto con l’uomo di carne rischi di non vederlo più “uomo come te”, rischi di trasformarlo davvero nell’altro, nell’estraneo, nello straniero. Da lì al nemico il passo è breve. Quando gli spari, gli fai causa perché ha costruito due centimetri più in là del dovuto, gli riversi sopra tutto l’odio del mondo non lo vedi più come una persona. Pensi che basta cliccare su “elimina” e lui non fa più parte del tuo mondo. Non ti viene neanche in mente che se l’erba del suo giardino è più verde non occorre incendiarla per dispetto ma basterebbe prendere un caffè con lui e chiedergli qual è il suo segreto. Magari è il concime.

Rosaria Brancato

5 commenti

  1. CastorinaCarmelo 23 Giugno 2013 07:25

    In Germania di liti condominiali ve ne sono poche, per il semplice fatto: Che vige la legge,o meglio viene rispettata dalla maggior parte dei tedeschi,da noi ci sono le leggi ma non vengono rispettate dai cittadini nè fatte rispettare dagli organi preposti a farlo,ad esempio: Se c’è posteggiata un auto davanti al cancello d’uscita del vostro condominio o un ambulante a trovato appetibile il posto e Voi chiamate i Vigili Urbani: Vi diranno di aspettare……. che sono in pochi che il vostro problema è poca cosa…..rispetto alle problematiche che affliggono la città.
    Insomma vige lo “sport”……del fai da te…..per fortuna tra qualche giorno ci sarà il nuovo Sindaco… che metterà tutto a posto a cominciare dalla rada S.Francesco…..che centra con le liti condominiali direte?? Centra centra…..

    0
    0
  2. amomessina1980 23 Giugno 2013 14:53

    vi prego, usate il cervello quando andare a votare!
    Non votate sempre gli stessi!!

    0
    0
  3. Brava, hai centrato un tema fondamentale. Ci manca proprio la “Socialità” che è un poco diverso dal socialismo.

    0
    0
  4. Giustissimo, spesso nelle liti condominiali ci si arriva perché a messina vige la legge faccio quello che voglio, per cui si parcheggia dove si vuole le aree comui diventano private, si fanno coperture illegali senza chiedere neanche il permesso, ecc. Ecc ecc….

    0
    0
  5. Mi dispiace Rosaria, penso che ha centrato il problema Il Sig. Castorina!

    0
    0

Rispondi a amomessina1980 Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Premi qui per commentare
o leggere i commenti
Tempostretto - Quotidiano online delle Città Metropolitane di Messina e Reggio Calabria

Salita Villa Contino 15 - 98124 - Messina

Marco Olivieri direttore responsabile

Privacy Policy

Termini e Condizioni

info@tempostretto.it

Telefono 090.9412305

Fax 090.2509937 P.IVA 02916600832

n° reg. tribunale 04/2007 del 05/06/2007

Questo sito è associato alla

badge_FED